No al Biodigestore! E’ questa la posizione degli abitanti di Alife, un piccolo paese dell’Alto casertano, che da tempo ormai si attivano contro la realizzazione di un progetto di centrale a biogas da rifiuti sul proprio territorio. L’impianto, ideato dalla General Construction, sarebbe finalizzato a trasformare FORSU (Frazione Organica Rifiuti Solidi Urbani) e alcuni rifiuti speciali non pericolosi, ricavando, mediante diversi processi produttivi, il biogas, utile per la produzione di energia elettrica e compost.

Il progetto prevede un’estensione dell’impianto di 70mila mq (circa 7 campi da calcio) e la realizzazione della centrale richiederebbe un costo totale di circa 16 mln. La “biodigestione” riguarderebbe una massa complessiva di 75mila tonnellate annue tra FORSU e rifiuti speciali. Considerando il fatto che la provincia di Caserta produce circa 90mila tonnellate annue di frazione umida, mentre nell’Alto casertano (in base ad una stima su 20 comuni) viene prodotto circa il 4.2% del totale provinciale, ciò implicherebbe un continuo flusso di camion da rifiuti (circa 60 ogni giorno), che giungerebbero nella piccola cittadina alifana per versare il resto dei rifiuti.

Tuttavia, i problemi maggiori sono altri. Se ne è parlato, proprio ad Alife, in un’importante conferenza intitolata “Perché diciamo NO al Biogas”, tenutasi nell’aula consiliare del comune, sabato 21 febbraio. La conferenza ha visto la partecipazione di esperti in fisica nucleare e membri del Comitato Ambiente e Salute, i quali hanno evidenziato i rischi dell’eventuale presenza di un impianto a biogas, come, ad esempio, la produzione di micro e nanoparticelle, le quali avrebbero un grave impatto ambientale sul territorio, alle porte del Parco Regionale del Matese. Le nanoparticelle prodotte dal biogas sono dannose anche per la salute dell’uomo: esse penetrano negli alveoli polmonari per attaccare il nostro DNA e infettare i globuli rossi, nel cibo contaminato, nelle falde acquifere, comportando, dunque, il rischio di contrarre gravi patologie.

Gli abitanti di Alife (e dei paesi limitrofi) non vogliono permettere tutto questo, soprattutto ora che alcuni suoi prodotti agroalimentari sono stati inseriti tra le eccellenze produttive (la cipolla alifana è diventata presidio Slow Food, un riconoscimento di caratura internazionale). Ma non solo: oltre alle acque delle sorgenti del Matese che raggiungono gran parte della regione Campania, tanti sono i prodotti che nel tempo hanno reso fiorente, dal punto di vista agricolo, questo territorio, il quale non è adatto a ospitare impianti con tali rischi di inquinamento.
Le preoccupazioni dei cittadini riguardano anche l’eventuale trasporti dei rifiuti: da chi sarà gestito? E i rifiuti? Da chi saranno controllati?

Per capirci qualcosa in più abbiamo intervistato una giovane del posto, Giulia, attiva sul tema in questione:

-Giulia, innanzitutto in cosa consiste la tua attività e cosa rappresenti?
“Faccio parte del Comitato per la Tutela della Salute e dell’Ambiente come delegata al settore giovanile, ma ancor prima sono cittadina alifana, fiera ed orgogliosa della propria terra, per questo dico NO al biogas.”

-Da giovane cittadina impegnata attivamente contro la realizzazione del progetto, cosa ne pensi?
“Penso che, in certi casi, il progresso non sia sempre positivo e che la finalità prima dell’impianto sia quella di produrre energia elettrica, a dispetto di quanto vogliono farci credere. Noi siamo aperti a soluzioni ecologiche, ad esempio il compostaggio aerobico. Ma perché nessuno ce le propone? Non ci possono guadagnare?”

Come vi siete attivati in queste settimane?
“In queste settimane sono stati organizzati convegni, riunioni, operazioni di volantinaggio sul territorio e manifestazioni anche di protesta. La cittadinanza tutta si è mobilitata, sia sui social network sia per strada. Il nostro amato paese ha visto una partecipazione da parte dei cittadini che mai si era vista prima. Alife c’è e si fa vedere e sentire!”

Qual è il tuo messaggio alle autorità competenti?
“Il mio appello va alla gente ‘che conta’, a chi ha il potere burocratico per poter fermare quest’ennesimo scempio. Il Matese è un polmone verde della nostra amata Campania e non c’è prezzo alla vita. Non possiamo più permetterci morti, malattie e sofferenza. E’ il momento di dire basta! E’ il momento di essere uomini di coscienza prima che professionisti. Basta poco, solo passarsi la mano per la coscienza. E se questa mobilitazione risulterà vana, dovranno passarci addosso prima di entrare nelle nostre terre.”

Andrea Palumbo