Quello che è successo a Parigi ha scosso tutti. Tutt’ora si cerca di capire i movimenti degli attentatori e le possibili lacune delle forze di sicurezza francese, per studiare misure più efficaci per contrastare il terrorismo. L’inchiesta, aperta dalle autorità francesi, fa luce su alcune dinamiche e sopratutto mette in evidenza il fatto che è sotto gli occhi di tutti: si è trattato di un attacco organizzato.

I fratelli Kouachi e Amedy Coulibaly, si sono mossi con molta cura studiando il piano nei minimi dettagli. A dare il via all’operazione sarebbe stato un banale sms. Del testo non si hanno notizie ma si conosce con esattezza l’ora, il mittente e il destinatario. Di fatti, gli attentatori si erano muniti di nuove schede, ossia nuovi numeri, usati per comunicare esclusivamente tra di loro.

Gli inquirenti stanno facendo di tutto per risalire al testo di un messaggio, quello inviato da Chérif Kouachi alle prime ore del mattino del 7 gennaio, nei pressi di casa sua, Genevilliers. Ricevuto subito dopo da Coulibaly. Un altro sms, invece, proverebbe il fatto che i tre, la sera tra il 6 e il 7 gennaio, precisamente tra mezzanotte e l’una, si sarebbero incontrati per definire gli ultimi accorgimenti. La mattina del 7 gennaio, Said Kouachi raggiunse il fratello grazie ad un TGV delle 8:31 da Reims, dove viveva, per poi, armati fino ai denti, ripartire intorno alle 10 verso la sede di Charlie Hebdo.

Proprio in quel luogo parte l’ultimo sms, ore 10:19, un’ora prima dell’attacco. Si tratterebbe dunque di un piano studiato alla perfezione, definito attentamente. Tant’è che i messaggi scambiati su quei numeri sono solamente 6. L’inchiesta, inoltre, mostra come Coulibaly, prima di fare irruzione nell’Hyper Cacher di Vincennes, abbia scelto con cura, grazie ad internet, i negozi di origine ebrea ,con tanto di ricerca sugli orari di apertura chiusura e sopralluogo.

Giuseppe Ianniello