L’arte è la perfetta sintesi di innumerevoli parole. Unisce mente e corpo in una sublime esplosione di emozioni colorate. Comunica con un’immediatezza che non è propria di nessun’altra manifestazione umana. I segni artistici non sono mera esercitazione estetica, nascondono messaggi profondi, che dal senso della vista passano direttamente al cuore.

Quando l’arte è ironica, il messaggio è doppiamente nascosto. Come nell’arte di Banksy, stavolta a Gaza. L’artista e writer inglese si è recato sulla striscia di Gaza e ha potuto constatare quanto quel luogo sia una prigione a cielo aperto, sì, ma senz’acqua potabile e elettricità nella maggior parte dei giorni.

Banksy ha lasciato il segno, la sua ironica firma in quattro graffiti ed un video. “Fa che questo sia l’anno in cui scoprire una nuova destinazione”, ecco il suo invito. E come si fa a coglierlo, circondati da mura, fucili e macerie?

Il primo graffito, “Bomb Demage”, rappresenta un uomo ispirato al “Pensatore” di Rodin; il secondo, un gattino gigante con un grande fiocco rosso al collo, rappresenta la smania di guardare gattini sul web, noncuranti di ciò che ci accade intorno; il terzo rappresenta un gruppo di bambini che giocano; il quarto è una frase, dura nella sua realtà: “Se ci laviamo le mani del conflitto fra potenti e oppressi stiamo dalla parte dei potenti e non rimaniamo neutrali”. È anche la frase conclusiva del video.

Sundra Sorrentino

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