Il presidente della Camera Laura Boldrini non ci sta a sentirsi accusata di aver travalicato un ruolo super partes che lei ritiene di esercitare nel migliore dei modi. In un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa ribadisce il suo pensiero rispondendo alle dichiarazioni di Matteo Renzi che l’ha accusata, senza mezzi termini, di essere uscita dal suo perimetro istituzionale.

Facciamo un passo indietro per inquadrare la questione che, per la prima volta in questa legislatura, mette uno contro l’altro il presidente del Consiglio dei ministri e il presidente della Camera dei deputati. Il tutto nasce dalle dichiarazioni della stessa Boldrini in occasione della paventata riforma della Rai per la quale il governo, percorrendo una linea orami abituale, ha deciso di ricorrere alla decretazione d’urgenza. La stortura, sottolineata da più parti, non è sfuggita al Presidente della Camera che ha dichiarato come Renzi possa definirsi “l’uomo solo al comando”.

La replica di Renzi non si è fatta attendere e ha usato parole altrettanto dure dichiarando che la Boldrini «è uscita dal suo perimetro di intervento istituzionale con valutazioni di merito se fare o no un dl che non spettano al presidente di un ramo del Parlamento». Dietro le sue dichiarazioni quindi, sempre secondo il presidente del Consiglio, ci sarebbe la volontà della Boldrini di essere un leader politico.

Ma ciò non è nei pensieri del presidente della Camera, nell’intervista di cui sopra, che attribuisce la sua dichiarazione alla necessità di far notare come il ruolo del Parlamento stia diventando sempre più marginale a causa della eccessiva decretazione di urgenza del governo anche per materie per le quali, vedi riforma Rai, non se ne ravvisa la necessità. Senza contare poi il ruolo secondario che stanno assumendo le stesse Commissioni che non vedono accolti i propri pareri da un Governo che sembra sempre più concentrato su sé stesso.

La Boldrini però, difendendo l’istituzione che presiede, sottolinea come sia anche necessaria una riforma del regolamento parlamentare che consenta al Parlamento di arrivare al momento della votazione in tempi certi. Insomma è vero che il governo sta abusando della decretazione d’urgenza, ma è altrettanto vero che le lungaggini parlamentari mal si conciliano con le esigenze di rapidità che talvolta si palesano nella vita politica e sociale del Paese. L’obiettivo della riforma alla quale sta lavorando la stessa Boldrini è quello di offrire tempi certi al Governo per l’approvazione dei suoi disegni di legge in modo da evitare il ricorso alla decretazione d’urgenza. Se il problema quindi sussiste ed è stato avvertito da più parti ci chiediamo come mai il testo della riforma, pronto dallo scorso luglio, non si porti in aula per la discussione.

Francesco Romeo