Quando gioca così, sembra che ci sia veramente poco da fare. Un LeBron James da 42 punti (season-high) non lascia scampo a Curry & co., rilanciando definitivamente la candidatura dei Cavs per il titolo. Peggiore prestazione stagionale per i Warriors alla Quicken Loans Arena, dove incassano l’undicesima sconfitta stagionale e dove sono mancati all’appello proprio gli Splash Bros, i leader di questa squadra, che insieme hanno prodotto solo 31 punti (di cui, nessuno nell’ultimo quarto) contro i 45,6 di media stagionale. 37-22, nessuno aveva fatto mai così bene al primo anno sulla panchina dei Cavs come coach Blatt, non certo una sorpresa per chi lo ha ammirato in Europa, però, dopo il difficile avvio nessuno si aspettava questo cambio di marcia di Cleveland che, al momento, è la squadra più in forma della Lega con 18 vittorie nelle ultime 20 gare.

LeBron James (30) prova ad arrivare al ferro nonostante la difesa di Draymond Green (24)

SUPER JAMES – Negli sport di squadra è impossibile che un singolo possa prevalere su di un gruppo, però, la migliore prestazione stagionale di LeBron mette a dura prova questa certezza. Non sono stati solo i 42 punti, conditi da 11 rimbalzi, 5 assist, 3 rubate e 1 stoppata a fare la differenza – oddio, anche – ma è proprio la percezione che si è avuta di lui sul parquet stanotte che ha, probabilmente, minato le certezze degli avversari. Tiri in sospensione, contestati, da tre, niente. Nessuno è riuscito a fermarlo. Del resto, non è un caso che sia chiamato il Prescelto. Dopo aver chiuso il primo tempo a 24 con il 77% dal campo (7/9), James chiude sostanzialmente la partita nel terzo quarto grazie a 14 punti uno più difficile dell’altro, mentre i Warriors annaspavano con il 36% al tiro (8/22). È lui la differenza di questi Cavs 2015. L’infortunio gli ha dato la possibilità di tirare un po’ il fiato e recuperare energie, così da consegnare a coach David Blatt un 23 totalmente tirato a lucido, e la differenza si vede: 18 vittorie e 3 sconfitte da quando James è tornato.

LA GARA – Eppure il primo quarto faceva ben sperare, con Golden State che chiudeva avanti di uno, 33-32, con Curry e James naturalmente protagonisti e un sorprendente David Lee da 11 punti con 4/4 (nei restanti quarti ne metterà 8 con 4/7). Qualcosa nei Warriors, però, inizia ad incepparsi, perché nonostante gli open shots arrivino e il gioco sia pulito come al solito, la palla non vuole saperne di entrare, Klay Thompson chiude la prima frazione con soli 4 punti, mentre dall’altra parte i Cavs decollano con la tripla di Love e i due liberi di Tristan Thompson, chiudendo avanti 61-56. Solo sei volte prima di stanotte i Warriors avevano subito 60 o più punti nel primo tempo. Warriors che, a questo punto, spariscono dal parquet. Si rivede Thompson con due triple delle sue (chiuderà a 13) ma è Curry a mancare nella ripresa: 1-10 dal campo. Così, sorretta da un James versione mvp, che ne mette 9 in 6 minuti,  Cleveland apre un parziale di 14-3 in 3’49” e mette la parola fine alla gara nonostante i 12 minuti ancora da giocare. Il quarto quarto è sostanzialmente una ricerca di James del record stagionale che arriva a 3’11” dalla sirena con un jump shot voluto fortemente dopo aver sbagliato pochi secondi prima entrambi i liberi. È la quarta partita della carriera che il 23 di Cleveland chiude con oltre 40 punti, 10 rimbalzi, 5 assist, 3 rubate e 1 stoppata, solo l’Altro 23 naturalmente è riuscito a fare meglio.

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Michele Di Mauro