Salvador Dalí, autoritratto cn collo di Raffaello , 1920-21, FiguerasSalvador Dalí è stato uno dei più grandi artisti del XX secolo, eccentrico e un po’ contraddittorio. Poter parlare di un genio del genere in poche righe è arduo, ma ci proviamo.

Profondo conoscitore delle arti del passato, sperimentatore di nuovi linguaggi espressivi, dall’uso di tecniche miste al cinema, passando dalla fotografia alla performance; Dalí inizia a maturare il proprio percorso d’avanguardia studiando, dunque, i maestri del passato come Raffaello, a tal proposito arriverà a dire che il Sanzio, semplicemente, dipingeva utilizzando cubi e cilindri.  Fu suggestionato anche dai suoi contemporanei: gli impressionisti fauves e Cèzanne  sono tutti ingredienti delle sue opere giovanili. Per comprendere meglio gli esordi basti pensare a come si muoveva nel suo ambiente di nascita, Figueras  in Catalogna, dove in opere paesaggistiche o in nature morte assomma l’interesse per la pittura di Pissarro alle vibrazioni luministiche di Monet.  Come in precedenza aveva fatto Picasso, verso cui proverà un grande stima, Salvador Dalí, Cadequès vista dalla torre di Capo, 1923, FiguerasSalvador Dalí riflette sulla lezione moderna non potendo tralasciare una iniziale vena cubista. “Anarchico” ed “irriverente”,  lontano dalla concezione accademica dell’arte, sarà costretto dal padre, che temeva della precarietà di una professione artistica, ad iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Madrid. Fedele però all’importanza di fondare una metodologia di lavoro, che non potesse escludere lo  studio della storia dell’arte, così  arriverà a dire:

<< Se vi rifiutate di studiare l’anatomia, l’arte del disegno e della prospettiva… e la scienza del colore, lasciatevi dire che questo è più un segno di poltroneria che di genio …>>

Madrid era, a quell’epSalvador Dalí, Figura a una finestra, 1925, Madridoca, un luogo fecondo dai cui trarre linfa vitale tanto che Salvador Dalí non rimase a lungo in accademia e legatosi anche in amicizia con il poeta Federico García Lorca iniziò a riflettere su concetti che nascevano in quegli anni: siamo agli albori del surrealismo. Inizia ad indagare sul rapporto tra il conscio e l’inconscio, sul potere dell’arte come guida per esprimere l’immaginazione creativa oppure sull’ importanza del sogno e dello humour, utili a raccontare la metafora della vita e della morte. A questo periodo risalgono opere non ancora fortemente surrealiste quanto più psicologiche come , ” Figura ad una finestra” o “Giovane donna di spalle”,  opera in cui egli ritrae la sorella.

Sono anni cui l’artista è impegnato in esposizioni personali a Barcellona dove con le ultime opere, prima dell’approdo a Parigi, il suo cubismo inizia a modificarsi diventando più fisico, più rapporto tra interno ed esterno. In lui tutti questi concetti si ribaltano, le figure diventano figura ibride e si assommano di libere associazioni di pensiero; potremmo dire anche figure non-sense ed improbabil. Un esempio su tutti è “l’Autoritratto Salvador Dalí, autoritratto con pancetta fritta , 1940, Figueras.molle con pancetta fritta”. Salvador Dalí, giunto a Parigi, inizia progressivamente ad allontanarsi dalla realtà poetica dell’amico García Lorca e ha sempre più entusiasmo nel voler maturare un linguaggio autonomo. Avverrà infatti una svolta radicale nel suo percorso artistico, volto ormai a stravolgere tutte le forme di rappresentazione, meditate senza filtri e restrizioni. Il 1929 sarà l’anno delle svolte perché l’artista conosce Tristan Tzara e Andrè Breton, unendosi a loro nel gruppo surrealista, ma sopratutto incontra la futura moglie Gala, sua musa ispiratrice. Gli anni di permanenza in questo gruppo esalteranno, nel giovane Salvador Dalí, voglia di sovvertimento, di sprovincializzazione e di valorizzazione dell’inconscio  con le sue molteplici pulsioni e rappresentazioni simboliche.

Lasciamo da parte opere dai titoli fortemente provocatori e citiamo solo un paio di opere di questo periodo: “Persistenza della memoria”, “L’enigma del desiderio, mia madre, mia madre, mia madre” e “La scarpa. Oggetto surrealista a funzionamento simbolico”. Quest’ultima racchiude la linea che Salvador Dalí insieme a Breton, concepisce su oggetti  a funzionamento simbolico, creazioni “inutili” in cui vale l’oggetto per quello Salvador Dali, la scarpa. oggetto surrealistache è. Marcel Duchamp andava frattanto inaugurando i cosiddetti ready-made, in cui ,appunto, il significato delle cose si dissolve per lasciare spazio all’oggetto banale. Per Dalí resta comunque un modo ulteriore per esprimere la propria libido e visione di un universo sessuato. È da questo momento che le opere successive saranno invase dall’ossessione di manifestare il piacer, fino ad arrivare a visioni inquietanti e quasi blasfeme. Gli anni del Nazismo in Germania, dell’ “icona” di Hitler, che  Salvador Dalí considera in modo paranoico e apolitico, lo porteranno all’espulsione dal gruppo surrealista: verrà soprannominato Avida Dollars, anagramma del suo nome, coniato da Breton. Si concluse così la fase artistica più iperbolica di Salvador Dalí, per lasciare spazio ad un periodo più pacato. Viaggiò molto per l’Europa anche a seguito della guerra civile in Spagna.

Salvador Dali
dirà nella sua vita privata: di aver immaginato il sonno come una gigantesca testa pesante

Tuttavia vi ritornò negli ultimi anni di vita, morendo nel 1989. Artisticamente prosegue sulla strada del surrealismo, in opere come il “Sonno ” o in quelle in cui analizza l’inconscio come nell’opera “Venere di Milo a cassetti” : i cassetti dove si celano universi sconosciuti. Denaro e salute ora ne aveva davvero ed in fondo non aveva torto l’ex amico come ammetterà, poi, lo stesso Salvador Dalí.  Gli ultimi anni di vita  saranno completamente dedicati ad opere il cui centro privilegiato sarà la moglie Gala.

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Rossella Mercurio