Giovedì 26 Febbraio, presso l’ex asilo Filangieri di Napoli, si è tenuta la presentazione del libro “L’artista e il potere – storia di una relazione equivoca”, scritto da Alessandro Dal Lago e Serena Giordano. L’iniziativa è la prima di un progetto promosso per accrescere il valore della discussione sull’arte contemporanea a Napoli, e prende il nome “Con arte e con parte”.

La serata è stata animata da riflessioni sul libro, facilitate dalla presenza di Vincenzo Cuomo e Maurizio Zanardi che hanno sottoposto gli autori a delle domande sul rapporto tra l’arte e il potere, sul senso critico del pubblico in merito alle opere artistiche, nonché sul dibattito circa l’arte nel suo essere, costante interrogativo filosofico.

Anzitutto, si sfata il mito dell’artista vestito di caratteristiche quali la disillusione e la frustrazione per l’essere incompresi, in una società che tende a denigrare lo sforzo e il valore per produrre dell’arte. Secondo la visione dei due autori, esiste l’arte del comando e la padronanza artistica, che riescono a rompere i canoni secondo cui l’arte e il potere della merce vengono sconnessi. Ciononostante, di fondamentale rilievo è la sacralità dell’aura, considerata come la posta in gioco – “posta politica e sociale” – che relaziona il rapporto tra artista e potere.

“Quando Andy Warhol crea un’icona pop, non è lo stesso grafico svizzero che disegna una lattina di pomodori Campbell, ma è l’artista che vede quell’oggetto e lo circonda di un’aura e diventa altro. Caravaggio, per esempio, capovolge lo stereotipo della bellezza con la bruttezza, inventando qualcosa di innovativo, esprime un concetto che prima non esisteva, e che attraverso l’arte, e poi attraverso la copia, può essere ricomposto molteplici volte seppur con minimi particolari diversi, anche da altri artisti.”

L’aura – tra l’altro – designa la cornice in cui si definisce l’oggetto artistico. È importante concedersi ai discorsi sui concetti dell’arte, per comprendere soprattutto chi esercita il potere tra i soggetti. Nel discorso metafisico, il potere non è più concepito come un fattore capitalistico, ma come l’esercizio che deve essere svolto dai soggetti.

Allo stesso tempo, si erge un “sogno”, dalla prospettiva degli scrittori. Vale a dire quello di poter constatare che nel mondo, oltre agli addetti ai lavori dell’arte come critici, responsabili dei musei, etc. vi possa esistere anche un pubblico che sappia scrutare l’arte, indipendentemente da ogni convenzione studiata o inculcata mediaticamente. Serena Giordano afferma: “in arte, è meglio informare che formare. Ed è per questo che l’insegnamento corretto dell’arte –ma non l’indottrinamento, dovrebbe partire negli asili. I bambini possiedono quella spontaneità che rende possibile mettere in discussione l’arte. Oggi non esiste una buona comunicazione dell’arte. Forse ciò è dovuto al fatto che si concepisce il patrimonio artistico indiscutibile per convenzione, che deve essere studiato anziché conosciuto. Mi piacerebbe, tra l’altro, che fosse il pubblico a guardare le cose con lo stesso sguardo degli artisti.”

Alessandra Mincone