“Primarie sì, primarie no, primarie boom, intanto rinvia…”
Così forse avrebbero potuto cantare Elio e le storie tese sulle beghe nostrane. Le primarie, il famoso “tratto identitario del PD”, lo “strumento che dimostra la scalabilità del PD”, “la forma compiuta della democrazia moderna” e così via. Queste sono solo alcune delle sciocchezze (opinione personale) che abbiamo dovuto sentire in questi anni e vi risparmierò di ricordare le accuse di vetero-ecc. che venivano fatte a chi ha sempre dubitato della loro capacità di selezionare la classe dirigente.

In questi anni non abbiamo rinunciato alle primarie nemmeno alle elezioni di condominio. Certo, mai abbiamo consultato i nostri iscritti e simpatizzanti su un tema, su una questione, su un problema, ma puntualmente lo abbiamo chiamato per scrivere un nome. Non importa se si tratti del parlamento, del sindaco, del segretario di circolo, sono anni che i gruppi dirigenti si spogliano di qualsiasi responsabilità; quasi a dire, avete voluto Barabba, mo’ tenetevelo.

Ognuno fa valere la propria piccolissima e insignificante filiera di potere e da qui la ricerca disperata delle firme che poi non si trovano, i viaggi verso Roma (che poi non si capisce mai chi è Roma) e i ritorni in cui comunque ognuno rimane con la propria verità. In tutto questo la svolta postmoderna delle direzioni telematiche, la vera chicca della modernità: in fondo siete tutti là perché un capocomponente vi ha indicato, quindi almeno ci risparmiamo i soldi per affittare la sala.

Insomma, questo è il PD campano, lo stesso che esprime la flotta più renziana del Paese, lo stesso che oggi è impantanato nelle sue divisioni, nei suoi opportunismi, nelle sue basse rendite di posizione. Dovevano cambiare verso, hanno solo cambiato orari, date, regole. Dovevano essere il nuovo, si sono ridotti ad essere i figli, ahimè molto meno dotati, di autorevoli stalloni del passato. Un po’ come di fronte ad ogni “prima volta”, superato lo scoglio non ci fai più caso, e così via senza dignità lo slittamento delle primarie  per motivi “tecnici” di una, due, tre, quattro volte. Quasi come se vivessimo in un mondo solo nostro, esistiamo nelle estenuanti commissioni di garanzia e nel come abbiamo ingarrato la giocata azzoppando l’uno o l’altro. La realtà, quella a cui dovremmo rivolgerci, è un orpello: basterà qualche promessa che i cittadini si scordano di tutto, meglio ancora se mettiamo a correre qualche bel vecchio stallone di sicura riuscita. 

Alle 15.00 scade il termine per dare il proprio parere allo slittamento delle primarie. La mia risposta sarà questa “ciò che abbiamo perduto (dignità, senso di comunità, correttezza, rispetto delle regole) ormai è perso; perdere qualche giorno mi sembra il male minore”. Consiglierei però vivamente qualche autorevole dirigente del partito democratico ad organizzare pure una bella processione, perchè stavolta credo che il buon Renzi non basterà a salvarci dalla nostra inconsistenza.    

Antonella Pepe