Il caso dell’incidente di Fernando Alonso, accorso nella mattinata di domenica sul circuito di Montmelò, ha alzato il primo polverone della nuova stagione di Formula Uno. In tutto il motorsport di incidenti se ne sono visti tanti, la maggior parte dei quali – dopo il ’94 – ha portato a una vera e propria evoluzione in termini di sicurezza delle monoposto odierne; nonostante questo, però, anche oggi ci ritroviamo a parlare di quello che ormai potrebbe dirsi “il curioso caso di Fernando Alonso”.

Impatto latero-frontale dopo una brusca decelerazione di 15 G in curva 3 e ripetuti scossoni al muro; un incidente, insomma, che può essere sì dannoso per il pilota, ma che non si pensa possa tenerlo bloccato per così lungo tempo. Lo spagnolo, infatti, è stato dimesso dall’ospedale di Barcellona dopo ben settantadue ore, superando tutti i controlli di rito.

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Alonso sembra essere tornato in perfette condizioni, anche se ha dovuto necessariamente non prendere parte all’ultima sessione di test in Spagna, con la possibilità che i dottori non daranno il via libera nemmeno per farlo scendere in pista in Australia, a Melbourne. Certo, se dovesse rimanere a casa anche per l’inizio di stagione, tutti i dubbi che si sono generati intorno a quello che poteva sembrare un innocuo fuoripista diventeranno molto più fondati.

“E’ rimasto tre giorni in ospedale perché durante l’incidente c’è stata una frazione di tempo in cui Fernando è rimasto privo di sensi – ha detto il CEO McLaren, Ron Dennis, in una conferenza stampa giovedì mattina –  E’ stato un momento molto breve. La forza G dell’incidente è di molto inferiore ai dati riportati sulla macchina, di circa la metà. Qualche rumor parlava di scossa elettrica per Fernando, ma vi assicuro che se ci fosse stata una scossa il livello dei suoi enzimi sarebbe stato molto più alto per almeno 48 ore. Affermo in maniera categoria che non c’è stata alcuna scossa elettrica“. 

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LA DINAMICA 

Niente di più controverso al momento, tanto che la FIA ha addirittura aperto un’inchiesta per fare chiarezza. L’ipotesi secondo cui Alonso avrebbe ricevuto una scossa elettrica dovuta al malfunzionamento della power unit, infatti, per quanto possano delinearsi scuole di pensiero a favore o contrarie, potrebbe alzare un polverone gigantesco e, da un lato, offrire direttamente su un piatto d’argento la buonuscita alla Honda e, dall’altro, scatenare un’ondata di polemiche sulla sicurezza dei nuovi motori elettrici.

Nessuno ha visto l’incidente, o meglio, non l’ha visto nessuno che fosse in quel momento anche munito di una telecamera; nelle giornate di test invernali, infatti, le coperture delle emittenti televisive sono pressoché scadenti e, solo di rado, capita di beccare un fotografo al posto giusto e al momento giusto. La versione della McLaren, all’indomani dell’accaduto, giustifica la perdita del controllo della vettura di Alonso a causa di un “forte vento laterale”, che in realtà c’era, ma, a detta anche di Sebastian Vettel – che veniva poco dietro l’asturiano in quel giro – non aveva entità tale da scombussolare la statica di una F1. Intanto, su Youtube, qualcuno ha ricostruito virtualmente l’incidente, vediamo come:

Secondo l’interpretazione, Alonso avrebbe inizialmente perso grip poggiando la parte sinistra della monoposto sull’erba, per poi perderne definitivamente il controllo e andare a picchiare contro il muro alla velocità di 150 km/h circa; impatto non disastroso, perché avvenuto lateralmente, ma che sembra aver messo ko i riflessi del pilota, impedendogli di frenare e almeno di evitare di andare a muro altre due volte. A questo punto possono dipanarsi diverse interpretazioni, dal momento che bisogna chiedersi quando Alonso abbia perso i sensi ‘svenendo per un’istante’.

Ipotesi 1, in linea con McLaren e Ron Dennis: la MP4-30 di Alonso va in sovrasterzo, il primo impatto sarebbe stato di 31G, sebbene quello registrato dall’accelerometro situato nell’orecchio dello spagnolo abbia rilevato 16G e in quel momento il pilota perde i sensi, dimenticandosi di frenare e andando a sbattere reiteratamente contro le barriere di sicurezza. Necessario, a questo punto, rivedere le norme di funzionamento del Sistema HANS (la FIA intanto ha proposto l’introduzione di telecamere ad alta velocità);

Frenata-di-AlonsoIpotesi 2: Alonso ha una sincope, ossia una rapida perdita di coscienza, nell’istante in cui porta la vettura in sovrasterzo e di conseguenza contro al muro;

Ipotesi 3: il malfunzionamento dell’MGU-K della Mp4-30 provoca un leggero elettroshock ad Alonso, a quanto pare tanto nella sterzata quanto nel momento stesso dell’impatto, rendendo necessario l’uso di un sedativo dopo averlo tolto dall’abitacolo. (Fino a qualche giorno fa girava in rete una foto dei segni degli pneumatici lasciati sull’asfalto prima dell’impatto sul muro. Interessante notare come la scia nera interessava solo gli pneumatici di destra e si interrompeva bruscamente).

 Le combinazioni dei dati che abbiamo messo sul tavolo sono molteplici, ma sta di fatto che almeno delle certezze le abbiamo raggiunte: Alonso è svenuto, anche se non ci è dato sapere in quale momento dell’incidente, il tempo che ha trascorso in ospedale e che i medici gli impongono per la convalescenza pare sia esagerato. Inoltre, la tesi della scossa potrebbe essere addirittura avvalorata se si pensa ai parecchi problemi che l’MP4-30 ha avuto finora nelle sessioni di test, quasi tutti riguardanti i propulsori elettrici. Intanto per ora in pista c’è Magnussen, e chissà se guida tranquillo.

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Fonte immagine in evidenza: formulapassion.it

Fonti media: google.com, autosprint.com

Nicola Puca

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Studio Ingegneria Aerospaziale alla Seconda Università degli Studi di Napoli. Sostengo la politica giovanile e comunale insieme agli amici di Agorà-Lavoro, Partecipazione e Libertà; scrivo per passione, per la necessità di leggermi e di imparare dai miei errori. Sono un alfista senza un’Alfa, un seriofilo senza DVD, un Jedi senza una spada laser.