“Welcome to the 87th Oscars. Tonight we honor Hollywood’s best and whitest – sorry, brightest.” È così che Neil Patrick Harris accoglie gli ospiti, forse in maniera un po’ azzardata: quest’anno c’è stata molta omogeneità per quanto riguarda le nomination, nessun attore di colore e nessuna nomination alla regista di Selma – La strada per la libertà, che sarebbe stata la prima donna afroamericana nominata agli Oscar.

Proprio l’esuberanza e i modi accattivanti di Harris rendono quest’evento imperdibile. L’opening è stato uno dei migliori, con una canzone piena di brio e accompagnata da frame di film in cui s’inserisce lo stesso presentatore assieme ad Anna Kendrick e Jack Black. Le telecamere ci regalano anche un’immagine di Benedict Cumberbatch, intento a bere da una fiaschetta che già ha spopolato sul web. Voleva forse battere le condivisioni del selfie di Ellen DeGeneres dell’anno scorso? Vedremo chi vincerà!

Il primo ad inaugurare il palco è il vincitore della categoria “ Miglior attore non protagonista”, J. K. Simmons, per il suo ruolo in Whiplash. Rimane quindi a bocca asciutta Edward Norton, che era tra i favoriti. Speriamo non esca il suo alter ego Tyler da Fight Club e prenda a pugni tutti. Proprio a Whiplash, intanto, Harris fa una sorta di tributo: mentre passeggia per andare sul palco, cita il film “Not my tempo”, rivolto al protagonista Miles Teller che sta suonando la batteria. Si presenta addirittura in mutande per ricalcare una scena di Birdman. Cita anche American Sniper, dicendo che uccidere 160 persone come fa il personaggio di Bradley Cooper è una cosa da tutti i giorni per Harvey Weinstein. Peccato che i 160 morti e i 300 milioni di dollari guadagnati non siano serviti ad American Sniper per vincere, se non un premio di consolazione come “Miglior montaggio sonoro”. Il film Whiplash riesce anche ad aggiudicarsi la statuetta per “Miglior montaggio” e “Miglior sonoro”.

Il premio nella categoria “Migliore attrice non protagonista” è per Patricia Arquette per Boyhood. È stata molto criticata questa scelta dell’Academy a causa della bravura di Emma Stone in Birdman che la maggior parte del pubblico dava per vincitrice certa. La Arquette, come ringraziamento, fa un discorso sull’eguaglianza femminile, chiedendo pari diritti e pari stipendi per le donne degli Stati Uniti.

Tocca finalmente ad un prodotto made in Italy: con il suo quarto Oscar, la costumista Milena Canonero vince come “Miglior costume” per Grand Budapest Hotel. Questa vittoria non passa però inosservata e il nostro Presidente del Consiglio tweetta: “E quattro!”. Ma Grand Budapest Hotel riesce a conquistare anche altre statuette nelle categorie “Miglior colonna sonora”, “Miglior trucco e acconciatura” e “Migliore scenografia”. Questo film sbanca in campo estetico, con i colori vivaci e una purezza d’immagine che mi hanno ricordato molto lo stile dei maestri come Stanley Kubrick o Roman Polanski.

Si scalda ora l’atmosfera: tocca alla categoria di “Migliore attore protagonista” e “Migliore attrice protagonista”. Eddie Redmayne abbraccia la sua statuetta come un pupazzo ricevuto per Natale e Julianne Moore confessa che spera di allungarsi la vita visto che gira voce che vincere un Oscar fa vivere cinque anni in più. L’unica soluzione in questi anni per assicurarsi l’Oscar sembra essere interpretare un personaggio con un fisico malato o con facoltà mentali disastrate. Forse se Leonardo Di Caprio si tagliasse un orecchio per fare Van Gogh o interpretasse Michael J.Fox, l’anno prossimo potrebbe avere qualche possibilità.

A premiare la categoria “Miglior Film” è Sean Penn che consegna la statuetta ad Alejandro Gonzàlez Iñarritu per Birdman. La battuta dell’attore riguardo le origini del regista “Chi ha dato la green card a questo figlio di p…?” ha fatto il giro dei social che esprimono solidarietà al messicano per il commento razzista. Iñarritu non sembrava però offeso, forse troppo preso a portarsi via tutte le statuette con un camioncino: Birdman vince nelle categorie “Miglior regia”, “Miglior sceneggiatura originale” e “Miglior fotografia”. Ma è ancora lontano dal record di Ben-Hur con undici Oscar vinti.

Sempre a proposito di durata, Boyhood ha tradito molto le aspettative, vincendo un solo Oscar, nonostante la produzione di ben dodici anni sia stato un esperimento molto interessante. Altri film premiati sono stati Big Hero Six come “Miglior film d’animazione”, Winston (Feast) per “Miglior cortometraggio di animazione” e Ida come “Miglior film straniero”.

Molto combattuta è stata la statuetta come “Miglior canzone” vinta da Glory (Selma) e fortunatamente non da “Everything Is Awesome”, canzone di The Lego Movie, film snobbato (giustamente, n.d.a.) che, come ci ricorda Harris, non è stato nemmeno nominato come “Miglior film d’animazione”. E, sempre grazie a Neil Patrick Harris, la serata si riempie ancora più di magia: i suoi trucchetti di prestigio della serata saranno familiari a chi ha guardato How I met your mother. Ci ha regalato, quindi, una serata leggendaria che rimarrà nella storia.

Elena Morrone