Cosa è e come sarà utilizzato il quantitative easing

Lunedì partirà il Qe, il piano di Draghi per rilanciare l’economia italiana e quella europea tanto osteggiato dalla Germania e dalla Bundesbank. L’obiettivo è appoggiare la crescita dell’eurozona, finalmente ripartita, e riportare l’inflazione a poco meno del 2% rispetto all’odierno tasso negativo (deflazione).

Secondo quanto detto dal governatore bce ogni mese il “bazooka” (così lo hanno soprannominato i giornalisti) preleverà 60 miliardi (1.100 totali) fra prestiti cartolarizzati (Abs) e covered bond (obbligazioni) come già avvenuto nei mesi scorsi e, in aggiunta, i titoli di Stato. Oltre agli Abs e alle obbligazioni garantite, titoli di Stato ed emissioni di agenzie (soprattutto francesi e tedesche: non ci sono italiane) saranno prelevati per l’88% del totale del programma dai mercati secondari e per il restante 12% da istituzioni sovranazionali riconosciute (dalla Bei all’Efsf). Le regole prevedono acquisti per un massimo del 25% ad ogni emissione e del 33% del debito totale per ogni Paese emittente, eccezion fatta per Atene a cui sono stati raddoppiati i prestiti a 100 miliardi di euro in un mese e mezzo raggiungendo il 68% del Pil.

I commenti a caldo e le stoccate di Draghi

Dopo la partenza dell’acquisto di titoli da parte della banca centrale europea, la curiosità si è spostata sulla data in cui il piano terminerà e, mentre qualcuno prevedeva una fine anticipata in caso di effetti positivi, Draghi ha freddato tutti dicendo “Potrebbe andare oltre qualora l’inflazione non si avvicinasse all’obiettivo vicino al +2%”.

Il primo riferimento è ad Atene “Alcune dichiarazioni del presidente greco e del ministro delle finanze hanno creato volatilità”, poi subito una una frecciatina al consiglio di amministrazione della bce “Le misure annunciate sono state oggetto di una forte contestazione nel consiglio dell’istituzione nel mese di gennaio”.

Il governatore della banca centrale parla così delle decisioni di politica monetaria dichiarando “Hanno funzionato e la cosa è stata notata con una certa soddisfazione del consiglio” e sembra che, ancora una volta, voglia lanciare una stoccata ai consiglieri Bundesbank presenti che le avevano provate tutte per non fare approvare la sua manovra. Ha sottolineato anche l’indebolimento dell’euro rispetto al dollaro, che ha rilanciato le esportazioni e la congiuntura positiva successiva all’abbassamento del prezzo del petrolio. Ed è proprio su questo punto che i consiglieri Bundesbank, ancora amareggiati per il Qe, hanno fatto leva sostenendo che non era necessario visto lo shock economico positivo avuto col calo del greggio. E Dombret, membro della banca tedesca, ha dichiarato a Bloomberg “Non è facile rispondere alla domanda se il Qe funzionerà”: sembra essere una guerra a suon di dichiarazioni.

Eccetto per il ribasso sulla stima dell’inflazione del 2015 che, secondo Draghi, crescerà solo nell’ultimo mese dell’anno arrivando a +0,7%, le previsioni su inflazione e gli effetti macroeconomici positivi sembrano smentire nettamente la banca tedesca. Infatti nel 2016 l’inflazione dovrebbe arrivare a +1,5% rispetto al +1,3% previsto e nel 2017 a +1,8%, ossia poco meno del 2%: proprio come nelle idee del banchiere italiano.

Le affermazioni sull’eventuale proseguimento dell’acquisto di titoli è vista con scetticismo dagli analisti di mercato perché modificherebbe troppo i rendimenti dei titoli ed è quindi invisa alla Germania. Per questo motivo si ritiene che il Qe terminerà a settembre 2016 e che le dichiarazioni di Draghi siano simili a quelle fatte dalla Fed americana che stampava moneta e comprava titoli ma, non vedendo gli effetti desiderati, disse che avrebbe comprato titoli fino a che l’inflazione non sarebbe tornata a livelli accettabili e spaventò gli speculatori. Poco dopo queste dichiarazioni, si ottennero gli effetti sperati.

Come sempre Draghi ha precisato “Per stimolare gli investimenti e creare posti di lavoro bisogna accelerare l’entrata in vigore delle riforme”, ribadendo che la politica monetaria non avrà gli effetti sperati se non supportata dalla politica fiscale la quale, però, non deve violare le regole del Patto di stabilità – un riferimento implicito alla Francia, ndr -. Poi l’ultimo colpo di fioretto alla Germania “Occorre ridurre gli squilibri macroeconomici”: un altro messaggio implicito all’enorme surplus esterno (esportazioni enormemente superiori alle importazioni) tedesco.

Che sia l’inizio di un nuovo corso europeo? Staremo a vedere.

Ferdinando Paciolla