A poco più di un mese alla fine della regular season risultano chiare molte cose sulla stagione in corso e nonostante basti un battito d’ali di farfalla, un qualunque momento per ribaltare tutto, possiamo ormai ufficializzare le candidature per il titolo di Most Valuable Player. Chi sarà l’MVP 2015? Difficile rispondere con esattezza, sicuramente però possiamo restringere la cerchia a soli quattro nomi.

Se ci fossimo posti questa domanda qualche settimana fa, non avremmo avuto dubbi: Stephen Curry. E non solo si sarebbe piazzato sull’ideale gradino più alto del podio ma avrebbe occupato anche gli altri. Sarebbe stata una domanda retorica, certo che avrebbe vinto il playmaker di Golden State. La sua stagione è irreale, e non solo a livello individuale. Il nativo di Akron è il quinto marcatore stagionale con 23.8 punti di media e una percentuale di realizzazione del 42% da tre (48% dal campo) con 8 tentativi per gara, a cui addiziona 7.7 assist, 4.4 rimbalzi e  2.2 rubate (classifica nella quale è leader). A supportare prepotentemente la sua candidatura – oltre alle divinità del Basket che gli hanno donato queste capacità – è l’andamento dei suoi Warriors, che con 50 vittorie e 12 sconfitte hanno il miglior record della Lega. E sappiamo quanto i risultati della franchigia influenzino la percezione che si ha di un giocatore quando parliamo di premi individuali. Nonostante i giochi nelle ultime settimane si siano riaperti, il favorito resta senza dubbio lui.

MVP1: LeBron James la scorsa notte ha giocato una partita ufficiale senza fascia per la prima volta da quando è in NBA

Abbiamo citato Akron… chi altro è Nativo di Akron (la maiuscola è d’obbligo in questo caso)? Naturalmente se parliamo di titolo MVP non possiamo non prendere in considerazione LeBron James, il quale ha già vinto quattro volte questo riconoscimento (dal 2009 al 2013 con l’intervallo 2011, anno in cui fu assegnato a Derrick Rose) e per due volte lo ha fatto con la maglia dei Cleveland Cavaliers. Dopo un pessimo inizio di stagione, James è tornato a dominare e i suoi Cavs 2.0 sono ad oggi la squadra più in forma dell’intera Lega: 22 vittorie e 6 sconfitte dal suo ritorno in campo dopo l’infortunio di inizio anno.
Il Re viaggia alle solite cifre importanti: 26 punti di media con il 49% dal campo, conditi da 5.3 rimbalzi e 7.3 assist; unica pecca stagionale è il 71.3% dai liberi, la sua peggiore media di sempre da quando è entrato tra i professionisti dalla porta principale nell’ormai lontano 2003. Per la prima volta da anni non è il principale indiziato, e forse neanche il secondo, per vincere il titolo di MVP, però teniamo d’occhio il suo finale di stagione, perché potrebbe sorprenderci, cosa che tra l’altro fa spesso.
Abbiamo accennato al fatto che con ogni probabilità il 23 dei Cavs non sia neanche al secondo posto nelle candidature. Il perché ha un nome, un cognome e la più famosa barba dell’ovest statunitense: James Harden.
Il 13 degli Houston Rockets sta disputando la sua migliore stagione in NBA, grazie anche a un gruppo che finalmente riesce a supportarlo come merita. Per efficienza è il miglior giocatore della Lega alle spalle del solo Anthony Davis, è migliorato in tutte le categorie delle statistiche, a soli 25 anni il Barba sembra aver raggiunto precocemente la maturazione, sembra aver fatto il definitivo salto di qualità, quello che divide i campioni dalle superstar. Se McHale riuscisse a gestire meglio le rotazioni (troppi minuti concessi ai titolari), allora seriamente Houston potrebbe decollare in vista delle Finali. E con un Harden così, un problema potrebbe non averlo Houston ma i suoi avversari: la Luna non è mai stata così vicina.

In questi casi si suol dire last but non least, Russell Westbrook infatti è il nostro fantastico quarto, un gradino sotto ai primi tre ma comunque eccezionale. Con Kevin Durant che deve tirare il freno per i problemi fisici che lo attanagliano, Oklahoma City è nelle mani del giocatore cresciuto a UCLA. Le sue  ultime settimane sono state a dir poco fuori dal mondo: cinque triple-doppie in sei gare. Solo un uomo è riuscito a fare meglio con 7 triple-doppie di fila. Chi era? Indossava la 23. È un indizio sufficiente.
Da dopo l’All Star Game viaggia a 34,3 punti, 10,2 rimbalzi e 11,4 assist di media, con un impatto devastante che va al di là dei semplici numeri (a cui lui afferma di non far caso). Eppure, nonostante queste prestazioni non sempre riesce a portare a casa la vittoria. Vittorie che servirebbero ad accedere ai playoff, dal momento che OKC occupa l’ottava piazza in classifica ad ovest ed è fortemente insediata da New Orleans. Il rendimento della squadra influirà sicuramente sulla decisione di assegnare o meno il titolo al numero 0… a meno che non continui così.

And the MVP title goes to… nei prossimi articoli lo scopriremo insieme.

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Michele Di Mauro