Dopo i tanti annunci del premier Matteo Renzi il prossimo 3 Marzo, la riforma della Buona Scuola è in dirittura d’arrivo e Il 3 marzo il Governo emanerà un decreto legge e avvierà la discussione su un disegno di legge.
Da chiarire l’attesissimo piano straordinario di assunzioni,cardine del progetto.
Ancora, la formazione degli insegnanti del futuro, l’alternanza scuola-lavoro, la digitalizzazione, l’edilizia scolastica. E pure le detrazioni per le scuole paritarie, al centro di una polemica tra i diversi schieramenti politici. Da chiarire l’attesissimo piano straordinario di assunzioni,cardine del progetto. Ancora, la formazione degli insegnanti del futuro, l’alternanza scuola-lavoro, la digitalizzazione, l’edilizia scolastica. E pure le detrazioni per le scuole paritarie, al centro di una polemica tra i diversi schieramenti politici.
Protesta l’Unione degli Studenti che il 12 Marzo chiama a mobilitarsi nelle piazze tutti gli studenti che durante l’autunno hanno mostrato la propria contrarietà al piano scuola di Renzi. 
Per l’occasione abbiamo intervistato il Coordinatore Nazionale dell’Unione degli Studenti, Danilo Lampis.

Ciao Danilo, il 12 Marzo tornate nelle piazze per dire no alla Buona Scuola di Renzi. Concretamente quali sono i rischi che comporterebbe questa Riforma per il mondo dell’istruzione?
”Siamo ad una svolta storica. La scuola potrebbe cambiare radicalmente se passasse il progetto di riforma renziano. Il Governo, senza attivare un vero processo di discussione democratica, ha tentanto di fotografare con la consultazione un’idea inesistente di scuola nella società. I processi si costruiscono e si alimentano dando spazio ai diversi soggetti che vivono le scuole ogni giorno, non calando dall’alto un progetto che non risponde a nessun bisogno reale. All’interno dei pilastri della riforma si evidenzia una nuova natura dell’istituzione scolastica. Essa diverrà sempre più intesa come un servizio funzionale alle esigenze del tessuto produttivo del territorio, dell’azienda “della porta accanto”. Una scuola che, essendo intesa come un servizio, sul quale le famiglie dovrebbero investire, diverrà sempre più costosa e dipendente dai finanziamenti del privato di turno. Ciò imporrà anche una riconfigurazione della governance, spostando inevitabilmente il potere nelle mani del Dirigente Scolastico che, per poter garantire un’offerta formativa degna, dovrà trasformarsi in procacciatore di investimenti, rendendo al contempo la sua scuola appetibile e in linea con i parametri valutativi centralizzati. Ecco un altro punto altrettanto importante: la valutazione. Rischia di imporsi una cultura della valutazione totalmente dannosa. Si pensa alla valutazione come dispositivo per oggettivare, classificare e distribuire conseguentemente le risorse. Ma la valutazione non può essere questo, non può far rima con la punizione. Invece oggi si vuole imporre una valutazione di sistema, peraltro già presente e pervasiva, totalmente incapace di leggere i contesti socio-economici nella quale essa opera, ma in grado unicamente di schedare, di misurare la produttività del “settore” e di instillare la competizione. Continua inoltre a permanere e ad essere favorita un’idea della valutazione individuale inutile e svilente. I destinatari della valutazione non sono gli studenti o gli altri soggetti del mondo della formazione, a cui tra l’altro viene preclusa la possibilità di individuare