Uno dei principali problemi che le amministrazioni pubbliche sono state chiamate ad affrontare negli ultimi anni è stato quello dello smaltimento dei rifiuti.
Fino ad oggi, sono state davvero poche le realtà italiane in cui cittadini e amministratori sono riusciti a raggiungere condizioni di gestione ottimale, sia in termini di bassa produzione del rifiuto, sia in termini di differenziazione e riciclo degli scarti.

Nel complesso dei rifiuti da noi prodotti, gli scarti agroalimentari sono forse quelli che offrono una più vasta gamma di possibilità per il riutilizzo.
Il recupero si presenta quindi come un’importante occasione da cogliere e, secondo gli studiosi del CNR, anche le industrie potrebbero approfittare di questa opportunità, in futuro.
Proprio per questo, il 5 agosto il Consiglio Nazionale delle Ricerche sarà presente all’Expo di Milano; un’occasione per illustrare le molteplici opportunità offerte dagli scarti alimentari durante un evento che ha il proprio argomento centrale proprio nel cibo.

Già da diversi anni, i ricercatori sono a lavoro su queste tematiche; il risultato più tangibile è la possibilità, sempre più concreta, di produrre materiali innovativi a partire dai residui vegetali, da porre in concorrenza con i materiali di sintesi.
Il punto di partenza di questi studi è stato, ovviamente, quello delle filiere alimentari meglio distribuite a livello mondiale, come succhi di frutta, riso, latte, pane, ma anche a livello locale, con particolare riferimento al ciclo del pomodoro e del vino.

Di certo, il primo impatto con i numeri ottenuti da queste ricerche è impressionante: solo in Italia, solo nel biennio 2012-2013, gli scarti ammontavano a 1.9 milioni di tonnellate di paglia, 0.3 milioni di lolla, 0.1 milioni di pula (dal riso), ma anche 135 mila tonnellate di materiali misti dalla filiera del pomodoro e ben 1.5 milioni di tonnellate da quella vino.

Mettendo da parte i numeri, resta la mole di occasioni che gli scarti offrono all’industria.
Ad esempio, si può ricavare un olio vegetale dai semi di uva, zucca, pomodoro e dai fondi di caffè; il processo si realizzazione, in via di definizione, è totalmente ecosostenibile e porta ad un prodotto pronto per l’uso negli impianti industriali.

Non sono da trascurare nemmeno gli scarti alimentari potenzialmente inquinanti, come il siero del latte; data la tendenza a fermentare in presenza di altre sostanze, il siero viene oggi trattato come un rifiuto speciale, ma nel futuro questa sostanza potrebbe trasformarsi da problema a risorsa.
I ricercatori del CNR, infatti, hanno messo a punto un processo che porta il lattosio del siero a trasformarsi in zuccheri semplici, adatti alla produzione industriale di dolcificanti.

Altro potenziale inquinante è la paglia del riso; può sembrare assurdo, ma il solo atto di re-interrarla provoca, in assenza di ossigeno, la formazione di metano, gas che contribuisce notevolmente all’effetto serra.
Si può quindi evitare questo contributo al surriscaldamento terrestre cambiando destinazione d’uso alla nostra paglia.
Da questa, infatti, si possono ottenere resine biologiche che, combinate con lino, canapa, o con delle semplici piume di pollo, permette di ottenere un cuoio vegetale di elevata qualità, tanto che alle ricerche in questo campo si sono interessante anche multinazionali come Nike e Puma.

Cuoio vegetale ottenuto dalle fibre di tè verde
Cuoio vegetale ottenuto dalle fibre di tè verde

Queste applicazioni degli scarti alimentari, come detto, verranno presentate in estate all’Expo dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, in uno spazio in cui saranno presenti anche mappe interattive sulla produzione mondiale di scarti, un modello interattivo per cercare di combinare tra loro gli scarti per ottenere nuovi prodotti, ma anche un angolo dedicato al recupero degli scarti in cucina, a cura dello chef Igles Corelli.

Per maggiori informazioni sulle attività del CNR nell’Expo di Milano:  https://www.expo.cnr.it/it/cnr-expo

Alessandro Mercuri