Sono sempre di più i negozi e le piccole botteghe che in tutta Italia chiudono.  Commercianti in crisi, ma non solo. Le insegne illuminate e le vetrine che durante le lunghe passeggiate in centro ci distraevano fanno parte del panorama e identità delle nostre città, ora ridotte sempre più a semplici luoghi di passaggio. I negozi rappresentavano un luogo di incontro dove scambiare due chiacchiere ed erano un presidio che assicurava la pulizia delle strade. Ora non più.

Milano, Roma, Torino, Genova, Napoli: è sempre uguale. Secondo Confesercenti i più colpiti sono bar e ristoranti, librerie e negozi di abbigliamento: quest’anno per ogni impresa avviata, due ne sono state chiuse. A giugno del 2014 sono cessate numerose attività, bruciando investimenti per circa 2,7 miliardi di euro. Una strage di negozi.

Passeggiando per le vie periferiche e del centro, invece delle solite insegne e vetrine, troviamo cartelli con scritto “vendesi” o “affittasi” e locali semivuoti.  Ecco alcuni numeri del Codacons: ristoranti in negativo di 25000 unità e -14000 negozi, di cui 3300 di abbigliamento. D’altronde in tempo di crisi le famiglie hanno ridotto di molto i consumi.

Queste le parole del presidente Confesercenti Marco Venturi. <<Un’ecatombe: ogni giorno chiudono 5 negozi di ortofrutta, 4 macellerie, 42 di abbigliamento, 43 ristoranti, 40 pubblici esercizi>>. 

Quali sono i motivi della chiusura di negozi e bottegheLibrerie, edicole, negozi di dischi, agenzie di viaggi chiudono per obsolescenza visto il dilagarsi del commercio online, e il resto sono vittime delle gravose tasse sulle rendite e patrimoni. <<Non possiamo accettare una manovra che abbassi l’Irpef e alzi l’Iva, che abolisca l‘Imu e aumenti la Tares o viceversa. Abbiamo bisogno di una vera riforma che riduca la pressione fiscale e valorizzi le imprese e il lavoro rispetto alle rendite ed ai patrimoni>>, ha detto Venturi indicando questo punto tra le “vere e proprie barriere allo sviluppo“. 

Dopo anni di crisi, di mancata crescita e di politiche di austerità si avverte tra i negozianti la necessità di voltare pagina, sprecare di meno, garantire stabilità politica ed economica e creare nuovi posti di lavoro.

Vincenzo Nicoletti