L’Agenzia Europea per l’Ambiente ha da poco rilasciato un nuovo rapporto, il “SOER 2015”, sullo stato di salute e le prospettive future del continente.

Il documento, stilato in collaborazione con la Commissione Europea nel corso degli ultimi mesi, mira nella fattispecie a comporre una valutazione sulle condizioni attuali dell’ambiente e sull’efficacia delle misure attuate fino ad ora nel rispetto di parametri e target che l’Unione stessa intende prefissarsi.

Come di solito avviene in questi casi, la relazione finale contiene passaggi in chiaroscuro e si prodiga di velare le preoccupazioni attraverso una visione edulcorata dei progressi raggiunti finora:

“Le politiche ambientali e climatiche dell’Europa hanno fornito benefici sostanziali, migliorando l’ambiente e la qualità della vita, dando impulso al contempo all’innovazione, alla creazione di posti di lavoro e alla crescita. Nonostante questi successi, l’Europa si trova ancora a dover affrontare una serie di sfide ambientali in costante aumento”.

L’obiettivo di fondo dichiarato, in sintesi, è quello di rispettare e realizzare le condizioni affinché la “Visione 2050” dell’Unione Europea ci consenta di “vivere bene” nel nostro pianeta, rispettandone i limiti e le risorse. Il SOER parla chiaro: nonostante i progressi raggiunti, siamo ancora ben lontani dal centrare questo obiettivo, e sarà necessario fin da subito implementare politiche più incisive e coraggiose, seguendo in particolare sette linee-guida fondamentali:

– cambiare il contesto delle politiche ambientali dell’Unione Europea;

– contestualizzare l’ambiente in una prospettiva più ampia;

– proteggere, conservare e potenziare il capitale di risorse naturali;

– mirare all’efficienza nello sfruttamento delle risorse e ad un’economia a basso tasso di carbone;

– salvaguardare la salute umana dai rischi derivanti dall’inquinamento;

– comprendere appieno le sfide sistemiche cui l’Europa va incontro;

– rispondere a tali sfide passando da una visione d’insieme a un complesso di misure concrete ed efficaci per guidare il continente verso una transizione ecologica.

In particolare, il rapporto si sofferma sulla necessità di tutelare la biodiversità, messa seriamente a repentaglio da pratiche quali la pesca eccessiva, l’agricoltura industriale e l’inquinamento delle falde; sulla necessità di compiere ulteriori sforzi in tema di raccolta differenziata (giunta al 29%) e di riutilizzo dei rifiuti; sull’importanza di scommettere sulla diversificazione delle fonti di energia attraverso investimenti e innovazioni in grado di sganciare l’economia dalla dipendenza da combustibili fossili: paradossalmente, in questo la crisi finanziaria del 2008 ha giocato un ruolo importante, riducendo produzione e consumi e, di conseguenza, anche l’inquinamento.

Le parole a margine del direttore esecutivo dell’Agenzia, Hans Bruyninckx, lasciano del resto poco spazio all’interpretazione: “La nostra analisi mostra che le politiche europee hanno affrontato con successo le numerose sfide ambientali nel corso degli anni. Tuttavia, evidenzia al tempo stesso che continuiamo a danneggiare i sistemi naturali che sostengono la nostra prosperità”.

Emanuele Tanzilli
@EmaTanzilli