E’ stato presentato alla Camera l’ottavo “Rapporto sulla sicurezza e insicurezza sociale in Italia e in Europa”, elaborato dalla compagnia Demos. I risultati descrivono, in breve, un clima di sfiducia e insicurezza diffuso, alimentato da più fattispecie. In particolar modo, emerge un elevato scetticismo dei cittadini del continente nei confronti dell’Unione Europea, le cui politiche economiche paiono sinonimo di instabilità e inoccupazione. L’utilizzo della moneta unica, inoltre, non trova ancora significato e giustificazione. I drammi dell’economia e l’inefficienza politica, poi, alimentano lo sconforto, infatti, è l’economia reale la chiave di lettura di tale ricerca. Non a caso, partiti come Syriza e Podemos hanno aumentato nettamente il proprio consenso. Importante, ma in secondo piano, vi è la crescente paura dello straniero, in accordo con gli sbarchi clandestini e le recenti manifestazioni terroristiche.

LA TERRA DI MEZZO

Un brillante paragone è fornito dal sociologo Ilvo Diamanti, che ha partecipato alla ricerca. Egli afferma che: “L’impressione che si ricava, scorrendo i dati e le analisi raccolti, (..) è che siamo finiti in una “terra di mezzo”. La regione descritta da Tolkien, nel “Signore degli anelli”. Luogo di conflitti e di paure. Appunto. Ma anche di resistenza e di reazioni“.

Infatti, lo stesso spiega che: “Nonostante tutto, non si assiste alla drammatizzazione del sentimento sociale. (..) Le paure non si traducono in Paura. (..) I flussi migratori, che continuano, incessanti, hanno alimentato una crescita della tensione, fra gli italiani. (..) prioritaria per il 3% degli italiani. Molto poco, in assoluto. (..) In testa, si confermano le emergenze globali (76%), insieme a quelle economiche e all’insicurezza politica (fra 60 e 70%). Accentuata dalle vicende legate alla corruzione politica. Il Mose, l’Expo e Mafia Capitale. “Paure”, come si è detto, che pervadono gran parte della popolazione. Infine, le paure legate alla criminalità. Comunque, sempre elevate (44%).” 

priorità
Grafico 1 – Priorità dei cittadini dell’Unione Europea, per Stato di appartenenza

EURO SCETTICISMO

fiducia nell euro
Grafico 2 – Fiducia nell’Unione Europea, per Stato di appartenenza

 La fiducia verso l’Unione Europea non è omogenea, infatti, come illustra il Grafico 2, oscilla tra il 27,4% dell’Italia, al 53,4% della Germania. In Gran Bretagna, oltre che nel Bel Paese, è ai minimi, mentre si assesta intorno al 40% negli altri Stati di interesse (Francia, Spagna, Polonia). Per quanto concerne il gradimento riguardo la moneta unica, è tra i tedeschi che si riscontra la percentuale più bassa, infatti per il 36,8% l’Euro comporta solo complicazioni e dovrebbe essere abbandonata, con solo il 13% che ritiene che abbia prodotto e produrrà solo vantaggi. Difatti, in Germania è viva la nostalgia del Marco e della sua forza economica. In Francia e Spagna vi è la fiducia più alta verso l’utilità della moneta, con una proporzione di contrari tra il 23 e 24%. Ad ogni modo, in ogni Stato coinvolto (Francia, Germania, Spagna e Italia) la metà della popolazione circa ritiene l’Euro necessaria all’Europa, nonostante stia creando qualche complicazione (Grafico 3). In Gran Bretagna e Polonia, Stati che non adottano l’Euro, la percentuale di contrari all’ingresso è nettamente alta. Tra i Britannici, solo il 13,1% è favorevole, in Polonia il 14,6, e l’83,6% è contrario, in Polonia il 70,9%. In definitiva, come annunciato, l’Euro non è affatto ben percepita dai cittadini, infatti, se in Italia, essa è intesa come un simbolo della crisi, da cui le campagne No Euro di partiti come Lega Nord e Movimento 5 Stelle (Grafico 4).

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Grafico 3 – Fiducia nell’Euro, per Stato di appartenenza. Nota: a sinistragli  Stati che già adottano l’Euro, viceversa a destra.

 

euro ita
Grafico 4 – Fiducia nell’Euro in Italia, per partito di appartenenza.

 

Fabio Fin

Fonti: Ottavo Rapporto sulla sicurezza e l’insicurezza sociale in Italia e in Europa di Febbraio 2015.
Nota metodologica: Il Rapporto sulla sicurezza in Italia e in Europa, giunto alla ottava edizione, è una iniziativa di Demos & Pi, Osservatorio di Pavia e Fondazione Unipolis. Il Rapporto è diretto da Ilvo Diamanti e si basa su due distinte ricerche.