Non c’è pace per i disegni di legge su corruzione e prescrizione al Senato.

Per il ddl anticorruzione presentato dal Presidente del Senato Piero Grasso, infatti, slitteranno i tempi: l’arrivo del testo in Aula è stato calendarizzato dalla conferenza dei capigruppo tra il 17 ed il 19 marzo, mentre inizialmente era previsto per la giornata odierna, e nella Commissione giustizia di Palazzo Madama i lavori procedono a rilento.
Nella seduta di martedì 3, infatti, è stato approvato un solo articolo ed uno è stato bocciato, mentre diversi emendamenti sono stati ritirati.

A sollevare polemica è in particolare il senatore del Movimento Cinque Stelle Enrico Cappelletti, il quale in un’intervista a il Fatto Quotidiano lamenta che gli emendamenti grillini durante la seduta di mercoledì 4 siano stati sbeffeggiati con tanto di risate dalla maggioranza. Leggendo il resoconto ufficiale della seduta dagli atti del Senato, tuttavia, risulta che i tempi siano stati dilazionati dal presidente della Commissione Francesco Nitto Palma (FI) in risposta alla diffusione alla stampa di un emendamento governativo non ancora trasmesso alla Commisione, cosa che avrebbe impedito di presentare in tempo utile sottoemendamenti e controemendamenti. Ciò che emerge dal dibattito è la non adeguata conoscenza, da parte del senatore pentastellato, del quadro normativo preesistente e di quello in via di modifica e delle esigenze giuridiche. Nella medesima casistica rientrano anche gli interventi del senatore ed avvocato Maurizio Buccarella (M5S), la cui conoscenza tecnica è stata confutata dai componenti di maggioranza della Commissione.

L’emendamento della discordia, tuttora allo studio di Matteo Renzi con i ministri Poletti, Guidi e Boschi, riguarda il falso in bilancio: in ballo ci sono gli interessi delle aziende, oltre probabilmente alla mancanza di una seria volontà di modificare la normativa che è stata alleggerita tra il 2002, il 2005 ed il 2010, sotto i governi presieduti da Silvio Berlusconi. Il testo, tuttavia, potrà arrivare in Aula anche senza che la Commissione abbia completato il suo lavoro, secondo quanto votato ieri dalla Commissione stessa.

È battaglia interna, invece, nella maggioranza per quanto riguarda il ddl sulla prescrizione, in esame in Commissione Giustizia alla Camera.

Il titolare del Viminale e leader del Nuovo CentroDestra, Angelino Alfano, ha infatti specificato che sul testo ci sono «posizioni diverse su alcuni aspetti» rispetto al PD, ma che comunque «siamo vicinissimi a un accordo» che il ministro dell’Interno sta cercando «con il ministro Boschi, sulla prescrizione».

Il testo aumenterebbe della metà i tempi di prescrizione dei reati di corruzione, portandoli ad un massimo di 18 anni.
L’idea non piace a UDC, NCD, Forza Italia e M5S: per Stefania Prestigiacomo (FI) è «un’idea strampalata», mentre Luigi Di Maio (M5S) sostiene che «sull’anticorruzione serve una legge vera, senza emendamenti al ribasso che vanificano l’effetto del provvedimento». Parla anche il viceministro della Giustizia, Enrico Costa (NCD), che si dice «ottimista che si troverà un serio punto d’incontro: sì alla prescrizione lunga, ma non eterna. È essenziale velocizzare i tempi dei processi».

Simone Moricca