e comprendere i propri punti di forza e di debolezza. I destinatari diverranno sempre più i soggetti esterni, in un rapporto falsato tra scuola e territorio. Buona parte della retorica renziana si è giocata su questo aspetto. Noi vogliamo una scuola dell’autonomia, capace di leggere e modificare il tessuto sociale, presidio di democrazia e cittadinanza, sempre aperta e al centro del territorio. Loro immaginano invece una scuola schiava delle distorsioni del territorio. La connessione tra scuola e territorio per il Governo si trasforma subito in connessione tra scuola e lavoro. Poco importa che il lavoro sia rispondente agli obiettivi formativi e didattici della scuola, a criteri e parametri come gli investimenti in ricerca, la sicurezza dei lavoratori, la sostenibilità ambientale, il livello di tutele e diritti. Importa soltanto che il tessuto imprenditoriale nostrano trovi manodopera gratuita “just in time” e dequalificata. Si favorisce lo strumento dell’apprendistato, rendendolo ancora meno formativo, invece di riqualificare l’alternanza scuola lavoro. Nel 2015 non possiamo avere come ambizione quella di imparare il “mestiere”, bensì quella di intendere l’alternanza come un’opportunità soltanto se qualificata, formativa, in grado di coniugare al meglio sapere e saper fare, costruita collegialmente da studenti e docenti, adeguatamente finanziata e sopratutto diffusa in tutti gli indirizzi, compresi gli scientifici e i classici. La linea del Governo è quella di rispondere alle esigenze di un tessuto imprenditoriale che oggi, lo conferma il Jobs Act, richiede soltanto basse competenze e precarietà. La scuola potrebbe invece diventare il fulcro per un ripensamento dei modelli produttivi, che cresce studenti in grado di reinventarsi e sopratutto padroneggiare il lavoro.
Il Governo, con questa riforma, ristrutturerà un pezzo di sistema formativo in chiave neoliberista. Sull’università il processo è già avanzato, dopo la riforma Gelmini del 2010. Tale processo lo si vuole portare a compimento anche nelle nostre scuole, che si dovrebbero trasformare in imprenditrici di se stesse pur di sopravvivere, mandando in soffitta ogni idea di scuola laica, indipendente e gratuita per la quale tanti soggetti si son battuti per anni.
Il 12 marzo non torneremo nelle piazze del Paese soltanto per bloccare questo progetto vecchio e già visto, ma anche per costruire un’alternativa che parta dal diritto allo studio, da investimenti, da una riforma dei cicli scolastici, della didattica, del sistema di valutazione, di una nuova alternanza. Ma il 12 è una giornata che non si limita a questo. Oggi dobbiamo prendere parola contro la precarietà e l’austerità, dispositivi della governance a livello europeo per garantire un’erosione del reddito e dei diritti. Siamo complici alla battaglia del popolo greco contro i diktat della Troika e vogliamo costruire, a partire dalle piazze del 12, un percorso di mobilitazione transnazionale che veda nella giornata del 18 marzo, quando i movimenti della coalizione Blockupy proveranno a bloccare l’inaugurazione della Eurotower della BCE a Francoforte, il primo passo per rovesciare un modello d’Europa fondato sui profitti delle élites finanziarie e politiche. Un 12 marzo dunque che serva per innescare una miccia per il cambiamento a livello europeo, perché anche quando si parla di scuola e università occorre sempre guardare oltre i confini nazionali”.

