Approderanno stamattina in Consiglio dei ministri due provvedimenti fondamentali e importantissimi per il procedere del governo guidato da Matteo Renzi: la riforma della RAI e della Scuola.

Per la riforma della scuola, dopo i continui cambi di rotta, pare si sia arrivati alla quadra definitiva. Il cuore pulsante della riforma sta nell’assunzione di quasi 140.000 docenti precari, il dubbio è se si riescano ad assumere entro il 1 Settembre 2015 o del 2016. Una volta approvato in Cdm, se la discussione va avanti spedita è facile che si possa arrivare alle assunzioni già per Settembre di quest’anno ma se la discussione, come è più probabile, si protrarrà per qualche settimana potrebbero slittare le assunzioni. In questo caso l’indirizzo governativo, oggi, è quello di procedere all’assunzione in 2 tranche, per dare ad almeno 50mila precari la possibilità di essere assunti nel 2015. Per sopperire alla possibile ‘crisi’ di docenti, nel caso di mancata approvazione in tempi rapidi del ddl, la riforma prevede anche maggiori poteri per i presidi che potranno assumere i professori necessari a completare l’offerta formativa per chiamata diretta, scegliendo trai docenti nelle liste provinciali.

Per i docenti, inoltre, è stato definitivamente cancellato il blocco degli stipendi che vedrà aumenti in base all’anzianità e non, come proposto nelle ultime settimane, per un 30% in base all’anzianità e per il 70% in base al merito: questo sistema portava aumenti in busta paga irrisori (circa 30 euro mensili extra), e si è quindi deciso di tornare agli scatti di anzianità, prevedendo “risorse fresche” per aumentare gli stipendi anche in base al merito.

Ridotte di molto anche le agevolazioni fiscali per i ragazzi che frequentano le scuole paritarie: viene mantenuta per gli studenti del primo ciclo di studi (elementari e medie) ma è stata cancellata per chi frequenta le scuole superiori. Una copertura totale, infatti, dovrebbe basarsi su un milione e 100mila alunni totali, il cui costo si aggira intorno al mezzo miliardo di euro. Troppo, secondo i tecnici del governo, che hanno studiato questo metodo alternativo.

Ma non solo scuola, al CDM. Al Consiglio sarà discussa anche la riforma della RAI, che va a toccare i punti della gestione e dell’organizzazione della programmazione per portare la RAI a “competere con i migliori network mondiali”. La riforma che arriverà in CDM prevede che alla RAI ci sia un “capo” con poteri maggiori rispetto ad oggi, che sia quasi del tutto slegato dalla politica e che non deve far i conti con la Corte dei Conti. Un modello stile S.p.a. quello proposto da Renzi, che deve affrontare comunque delle spinosi situazioni. Questa linea porterà alla quasi totale esclusione della politica dalla gestione dell’azienda. La legge Gasparri, che oggi regolamenta l’attività della RAI, prevede che il Parlamento, attraverso la Commissione di Vigilanza (ovvero, i partiti) possano controllare le nomine all’interno del consiglio di amministrazione dell’azienda influenzando notevolmente le attività. E proprio la designazione del Cda rappresenta il vero nodo da sciogliere per il governo.

Le ipotesi sono due: la prima prevede un Consiglio di sorveglianza con membri nominati dal governo e dall’Agcom che dovrebbe scegliere il Cda vero e proprio, ridotto da nove a cinque componenti. La seconda riporta la questione al Parlamento, al quale resterebbe l’elezione del Cda sull’esempio dell’elezione di Csm e Consulta. I nomi dei cinque sarebbero però pescati in una “rosa” indicata da soggetti esterni come l’Agcom, la Conferenza Stato-Regioni, il Consiglio dei rettori, la Corte Costituzionale. Sulla programmazione, invece, si sta pensando di rendere le tre reti diversificate e specializzate: una generalista, una sperimentale e una culturale, senza spot, che sia un vero ed autentico servizio pubblico.

Francesco Di Matteo