<<Mio figlio non è abbastanza grave da meritare di stare tra i fedeli>>

Queste le parole di Alessia Aversa, una donna napoletana, madre di Davide, un ragazzo di venti anni disabile (affetto da disturbi motori e psichici fin dalla nascita). Alessia racconta che la visita di Papa Francesco a Napoli, il prossimo 21 Marzo, sarebbe potuta essere un’occasione per donare un sorriso a Danilo, che da tempo desidera incontrare il Santo Padre e ricevere da lui una carezza. Pertanto la signora ha subito investito le proprie forze nel cercare di esaudire il desiderio del figlio, ma la ricerca è dura.

Alessia cerca contatti con la Curia che sta organizzando l’evento, ma i posti destinati ai malati per la visita del Papa sono già stati tutti assegnati.

Il 21 Marzo in Piazza del Plebiscito, a Napoli, sarà predisposto un settore per le persone in carrozzina e disabili, con una capienza massima di 150 posti. Per l’incontro con gli ammalati al Gesù Nuovo ci saranno soltanto 30 persone in carrozzina e 20 in barella.
Ecco la lettera che Alessia Aversa ha inviato a retenews24:

<<Sono la mamma di Danilo un ragazzo diversamente abile di quasi 20 anni al quale ho dedicato e dedico la mia vita, per il quale affronto sacrifici di una quotidianità che spesso impedisce di vivere e s’insinua a disturbare un percorso già difficile. Ho letto della visita di Papa Francesco a Napoli e ne sono stata felice, convinta che mio figlio potesse ricevere la carezza di un Uomo d’amore o solo uno sguardo di sorriso. Ma i paletti sociali me lo impediscono, un piccolo desiderio sfrattato e liquidato, si preferisce esporre alla mercé di sguardi curiosi chi è grave nella malattia. Mi chiedo come si possa fare una scala di gravità del dolore. La sofferenza non è mai valutabile. Se papa Francesco sapesse i giochi che si nascondono dietro la sua gioiosa visita, la speculazione che si fa del dolore, direbbe a noi mamme di coraggio “Non abbiate paura>>.

Ma le indicazioni inviate dal comitato organizzativo della visita (Curia di Napoli e Regione Campania) agli ospedali campani (Monaldi, Policlinico Federico II e Santobono) sono chiare e categoriche: per stare in prima fila durante la visita di Papa Francesco vogliamo solo ammalati rigorosamente allettati, moribondi quasi. Perché la scenografia della disperazione deve essere perfetta, estrema, inequivocabile.

Questa selezione degli ammalati, sta suscitando non poche polemiche. Le prime critiche giungono dai medici stessi: trasportare un malato grave allettato dall’ospedale alla chiesa è una manovra non facile che potrebbe arrecare danni al paziente. Inoltre non va sottovalutato l’incredibile sforzo economico ed organizzativo che richiederà questa operetta. Ogni malato per le condizioni in cui riversa, e che gli hanno permesso di essere scelto, necessita di un’ambulanza per il trasporto ed una troupe di medici ed infermieri che garantiscano la sua sicurezza. Risultato: il 21 marzo mancheranno 20 ambulanze ed una lunga serie di personale negli ospedali. Tra i medici c’è chi fa notare che sarebbe stato molto più facile far ricadere la scelta su malati in condizioni di salute almeno discrete; ma evidentemente questi ultimi non avrebbero avuto lo stesso effetto scenico di quelli in barella.

A quanto pare la Curia e la Regione stanno mettendo in scena, in “onore” di Papa Francesco la classica sceneggiata napoletana. E da quanto si evince che anche nel dolore ci vuole raccomandazione.

Simona Pisano