Da un po’ di tempo come Unione degli Studenti vi siete dichiarati a favore della Lip. Ci spieghi cosa prevede?
”Dopo il fallimento della consultazione renziana ci siamo presi la responsabilità di individuare un’alternativa all’idea di scuola propugnata dal Governo. Pensiamo che questo proposito non sia tanto connesso all’esigenza pur importante di contrapporre in sede parlamentare una proposta di legge alternativa a quella renziana, quanto all’esigenza di aprire un processo di discussione dal basso, scuola dopo scuola, per costruire un’idea alternativa vera.
Da anni esiste una legge d’iniziativa popolare, completamente alternativa alle linee guida del Governo, depositata in Parlamento ma lasciata nei cassetti senza essere discussa. Discussa per mesi attraverso incontri sui territori, la Lip (Legge Iniziativa Popolare) Scuola è una proposta di legge sottoscritta da oltre centomila cittadini che nel 2005, ai tempi del forte movimento nato per ottenere l’abrogazione della riforma Moratti, hanno accompagnato la protesta con una proposta seria, innovativa sul piano pedagogico, didattico e giuridico. L’oggetto della proposta di legge è stato importante quanto il metodo di lavoro adottato per scriverla: la Lip è nata dal basso, senza deleghe, ricercando la più ampia partecipazione. Migliaia di persone hanno messo in comune con pazienza saperi, esperienze, sogni per una scuola capace di mettersi in discussione, di costruire prima di tutto cittadinanza attiva senza seguire le necessità del mercato del lavoro. Per questo la proposta utilizza il linguaggio della pedagogia e non quello del mercato; per questo oggi alimentiamo la campagna “Aggiorniamo la Lip” con l’obiettivo di attualizzarla, approfondirla, renderla ulteriormente condivisa e al passo con i nuovi bisogni e le nuove esigenze in primis degli studenti. Questa legge, seppur migliorabile, contiene tanti principi anche stringenti che da sempre sosteniamo come: l’idea di un diritto allo studio universale; l’elevamento degli investimenti in istruzione al 6% del Pil; l’estensione dell’obbligo scolastico ai 18 anni; l’abbassamento della soglia degli studenti per classe a 22 persone; programmi moderni ed efficaci, modulati a seconda del contesto e delle esigenze di ognuno; l’implementazione della partecipazione alla gestione della scuola da parte di tutte le componenti, in primis quella studentesca; un piano straordinario per l’edilizia scolastica; l’autovalutazione democratica per un miglioramento continuo e tanti altri obiettivi che potrete leggere nell’articolato della legge che proprio in questi giorni stiamo emendando. Ma vogliamo sfidare il Governo anche sul piano del dibattito in merito alle priorità sull’istruzione. Noi ne abbiamo elaborate cinque, senza le quali non si riuscirà mai a costruire un’Altra Scuola: finanziamenti, diritto allo studio, alternanza scuola lavoro di qualità, edilizia scolastica e una radicale riforma della valutazione”.

Il Governo sembra essere favorevole a sgravi fiscali per le scuole paritarie. Si dice che questo porterebbe a nuovi posti di lavoro … Dobbiamo crederci?
“Le dichiarazioni del sottosegretario Toccafondi, sostenute guarda caso da una lettera firmata da 44 parlamentari di maggioranza, che sostengono la necessità di restituire la dignità alle scuole paritarie private, è semplicemente allucinante. Pensare che oggi la priorità da tutelare sia quella di favorire chi frequenta le scuola private significa dare uno schiaffo a coloro che oggi frequentano e sostengono la scuola pubblica, vessata da anni di tagli. Non accettiamo ulteriori sgravi alle scuole private attraverso la detrazione fiscale, buoni scuola e nuovi finanziamenti. Si pensasse piuttosto a restituire la dignità alla scuola pubblica statale, non lasciandola in mano al volontarismo, ma destinando ad essa ingenti finanziamenti in grado di qualificarla e renderla realmente gratuita. Per noi su questo punto non di discute, ma siamo pronti anche a consigliare delle modifiche alla legge legge 62/2000, prevedendo la separazione tra scuole private e scuole pubbliche non statali, in modo tale che si possano azzerare i finanziamenti alle private senza danneggiare le scuole pubbliche non statali che rientrano ad oggi tra le paritarie, come gli asili nido comunali”.

