Quanti hanno sognato, almeno per una volta, di entrare nella casa degli arbitri per sapere come vivono i loro raduni, la preparazione delle partite, i weekend lontani dalle famiglie? Oggi cercheremo di illustrare uno degli aspetti meno conosciuti della vita arbitrale, solitamente analizzata solo per episodi di campo o per le polemiche che, periodicamente, alimentano trasmissioni televisive, stampa e social networks.

Gli arbitri della CAN A, periodicamente, si radunano presso il Centro Tecnico Federale di Coverciano, un complesso sportivo nel cuore della città di Firenze, all’interno del quale sono presenti 4 campi di calcio, una palestra, 2 sale per riunioni, il museo, oltre, naturalmente, ad un’ala con le stanze ove si alloggia dal giovedì al sabato.

L’arrivo al Centro Federale è previsto entro un certo orario (solitamente il giovedì sera alle 18, in modo tale da consentire la cena conviviale nel ristorante posto al piano terreno). Naturalmente non sempre gli arbitri si ritrovano al completo, a causa di impegni vari che contemplano le tante gare che sono chiamati a dirigere durante i giorni feriali sia a livello nazionale (turni infrasettimanali, Coppa Italia) sia a livello internazionale (Coppe Europee, Qualificazioni per Europei e Mondiali, decine di Tornei giovanili all’estero, raduni che si aggiungono a quelli già programmati).

Sostanzialmente la prima giornata si esaurisce con una buona tazzina di caffè e con la sistemazione nelle camere (fisse per tutta la stagione come fisso rimane il compagno di stanza: nella mia breve esperienza i soci di viaggio sono stati Preschern di Mestre, Celi di Bari, Brighi di Cesena e Girardi di San Donà del Piave). Spesso (anzi: praticamente in tutte le occasioni) vari arbitri si ritrovano nelle stanze per discutere su episodi accaduti nelle settimane precedenti, per confrontarsi sulla base di immagini recuperate sul web od attraverso servizi specifici di una società che lavora per l’AIA e, perché no? anche semplicemente per parlare delle loro vite.

Già, perché essere arbitri della CAN non significa essere automi che si occupano solo ed esclusivamente di calcio dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina ma anche costruire rapporti di autentica amicizia che si consolidano nel corso degli anni e resistono anche successivamente alla conclusione della propria attività.

La prima domanda che sorge spontanea è la seguente: quanti sono i raduni? Ogni anno, ad inizio stagione, ne viene programmato un numero compreso tra i 22 ed i 25, a cui sono da aggiungere altri impegni istituzionali quasi fissi (incontro con allenatori e capitani, raduno estivo a Sportilia, riunioni obbligatorie nelle varie sezioni italiane). Naturalmente può accadere che, per particolari evenienze, un raduno venga annullato o spostato oppure che ne venga convocato uno non calendarizzato.

Il venerdì rappresenta il cuore del raduno, la giornata in cui si concentra gran parte dell’attività prevista.

La sveglia, per tutti, è fissata intorno alle 07:30, controllo del peso e colazione da consumare entro le 8,15. Un’ora di tempo (più o meno) ed inizia il lavoro fisico. Si scende in campo alle 9.00 (oppure più tardi nel caso in cui le temperature invernali siano troppo rigide) per circa un paio d’ore di allenamento. La seduta del venerdì, solitamente, è incentrata sulla resistenza alla velocità, sulla mobilità muscolare e, in alcuni casi, sui test atletici (yo-yo test per gli arbitri e navette per gli assistenti). Intorno alle ore 11:00 l’allenamento si conclude e, dopo mezz’ora circa, tutti gli arbitri (e, se presenti, anche gli assistenti) inizia il cosiddetto lavoro in aula che consiste, in sintesi, nell’analisi di episodi particolari accaduti nelle giornate precedenti (decisioni in area di rigore, sanzioni disciplinari, collaborazione tra i componenti della sestina arbitrale ecc.).

Lavoro in aula al centro di Coverciano
Lavoro in aula al centro di Coverciano

La visione degli episodi non è, come si potrebbe pensare, finalizzata ad evidenziare gli errori commessi: una filosofia del genere, infatti, non comporterebbe alcun beneficio poiché l’aspetto che molto spesso il pubblico non comprende è che sarebbe totalmente inutile limitarsi a definire giusta o sbagliata una decisione ma che assume fondamentale importanza capire il perché si sia giunti ad una valutazione, sia essa corretta o meno.

Oltre a ciò non è raro che le immagini vengano commentate dal gruppo e non solo da parte di chi ha valutato in campo un certo episodio. Il motivo è evidente: per far luce su un episodio poco chiaro non c’è modo migliore del confronto tra persone che svolgono lo stesso lavoro in modo tale da giungere ad una condivisione di quella che avrebbe dovuto essere (oppure è stata) la corretta valutazione.

La riunione del venerdì si conclude attorno alle ore 13:00, orario in cui è programmato il pranzo. Pranzo non certo alla carta ma uguale per tutti, sostanzialmente basato su una rigida dieta che comprende carboidrati e proteine (e, pertanto, un primo piatto in bianco, un secondo a base di verdura, legumi, carne bianca e, infine, frutta di stagione).

Il pomeriggio, solitamente, prevede una seconda riunione tecnica durante la quale viene concluso il lavoro di analisi delle immagini e degli episodi accaduti nelle giornate precedenti.

Il venerdì si conclude con un paio di ore libere (dalle 17:30 alle 19:30 circa) e con la cena conviviale (sempre all’interno del centro tecnico federale).

Il sabato segue lo stesso schema del venerdì, con la differenza che il raduno si conclude (solitamente) attorno alle ore 13:00 (tranne per coloro che hanno già lasciato Coverciano il venerdì, in vista degli anticipi che si giocano il sabato pomeriggio) con la partenza degli arbitri per le varie destinazioni.

Coverciano: oggetto misterioso

Certo, spiegare un raduno in questi termini potrebbe apparire fine a sé stesso. Al contrario ritengo che l’immagine degli arbitri sdoganata dai mass media sia oltremodo superficiale e che sarebbe di enorme aiuto far conoscere a fondo non solo gli uomini che scendono in campo ma anche come vengono preparati, come viene affrontato l’approccio alla gara, l’arrivo allo stadio ma soprattutto, i motivi che, nel corso della gara, hanno portato la squadra arbitrale a decidere su uno specifico episodio.

Dopo tanti anni da associato ed altri da attento osservatore esterno, mi riesce ancora incomprensibile il motivo per cui l’AIA non riesca o non voglia farsi conoscere.

Basterebbe così poco…

Fonte immagine in evidenza: figc.it

Fonte immagini media: figc.it

 Luca Marelli