“TRACCE DI CULTURA”: recensione della mostra “MATISSE, ARABESQUE”

Roma, scuderie del Quirinale, dal 4 marzo 2015- al 21 giugno 2015

 

Una grande mostra si è aperta a Roma alle scuderie del Quirinale dedicata ad Henrì Matisse che ripercorre le passioni esotiche del pittore tra il nord Africa e la Spagna, tra l’Italia e l’oriente; un lungo viaggio artistico descritto in questa mostra: “Matisse, arabesque”. Ricca di capolavori, un centinaio di opere, tutte da esplorare, tra cui cito “Ramo di pruno su fondo verde”, “Fruttiera ed edera in fiore”, entrambe degli anni quaranta del novecento e altre opere provenienti dai principali musei internazionali; la mostra è a cura di Ester Coen e vi si possono apprezzare anche altri due capolavori come “Marocchino in verde” dall’Hermitage di San Pietroburgo e “Zorah sulla terrazza” dal museo Pushkin di Mosca, che è uno dei quadri più celebri di Matisse e che all’epoca fece scandalo per l’inusualità della figura rappresentata.

Una bella collezione in mostra per illustrare l’importanza della decorazione arabesque e dell’orientalismo nell’arte di Matisse, una folgorazione per lui che gli permise di evolvere la sua arte. La mostra racconta appunto tutto il fascino che l’oriente esercitò sul grande artista francese, un rivoluzionario dell’arte del novecento che esplorò tutte le forme di arte per diventare poi un indipendente rispetto anche alle avanguardie che attraversavano il novecento, lontanissimo dal classicismo del secolo precedente e lontanissimo anche dalla destrutturazione del cubismo che vedeva in Picasso il suo creatore, anche se Matisse e Picasso furono anche amici e si confrontarono su tutta l’arte a casa dei collezionisti statunitensi Leo e Gertrude Stein.

I colori intensi di Matisse, l’eros che i nudi delle sue modelle trasudavano, liberarono le sue immagini artistiche dalla prospettiva ponendosi le immagini su un elevato piano fatto di visioni lineari e corpose che sembravano avere una propria vita all’interno dell’immagine stessa. Il tutto si giocava su uno spazio plastico e fermo che si allontanava dal semplice gesto decorativo. Questa mostra pone dunque l’attenzione sulla formidabile arte di Matisse che trovò nell’esotico oriente e nel mondo arabo una vera fonte di ispirazione, uno sbocco creativo primordiale, un ritorno all’arte nella sua essenza più autentica e a trovare una sinteticità cromatica che lo riportò addirittura alla opere di Giotto e dei cosiddetti “primitivi italiani”, ai “mosaici bizantini”, all’arte giapponese e non ultimo anche alla sinteticità di Paul Cezanne.

A Matisse interessava il piano dove si creava la visualizzazione artistica e i decori dell’oriente lo aiutarono molto in tal senso, gli permisero di far volare la sua arte e di darle una grande potenza visiva, come mai avrebbe potuto nell’arte classica. In questa mostra si possono inoltre apprezzare pezzi originali appartenuti e utilizzati dal maestro francese come stoffe, tessuti, tappeti, decorazioni vegetali tipiche del mondo ottomano in cui spiccava naturalmente l’arabesco, elemento decorativo che dà il titolo all’intera collezione di questa mostra. Il visitatore potrà così ammirare l’essenzialità e la linearità di Matisse in questa collezione della sua arte esposta alle scuderie del Quirinale.

Daniela Merola