Si continua a morire nel quadrato di terra tra Napoli e Caserta. Ieri i funerali di Pasquale De Maria, vent’anni. Si era ammalato qualche mese fa, ma aveva scelto di vivere fino all’ultimo la sua vita, tra gli studi universitari e le sue arti marziali.

E in questi ultimi giorni non è stato l’unico a morire: Mariangela di 39 e Maria di 40 anni, quest’ultima madre di due figli. C’è ancora tanta gente, insomma, che continua ad ammalarsi nella Terra dei fuochi e nei paesi attigui. I più fortunati ce la fanno; i meno favoriti dalla sorte continueranno a spegnersi per colpa dell’aria e dei cibi, per colpa di chi ha scelto per loro. Un paradosso, se si considera che solo due giorni fa è morto anche il pentito Schiavone, il “traditore di Gesù”, il “ragioniere” della camorra, colui il quale decideva i campi da usare e comprava l’ignoranza dei contadini. Colui che solo dopo ha reso pubbliche tutte le verità sulle inumazioni dei materiali tossici che stanno uccidendo e ammalando la Campania felix, per alcuni conosciuta semplicemente come terra dei fuochi.

Fiumi e canali contaminati. Tanti gli ettari di terreno con divieto di produzione. Ancora pochi, se si considera che le terre inquinate sarebbero molte di più. Un problema che rischia di far precipitare ulteriormente l’economia agricola campana, soprattutto per la disinformazione relativa ai prodotti delle nostre campagne, perché se è vero che il Ministro dell’Ambiente ha detto più volte che c’è da star sicuri, c’è da dire che i prodotti della terra dei fuochi sono sì garantiti e controllati, ma sta di fatto che si continua a morire e che le previsioni circa le malattie di cancro non sono rassicuranti.

Dalla pagina facebook dedicata alla Terra dei fuochi si può leggere: ‹‹La primavera è alle porte e i roghi continuano a bruciare. La Campania merita di più e i giovani di questo territorio non possono più continuare a elemosinare il proprio futuro››. Già, perché la terra dei fuochi brucia, infiammata dai roghi tossici e avvelenata dalla sua stessa gente. Ancora veleni per gli incendi di materiali tossici. Ancora veleni dal terreno.

Avere le certezze che la quasi totalità dei prodotti agroalimentari coltivati su terreno di copertura di discariche non a norma fa piacere. Ma, a Caserta, come in tutta Italia, non servono eroi che sacrificano la propria vita per attirare l’attenzione di quel mostro cieco che si chiama Stato. E proprio lo Stato dovrebbe ammettere che sono decine di milioni le tonnellate che ogni anno vengono smaltite illegalmente e scorrettamente in tutta Italia, e non solo in Campania.

Se nel resto di Italia stanno ancora dormendo, pensando che Gomorra e la terra dei fuochi siano solo un problema criminale di Napoli e della Campania, dormono adagiati su di un letto di spine, perché non è escluso che negli anni passati siano stati seppelliti rifiuti tossici anche altrove, e oltretutto, quello che si seppellisce o si brucia finisce poi nel terreno, nelle falde e nel mare. La mano nera della criminalità è estesa e i casi di cancro in aumento. Sarebbe d’obbligo per lo Stato analizzare questa connessione e aiutare la gente, garantendo un futuro all’elettorato. Non si chiede troppo, se si domanda una visione più rosea della vita e del futuro.

Anna Lisa Lo Sapio