Renzi solo alcuni mesi fa sembrava mettere al al centro del suo programma il piano edilizia scolastica #Scuolenuove, #Scuolesicure e #Scuolebelle, eppure risorse ancora non se ne vedono e gli istituti come svelato anche in recentemente una nota trasmissione televisiva, versano in condizioni pessime.
“Siamo tristemente abituati all’annuncite cronica di Renzi, ma non ci vogliamo abituare alla paura di entrare nelle scuole per le condizioni disastrose in cui versano a livello edilizio. I crolli si susseguono ma la tabella di marcia del Governo, tanto acclamata, si discosta nella realtà dai tempi e dai finanziamenti previsti: i cantieri che sarebbero dovuti partire dallo scorso luglio con 1 miliardo di risorse sono invece partiti a singhiozzo e hanno a disposizione solo 748 milioni di euro. Continuiamo a denunciare inoltre l’inadeguatezza dei fondi rispetto alle condizioni reali di sicurezza delle scuole. Pretendiamo pertanto un piano pluriennali straordinario di almeno 13 miliardi di euro, come stimato dalla Protezione Civile. In attesa della pubblicazione dei dati relativi all’Anagrafe dell’edilizia scolastica, attesi da 18 anni, siamo pronti a lanciare la nostra campagna nazionale sull’edilizia scolastica “A misura di studente” non solo per pretendere la messa in sicurezza e la messa a norma degli edifici scolastici, ma anche per esigere edifici scolastici realmente inclusivi che consentano un miglioramento dell’offerta formativa e della didattica, nonchè l’avvio di meccanismi di riappropriazione dell’ambiente scolastico e di riqualificazione territoriale su tutto il territorio nazionale. I problemi sono tanti: risorse insufficienti, tempi dilatati, gestione centralistica degli interventi, i vincoli del patto di stabilità, anni di tagli agli stanziamenti da utilizzare per gli investimenti di carattere strutturale. Sono alcuni dei motivi principali per cui lo Stato non è ancora riuscito a fornire soluzioni a questo annoso problema. E’ tempo di una svolta radicale”.

Ecco il materiale informativo a cura dell’Unione degli Studenti verso la data del 12 Marzo: http://www.unionedeglistudenti.net/sito/il-12-marzo-in-piazza-non-un-passo-indietro-scarica-i-materiali/

Si ringrazia Danilo Lampis e l’Unione degli Studenti per la cortesia e la disponibilità.

Pasquale De Laurentis
@pasqdelaurentis

CONDIVIDI
Articolo precedenteUSB: “Vogliamo soluzioni per l’amianto nelle scuole”
Articolo successivoSan Giorgio a Cremano, il M5S presenta le proprie denunce al commissario prefettizio
Nasce a Napoli. Consegue il diploma al Liceo Classico Giuseppe Garibaldi di Napoli. E’ qui eletto rappresentante d’istituto dal 2004/2005 al 2008/2009. È cofondatore del giornale scolastico “L’Idea”. Nel settembre 2008, insieme ad altri componenti del Comitato Studentesco, è ospite in uno speciale del Tg di Italia Mia dedicato alla scuola, al quale partecipano gli assessori all’istruzione Gabriele, Cortese e Rispoli. Nel 2005 inoltre, diviene il responsabile provinciale di Napoli dell'Unione degli Studenti, dove è protagonista di numerose battaglie contro l’allora Ministro dell’Istruzione Letizia Moratti. Nel 2008 partecipa attivamente al movimento studentesco dell'Onda, mentre nel 2009 si iscrive al corso di laurea in Scienze Politiche presso l'Università degli studi di Napoli l’Orientale. Da sempre grande appassionato del mondo radiofonico, nel Febbraio del 2012, è cofondatore con Lorenzo Russo di Radio TIN, evolutosi in seguito nel blog Tin Napoli. Nel Giugno del 2013 collabora con la web radio locale RadioSca, dove conduce quattro appuntamenti di Generazione X, il programma da lui ideato, insieme a Lorenzo Russo. Il 12, 13, 14 e 15 Giugno 2014, prende parte al corso di conduzione radiofonica, presso Radio Crc Targato Italia, con insegnanti Max Poli e Rosaria Renna. Da Aprile 2014 inizia a collaborare con il periodico online Libero Pensiero News, dove dal Settembre dello stesso anno assume l'incarico di coordinatore della sezione locale di Napoli e Provincia. Da Aprile 2015 intraprende la collaborazione con Radio Amore Napoli come inviato. Nel Novembre 2015 è cordinatore del ciclo di seminari ''GIORNALISMO E NUOVA COMUNICAZIONE'' organizzato dalla Testata Giornalistica ''Libero Pensiero News'', insieme all'Unione degli Universitari presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell'Università degli studi di Napoli Federico II