Alle 15 si approva l’ordine del giorno e domani la Camera procederà all’approvazione in seconda lettura del Ddl Boschi, la riforma del Senato voluta dal Governo Renzi ed affidato alle cure del ministro senza portafogli per le riforme costituzionali, Maria Elena Boschi. Rispetto alla precedente seduta fiume, coronata dalla fuga delle opposizioni dall’aula, e la decisione di sospenderne la discussione, le tensioni non sembrano essersi alleviate, anzi.

Quello che dovrebbe essere uno degli atti conclusivi del processo “riformatore” di Renzi e Berlusconi, sembra annunziarsi come la fase più complessa dato che, il dissidio tra i “padri costituenti” (sic!) appare pressoché insanabile. Se approvato il Ddl transiterà nuovamente al Senato per la terza lettura, ma se così non sarà discussioni e trattative dovranno riprendere da capo, minando la credibilità e la presunta forza del governo. Ma per l’ex Cavaliere non c’è niente da fare, Forza Italia voterà contro perché “Renzi ha sempre detto di essere autosufficiente nelle sue scelte, anche se il percorso delle riforme ha detto che si faceva insieme. Fi voterà compattamente secondo le indicazioni Berlusconi, perchè il voto è conseguente al fatto che Renzi ha violato il principio di condivisione. Dopo, se c’è qualche sensibilità diversa nei gruppi parlamentari, è legittimo un voto diverso” così come riferito da Giovanni Toti, europarlamentare e consigliere politico degli azzurri.

E mentre queste sono le dichiarazioni è ufficiali di partito, non è da escludersi che nel partito si possano in realtà verificare delle resistenze alla linea ufficiale. Infatti se Berlusconi ha ormai annunciato di voler fare opposizione a Renzi e voterà contro, anche in vista dell’alleanza alle regionali con la Lega di Salvini, non tutti sembrano convinti che questa sia la strada migliore da seguire. In particolare si intravede la possibilità che alcuni parlamentari vicini a Denis Verdini, potrebbero decidere di approvare questa riforma, in controtendenza rispetto al partito.

Questa voce è alimentata dallo stesso Renato Brunetta che su twitter scrive: “Le cronache narrano di Matteo Renzi nervoso con sua minoranza e con Forza Italia per voto contrario a riforme e chiede aiuto a Verdini. Che paura, brrr”. E se dal governo c’è la solita sicurezza di cui parla Graziano Del Rio “Abbiamo la maggioranza. Che poi Berlusconi si sottragga al voto dopo aver approvato la riforma risulta difficile da capire, ma ce ne faremo una ragione“, in realtà nel partito di Renzi molte sono le voci critiche e i sicuri assenti sono Pippo Civati e Stefano Fassina, pienamente concordi nel definire come “autoritaria” questa riforma.

Tra le voci più critiche vi è poi quella di Miguel Gotor, che in una lettera al Corriere della Sera: “Il punto non è votare insieme a Berlusconi, a favore o contro la riforma. Il punto è che il Pd deve essere unito e deve essere all’altezza delle sue responsabilità. Renzi ci ha sempre detto: sono d’accordo con voi ha aggiunto Gotor – ma l’accordo con Berlusconi mi impedisce di intervenire sulle riforme. Ora decida: o recupera il patto oppure, se è finito, non può pensare di riformare la Costituzione facendo a meno di noi e raccattando i voti sparsi dei verdiniani”. 

Il Movimento 5 Stelle infine starà fuori dall’aula ed invita tutti gli altri “difensori della costituzione” a fare lo stesso perché”Il provvedimento resta quello che è, accentra tutti i poteri nelle mani del governo, trasforma il Senato in un parcheggio di senatori part time che arriveranno da Regioni e Comuni, dove, come noto, l’incidenza della corruzione è più alta, si rischiano dunque scudi e immunità. Il Pd non ha voluto accettare e discutere modifiche con nessuno nonostante la nostra totale disponibilità. A noi non resta che rimanere fedeli alla linea“, così il capogruppo grillino alla Camera.

Una prova di forza per Renzi, che domani dovrà dimostrare se davvero questo governo può fare “tutto da solo”, contro ogni ragionevole dubbio, in barba alla democrazia.

Antonio Sciuto