La corruzione è uno dei più grandi problemi che affliggono la società italiana. Già presente in epoca romana, essa non ha mai smesso di scandire le varie vicende storiche del nostro paese. Ricordiamo la vendita delle indulgenze ai tempi di papa Leone X, che generò, per ripulsa, la Riforma protestante, per passare poi, in anni più recenti, allo scandalo della Banca Romana, che travolse il governo Giolitti nel 1892-93 per arrivare, ai giorni nostri, allo scandalo delle tangenti conosciuto anche come “inchiesta di Mani Pulite” o “Tangentopoli”.

La corruzione sembra essere una malattia cronica che affligge il Bel Paese e ancora oggi è molto diffusa. L’Italia è, infatti, prima per corruzione tra tutti i paesi dell’Unione Europea. La classifica si basa sul Corruption Perception Index 2014 ed è stata stilata da Transparency International, che riporta le valutazioni degli osservatori internazionali sul livello di corruzione di 175 paesi del mondo. L’indice 2014 colloca il nostro paese al 69esimo posto della classifica generale, addirittura sotto a Sud Africa, Kuwait, Arabia Saudita, Turchia e Montenegro, non raggiungendo neanche la sufficienza in materia di trasparenza. Dati allarmanti per un paese membro del G7.

Perché, nonostante le condanne e i prezzi pagati dagli inquisiti, la corruzione continua a prosperare? Alcuni studiosi, sociologi e magistrati hanno trovato alcuni motivi. Il primo è che la farraginosa burocrazia italiana lascia ampia discrezionalità a ogni singolo funzionario e crea ampi spiragli per l’infiltrarsi della corruzione. Gli altri motivi sono invece di carattere culturale. Il concetto di Stato non è presente in molte aree d’Italia essendo una democrazia per molti versi non ancora compiuta. Le autorità non vengono riconosciute e tutto ciò che conta è l’arricchimento personale e non l’interesse per il bene comune (Edward C. Banfield, “Le basi morali di una società arretrata”, ed. Il Mulino). Forse anche la nostra appartenenza alla religione cattolica potrebbe rappresentare un ostacolo: in Italia si tende sempre al perdono e all’assoluzione invece che a una condanna.

Nelle nostre carceri solo 11 condannati sono rei di corruzione. Il problema è più grave di quanto sembri perchè la corruzione non crea solo ingiustizia morale, ma danneggia anche la vita economica del paese. La corruzione può e deve essere sconfitta tramite una riforma della giustizia e della pubblica amministrazione, sfoltendo la burocrazia, ma sono soprattutto gli italiani a doversi impegnare a rispettare le regole per il bene comune e non solo di se stessi.

Vincenzo Nicoletti