Vista del frontone centrale d'ingresso, con le 3 statue e le cupole
Vista del frontone centrale d’ingresso, con le tre statue e il cupolone

La basilica di San Francesco di Paola a Napoli, in piazza del Plebiscito, è un piccolo Pantheon napoletano di gusto neoclassico. Fu voluta da Ferdinando I di Borbone nel 1816, come ex-voto fatto al santo, per la riconquista della capitale del Regno delle Due Sicilie, occupata in precedenza dai francesi. Infatti al periodo francese risale il Gran Foro Gioacchino, opera di Leopoldo Laperuta, architetto di Portici grazie al quale possiamo ammirare l’attuale piazza del Plebiscito e il porticato circolare, entro cui è inglobata la basilica. Ciò vide però l’abbattimento di una preesistente chiesa quella di San Luigi di Palazzo ascrivibile al periodo angioino. Il sovrano dunque nel 1816 riacquistato il potere lo consolidò in chiave religiosa, “vestendo” l’architettura neoclassica della basilica con significati cattolici. Avviata la costruzione della nuova chiesa, progetto affidato ad un altro architett: Pietro Bianchi, si provvide anche ad esemplare il nuovo Foro Ferdinandeo sul modello del San Pietro e del Pantheon di  Roma. Progetto che si concluse, infine, con la collocazione delle due statue equestri monumentali, di Ferdinando I e Carlo III, rispettivamente di Antonio Calì e di Antonio Canova.

interno della chiesa, vista dell'altare maggiore
interno della chiesa, vista dell’altare maggiore e  delle due statue, il San Giovanni Evangelista del Tenerani e  il San Matteo del Finelli

La basilica di San Francesco di Paola può ben definirsi un piccolo Pantheon napoletano: infatti l’edificio è a pianta centrale, con un’ampia rotonda fiancheggiata da due cappelle semicircolari minori, sovrastate da tre cupole, di cui quella centrale impostata su tamburo. La basilica è dunque inglobata nel porticato, preceduta da un vestibolo composto da sei colonne di ordine ionico, che sorreggono un frontone triangolare. Al di sopra del frontone sono poste, secondo il progetto iconografico del Bianchi, le statue della Religione eseguita dall’olandese Schweickle, tra il San Luigi re di Francia a destra dello stesso e a sinistra abbiamo il San Francesco di Paola, di Giuseppe del Nero. Il progetto dunque comprendeva anche le decorazioni dei due loggiati laterali del porticato con le statue delle otto Virtù teologali e cardinali, portate a termine entro i primi anni ’20 dell’Ottocento nonché dei due leoni egizi in marmo, posti al termine della scalinata. L’architetto Bianchi eseguì anche i disegni preparatori delle colossali statue da collocare all’interno dell’edificio. Passarono però alcuni anni tra il completamento della decorazione plastica esterna dell’edificio e quella interna. Dunque si decise di affidare il lavoro plastico interno a scultori già affermatisi in quegli anni, quali: Tito Angelini, Tommaso Arnaud, Angelo Solari, i fratelli  e Gennaro Calì, Giuseppe de Fabris, Carlo Finelli e il carrarese Pietro Tenerani. Quest’ultimo in modo particolare fu il massimo esponente del purismo, caratteristica che accomuna stilisticamente tutte e otto le statue dell’invaso centrale. La basilica di San Francesco di Paola fu inaugurata il 24 dicembre del 1836 da Ferdinando II, nipote di Ferdinando I  ma, secondo una descrizione dell’epoca, nel 1839, le otto statue, rispettivamente dei quattro Dottori della Chiesa e dei quattro Evangelisti, ancora non erano poste nella loro collocazione definitiva, si leggeva infatti che sulle basi vi erano posti dei candelabri. Il Foro Ferdinandeo venne  descritto da molte cronache del tempo sia in chiave positiva quale trionfo del neoclassicismo, sia in chiave negativa quale scadente imitazione del Pantheon di Roma.

La signora Virginia Garelli, giunta a Napoli dopo le nozze visse in mezzo agli artisti di quel periodo, considerato ormai tramontato e di cui, però, la basilica di S. Francesco di Paola era una delle manifestazioni più complete. In una lettera al padre riportava il giudizio di chi ammirava questa importante opera d’arte, al tempo della sua inaugurazione. In contrasto con i contemporanei napoletani lei, invece,  ne loda la somiglianza con il Pantheon e la basilica di San Pietro: “poiché ciò la rende adatta al tempo della preghiera”, caratteristica che non riscontrava nelle altre chiese di Napoli. Descrivendo la decorazione interna Virginia ammirava la ricchezza di statue e marmi e in particolar modo apprezzava le opere scultoree del Tenerani e del Fienelli, concludendo che per quanto riguarda la scultura i napoletani hanno superato i romani; ciò che più di tutto stupì Virginia fu la collocazione della basilica: 

“Squell’angolo di mare e di vulcano che le è carissimo, poiché perfino il Pantheon non ha davanti sì vasto ambiente, quantunque racchiuda le memorie del nostro Agrippa, dei Carracci, di Mengs e del nostro Raffaello”.

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Rossella Mercurio