“Quando un napoletano è felice per qualche ragione, invece di pagare un solo caffè, quello che berrebbe lui, ne paga due, uno per sé e uno per il cliente che viene dopo. È come offrire un caffè al resto del mondo…” Così De Crescenzo descrive una pratica filantropica e solidale della tradizione napoletana che si diffonde soprattutto durante la seconda guerra mondiale e che continua ancora oggi. Se qualche anno fa a Napoli si poteva chiedere, o lasciare, un caffè sospeso, oggi questa tradizione si è diffusa in tutta Italia e non solo.

Il caffè a Napoli, si sa, non si beve per rimanere svegli ma per rimanere allegri. Il caffè è un incontro coi pensieri, una buona scusa per fare due chiacchiere, un modo per sdebitarsi per un favore chiesto. Ma il caffè diventa anche momento di solidarietà sincera, se si parla di caffè sospeso. Il caffè a Napoli è ‘na necessità. Senza caffè la giornata non può iniziare bene. E quindi, quando il napoletano vuole cominciare la giornata compiendo una buona azione offre un sorso di allegria per chiunque vorrà richiederlo. Il caffè sospeso è ormai entrato nell’immaginario comune delle tradizioni napoletane, come la pizza, come il presepe. E proprio come quest’ultime, la pratica del caffè sospeso è stata esportata in tutt’Europa e nel mondo. Esiste, infatti, una “Rete del caffè sospeso” italiana che si occupa di assistenza di mutuo soccorso partendo proprio dall’idea di offrire un caffè ad uno sconosciuto e che ha istituito il 10 Dicembre la “Giornata del caffè sospeso”. Dal primo trimestre del 2012 l’organizzazione Onlus 1 Caffè cerca di riproporre questa tradizione a scopo benefico e su base volontaria.

Ad oggi, molti sono coloro che hanno aderito alla rete di coffeesharing. La famosa catena di Seattle, Sturbucks, ha infatti adottato l’idea napoletana ed il suspended coffee sembra avere decisamente successo. La solidarietà napoletana continua a fare scuola e in un’epoca dove tutto è condivisibile, perdendo quasi il senso vero di questa parola, a Napoli si ritrova il significato più alto e profondo del termine condivisione: “offrire del proprio ad altri”. Il napoletano con un caffè sospeso dona un sorso di felicità.

Di seguito i bar e locali che a Napoli aderiscono alla “Rete del caffè sospeso”  (http://www.retedelcaffesospeso.com/):

  • “Bar Settebello”

           Via Benedetto Croce 8

  • “Gran Caffè Grambrinus”

           Via Chiaia 1

  • “Caffè Letterario IntraMoenia”

          Piazza Bellini 70

  • “Gran Caffè La Caffettiera”

           Piazza dei Martiri 25

  • “Galleria Nea”

          via Costantinopoli 52

  • “Caffè San Lorenzo”

          Via dei Tribunali 83/84

  • “Caffè Svelato”

          Via Francesco De Sanctis 18

Agnese Cavallo

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Agnese Cavallo, nasce a Napoli il 14 novembre 1985. Da sempre appassionata di classicità, da quando il padre le raccontava i miti greci e l’Odissea in lingua napoletana, decide che la letteratura e le materie umanistiche saranno il suo futuro. Si iscrive, così, al Liceo classico Quinto Orazio Flacco di Portici (Na) e continua l’esperienza umanistica alla Facoltà di Lettere Moderne della Federico II di Napoli. Consegue la Laurea triennale nel 2013 con 103/110, presentando una tesi sull’opera di Francesco Mastriani “i Vermi. Studi storici sulle classi pericolose in Napoli”, importante giornalista e scrittore di feullitton napoletano di fine ‘800. Il giornalismo, infatti, è da sempre una passione e, quasi, una vera missione. Convinta che i giornalisti siano spesso persone lontane dalla realtà, pronti, più che alla denuncia alla gogna mediatica, nei suoi articoli preferisce una sana soggettività volta all’etica e al sociale anziché un’oggettività moralistica e perbenista. Nel febbraio 2012 inizia la sua esperienza con il giornale “Libero Pensiero” prediligendo il sociale, la cronaca, la cultura e anche la politica. Il suo argomento preferito? Napoli, tra contraddizioni e bellezza.