Negli ultimi 5 anni c’è stato un lungo dibattito relativo alla chiusura degli OPG (Ospedali Psichiatrici Giudiziari), istituiti dopo la chiusura dei manicomi criminali e attivi da circa 30 anni, sia nella comunità scientifica che nella società.  Gli OPG sono strutture penitenziarie all’interno delle quali vengono inseriti malati mentali ai quali è stato attribuito un certo grado di pericolosità sociale. 

Si tratta per lo più di persone affette da psicosi, schizofrenia, disturbi dell’umore e di personalità che hanno commesso uno o più reati e per questo considerate antisociali e pericolose. La reclusione può avvenire per svariate cause, sia per reati minori che per delitti gravissimi, anche se la percentuale di internati che hanno commesso omicidi è bassissima.

Il Codice Penale prevede che se chi ha commesso un reato non è capace di intendere e di volere a causa di una patologia o infermità non può essere punito, ma tutelato in comunità  o nei casi estremi in OPG. Gli Ospedali psichiatrici giudiziari hanno lo scopo, quindi,  di curare e riabilitare i soggetti considerati pericolosi e tutelare la comunità. Nonostante ciò sia imposto per legge, nella maggior parte dei casi non viene rispettato.

Frequenti sono i casi di ”pazienti” che raccontano di essere trattati come bestie e rinchiusi in cella senza nessuna sorveglianza e ci sono stati addirittura dei suicidi all’interno di queste strutture. Dopo varie proroghe e dibattiti durati anni,  il Governo ha deciso di agire per porre fine a tutto ciò. Il Ministro della Giustizia Orlando ha presentato una relazione relativa alla chiusura degli OPG entro una data termine fissata al primo aprile 2015. 

Sarà compito del Governo, Regioni ed enti coinvolti dare attuazione concreta al superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari e se ciò non avverrà le strutture penitenziarie saranno commissariate. La relazione approvata ieri e voluta fortemente dal Ministero della Salute oltre a quello della Giustizia, prevede che i soggetti dichiarati dimissibili vengano affidati ai dipartimenti di salute mentale (DSM) e i non dimissibili verranno accolti in strutture residenziali approvate (REMS). Speriamo che stavolta gli enti coinvolti si impegnino una volta per tutte per porre fine a questa questione di ingiustizia sociale. La legge 81 del 2004 va difesa e applicata perché una terza proroga sarebbe inaccettabile.

Vincenzo Nicoletti

CONDIVIDI
Articolo precedenteCharlie Hebdo, ecco gli ultimi aggiornamenti dell’inchiesta
Articolo successivoC’erano una volta le primarie in Campania
Vincenzo Nicoletti nasce l’11 dicembre 1994 a Vallo della Lucania e si trasferisce con la famiglia a Brescia dove attualmente vive. Da sempre appassionato di lettura, viaggi, diritti umani e ambiente ha sviluppato una forte curiosità per il mondo che lo circonda nelle sue molteplici sfaccettature. Collabora con Libero Pensiero News come coordinatore della sezione Scienza.