Zdenek Zeman ci riprova. Il tecnico boemo, esonerato alla vigilia di Natale, torna a sedersi sulla panchina del Cagliari al posto di Gianfranco Zola. Fatale, per l’ex attaccante del Chelsea, la sconfitta contro la Sampdoria e, più in generale, il pessimo ruolino di marcia tenuto dai sardi nelle ultime gare, che li ha fatti sprofondare al penultimo posto a -5 punti dalla zona salvezza. Ora al boemo è richiesta un’impresa disperata, ovvero mantenere il Cagliari in serie A, senza impuntarsi con gli esperimenti o gli integralismi che contraddistinguono il credo zemaniano.

“Sono tornato per i tifosi”, sono state le prime dichiarazioni di Zeman al suo ritorno in Sardegna, il quale ha anche dichiarato che, riguardo la campagna acquisti del mercato invernale: “Qualcosa è stato fatto”. Zeman era stato chiamato nello scorso giugno dal neo-presidente Gulini, dopo vent’anni di gestione Cellino. L’obiettivo ambizioso di inizio stagione era quello di mantenere la categoria con una squadra fatta per lo più di giovani di belle speranze ma con poca o nessuna esperienza nella massima serie. La condizione di lavoro adatta a Zeman.

L’ambizione di far rivivere Zemanlandia anche in Sardegna, però, era già naufragata già a dicembre, quando, dopo una serie di risultati deludenti che avevano portato il Cagliari al terz’ultimo posto, il boemo era stato sostituito da Zola. L’avvicendamento in panchina con Magic Box, però, non ha portato i benefici sperati, anzi: il Cagliari ha, se possibile, peggiorato il suo andamento, passando alla penultima posizione, ottenendo più sconfitte, meno punti e meno gol fatti, e più gol subiti. Così, come spesso accade in questi casi, e alcune volte anche troppo frettolosamente, la prima testa che salta è chiaramente quella dell’allenatore, il capro espiatorio da manuale in caso di situazioni di classifica disastrose, anche se le maggiori colpe risiedono altrove. In un calcio che ha bisogno di colpi di scena, di risultati immediati con il minimo sforzo e scarsissima pazienza e progettualità, la figura dell’allenatore diventa sempre più precaria.

Certo è che per la società sarda non è stato facile decidere di sostituire Zola, the Magic Box, simbolo calcistico di un’intera regione tanto quanto Gigi Riva, tornato al Cagliari per chiudere la sua carriera da calciatore dopo aver incantato per anni i palati fini di Stamford Bridge. Un profilo perfetto su cui puntare per un lungo progetto : un nome forte, un’esperienza internazionale, un buon gioco proposto, e non ultima, quella romantica idea di affidare la panchina della squadra simbolo della Sardegna ad un sardo verace. Esperienza e identità. Le carte in regola per far partire un progetto in grado di durare anni e anni c’erano tutte, pensando ad una sorta di Alex Ferguson in salsa isolana. Un progetto durato appena tre mesi, in cui Zola ha pagato probabilmente colpe non sue.

Zola: non il primo, non l’ultimo

Cambiando i luoghi e i nomi degli attori ma non la trama, due altri esempi di allenatori divenuti capri espiatori molto al di là dei propri demeriti arrivano da Milano, sponda rossonera, e rispondono ai nomi di Clarence Seedorf e Filippo Inzaghi. Entrambi nomi forti, entrambi d’esperienza internazionale, entrambi amati dai tifosi e, a loro volta, molto attaccati all’ambiente rossonero. Il primo, chiamato a risollevare il Milan in corso d’opera dopo una pessima annata di Allegri, alla sua prima esperienza in panchina non aveva fatto male ma ha avuto il grande demerito di non riuscire a portare in Europa il Diavolo, e per questo è stato licenziato. Il secondo, pur avendo destato buona impressione con un girone d’andata dignitoso, dal 2015, complici una serie di risultati negativi, ha dovuto cominciare a fare i conti con le voci che lo vogliono lontano dalla panchina rossonera con una cadenza settimanale.

Dopo il pareggio interno con l’Hellas Verona, Inzaghi ha incassato la fiducia del presidente Berlusconi, ma non sono cessate le voci che vorrebbero al suo posto Christian Brocchi, da poco tempo allenatore della primavera, o la promozione momentanea di Tassotti da vice ad allenatore vero e proprio. Più probabile che si proceda con Inzaghi almeno fino a fine stagione, per poi tirare le somme, con l’ipotesi di puntare a Donadoni, altro ex giocatore del Milan dei tempi d’oro dell’era Berlusconi, il quale, a causa dell’ingarbugliata situazione di Parma che potrebbe portare al fallimento, si ritroverebbe libero da qualsiasi vincolo contrattuale.

Sia chiaro, non siamo né paladini della causa di Seedorf ed Inzaghi, né tantomeno loro detrattori, però sarebbe giusto evidenziare come sulle spalle dei due giovanissimi allenatori siano state caricate anche colpe non loro, ma societarie. Una su tutte, affidare una squadra come il Milan, una delle società più vincenti al mondo, a due allenatori senza esperienza, e pretendere da loro grandi risultati sin da subito, senza mettere loro a disposizione una rosa di giocatori adeguata al blasone della squadra vorrebbe. Ma anche la stessa campagna acquisti estiva portata avanti dalla società, che ha rimpolpato la rosa del Milan con un’infinità di mezze punte(che hanno portato il tecnico piacentino a dover re-inventare Menez punta centrale e Bonaventura alle volte mezzala, altre ala), trascurando la retroguardia, rivelatasi essere troppo lenta e macchinosa in difesa e assente a centrocampo.

In merito alla questione Zola, per fare un esempio abbiamo addirittura scomodato Sir Alex Ferguson, che ha riportato il Manchester United nel calcio che conta e ce l’ha fatto rimanere per anni e anni. Anche Sir Alex, nei suoi primi anni sulla panchina dei Red Devils, rischiò l’esonero e dovette aspettare ben tre stagioni prima di riuscire ad alzare il primo dei suoi 38 trofei, anche se era solamente la FA Cup. E altri tre ne passarono per riportare a Manchester la vittoria in Premier League. Lecito domandarsi se anche il Ferguson dei primi anni a Old Trafford, ai tempi di questo calcio e con questi ritmi, sarebbe mai potuto diventare la leggenda che poi è diventata. O se invece, con Zola, Inzaghi, Seedorf e altri allenatori, non si abbia affatto pazienza.

Fonte virgolettati: gazzetta.it

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Michele Mannarella