È un Beppe Grillo in grande spolvero quello dell’intervista pubblicata questa mattina dal Corriere della Sera. Un uomo che accantonato il ruolo di leader del Movimento Cinque Stelle non esita ad ammettere di aver sbagliato riguardo alcune strategie passate, e che pur mantenendo il piglio da frontman che lo ha contraddistinto nella sua cavalcata politica annuncia cambiamenti per le modalità delle prossime elezioni regionali: «Le piazze non funzionano più. Resteremo sotto il palco, staremo a contatto con la gente. Io già faccio gli autogrill, mi sento un attivista come lo ero nel 2005-2006».

Nonostante egli sia stato formalmente affiancato dal “direttorio dei cinque”, che ha facilitato l’emergere dei personaggi oggi più in evidenza del movimento, come Di Maio e Di Battista, è innegabile che Grillo rivesta ancora oggi un ruolo di assoluta importanza per quanto riguarda l’immagine pubblica dei pentastellati, ed è per questo che le sue dichiarazioni meritano sempre grandi attenzioni.

L’ex-leader ha inizialmente raccontato al cronista del Corriere il primo incontro con Mattarella: «In questa occasione Mattarella mi è sembrato una persona gentile, sensibile ai temi del Movimento. […] Abbiamo speso tempo per far capire al presidente che non sono come mi descrivono, quello che urla, e credo sia rimasto piacevolmente sorpreso».

Ha poi ribadito nel corso dell’intervista la sua apertura al dialogo su uno dei temi maggiormente sentiti dal movimento: il reddito di cittadinanza.
Come spiega, «sono 780 euro al mese, ma varia a secondo del numero dei componenti familiari. Penso a una coppia con figli, lei casalinga: gli si potrà garantire 1.200-1.300 euro. Nel frattempo chi ne usufruisce segue un percorso con lo Stato. Gli si offrono due-tre lavori, se non li accetta, perde il reddito». Dunque non una sorta di “pensione anticipata”, ma un aiuto delle istituzioni per i cittadini da poco licenziati, che dovranno comunque seguire uno dei tre percorsi indicati dagli operatori statali prima di perdere la possibilità di usufruire di un tale sostegno economico, che Grillo ritiene ancora più necessario in tempi di Jobs Act: «un conto è che puoi licenziare con il Jobs act che si abbatte come una scure con alle spalle il reddito di cittadinanza, un altro conto senza».

Per le coperture della desiderata manovra cita poi alcune attuali spese che potrebbero essere tagliate, come i 45 miliardi stanziati per gli armamenti e i 20 miliardi per la formazione professionale, oltre a quanto speso per il gioco d’azzardo e gli enormi introiti che si potrebbero ricavare da un’imposta patrimoniale: «(ci sono) persone che hanno 2-3 milioni di euro di reddito. Se gli prendi lo 0,5-l’1% a questo scopo non credo siano contrari. Ne discuteremo anche con la CEI…».
Riguardo la possibilità che anche altri partiti possano concorrere ad una legiferazione su tale tema, come SEL e PD, Grillo si dice prontissimo al confronto, ed anzi «contento che se ne parli».

L’intervista ha poi toccato numerose altre questioni care all’attivista genovese, come la riforma della Rai, argomento di estrema attualità vista l’offerta Mediaset di 1,2 miliardi per rilevare Rai Way. Anche riguardo l’estromissione dei partiti dal servizio pubblico Grillo si è dimostrato più che mai disposto a negoziare una soluzione con gli altri partiti, ma purchè non si tratti solo di un rimedio di facciata, ed avanza critiche verso la gestione della sopracitata trattativa, dichiarandosi sorpreso nello scoprire che «Ei Towers (la società controllata da Mediaset che sta cercando di acquisire Rai Way, ndr) abbia una struttura congegnata esattamente come Rai Way. Non è un caso: è scandaloso, vuol dire che era già tutto preparato».

In chiusura ha poi ancora il tempo di auspicare l’appoggio di Papa Francesco per un ritocco dell’otto per mille: «Ne discuteremo, ma credo che papa Francesco sarà sulla nostra stessa lunghezza d’onda». E guardando al passato ammette di aver sbagliato riguardo l’iniziale divieto dei parlamentari pentastellati di apparire in televisione: «Sono sempre contrario ai talk show, ma ognuno è libero di scegliere il da farsi. Alla tv credo meno perché siamo un Movimento nato in Rete però capisco che ci sia una fetta di elettorato che si informa con i canali tradizionali. Può essere che forse abbia sbagliato io».

Valerio Santori

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Nasce a Roma il 9/5/1995 e tutt'oggi vive beatamente. Studia Comunicazione, tecnologie e culture digitali presso l'Università La Sapienza di Roma. Fedele a Pasolini, Stanis La Rochelle e pochi altri. Per contattarlo: valerio.santori@virgilio.it