Lunedì 9 marzo ha avuto luogo la prima operazione di acquisto di titoli di Stato dal mercato secondario nell’ambito del nuovo programma ampliato di acquisto di attività finanziarie, coinvolgendo circa 3,2 miliardi di titoli di stato dalla lunga durata emessi, secondo indiscrezioni pubblicate dal Sole24Ore, dai governi di Germania, Italia, Francia e Belgio. Il programma si inserisce nel complesso sistema di operazioni messe in atto dalla Banca Centrale Europea nell’assolvimento del mandato della stabilità dei prezzi, consiste in acquisti di titoli del settore pubblico per un ammontare mensile di 60 miliardi che proseguiranno almeno per i prossimi 18 mesi ed è subito stato paragonato dalla stampa al programma di acquisto di attività finanziarie messo in atto dall’inverno del 2008 all’autunno del 2014 dalla banca centrale degli Stati Uniti, la Federal Reserve; seppur simili sotto certi aspetti questi due programmi sono profondamente differenti, perché differenti sono le istituzioni che li hanno messi in atto e diversi sono i sistemi in cui vengono applicati.

cartello stabilità prezzi bce tfueInnanzitutto va sottolineata una cosa, la BCE agisce nel rispetto del suo mandato, che si “limita” al raggiungimento della stabilità dei prezzi, la definizione va intesa in modo simmetrico; considera cioè ugualmente pericolose per la nostra economia sia l’inflazione elevata che la deflazione. Il programma viene quindi istituito per l’insufficienza dello strumento dei tassi di interesse (tassi di deposito e tassi marginali di rifinanziamento) a far evolvere l’inflazione a livelli più prossimi al 2%. Se la BCE avesse ancora margine di manovra sui tassi di interesse, avrebbe già deciso per una loro riduzione, ma dal momento che quest’opzione non è più praticabile, il solo intervento atto a conseguire un simile risultato era l’acquisto di attivitità. L’obiettivo della BCE è il mantenimento della stabilità dei prezzi, il programma quindi contribuirà a riportare l’inflazione su livelli coerenti con l’obiettivo del 2% e in secondo effetto avrà ricadute positive sull’accesso al credito da parte delle imprese europee, sui loro investimenti e sulla creazione di posti di lavoro, sostenendo l’espansione economica nel suo complesso, il Consiglio direttivo ha già assicurato l’inasprimento della politica monetaria quando si osserverà un aumento dell’inflazione.
La BCE applica il principio della ripartizione del rischio. Il Consiglio direttivo ha deciso che gli acquisti di titoli di istituzioni europee ammonteranno al 12% degli acquisti di attività aggiuntive, verranno effettuati dalle banche centrali nazionali e saranno soggetti alla ripartizione delle perdite. I restanti acquisti aggiuntivi da parte delle BCN non verranno sottoposti a tale regime. La BCE deterrà l’8% delle attività aggiuntive acquistate, con la conseguenza che il 20% degli acquisti aggiuntivi sarà soggetto ad un regime di ripartizione del rischio.

Al contrario della BCE, la Fed ha giustificato il ricorso ad acquisti aggiuntivi a seconda delle esigenze generate dalla crisi finanziaria del 2006 sull’economia reale degli Stati Uniti. Ed in tale direzione ha mosso i suoi investimenti, infatti dal dicembre 2009 all’agosto 2010 la Fed per ridurre i costi ed aumentare l’accesso al credito per l’acquisto di abitazioni ha comprato obbligazioni di Fannie Mae, Freddie Mac, e della Federal Home Loan Banks per 175 miliardi di dollari, in aggiunta all’acquisto dal gennaio 2009 all’agosto 2010 di 1250 miliardi di dollari in titoli garantiti da mutui ipotecari, garantiti da Fannie Mae, Freddie Mac e Ginni Mae, da settembre 2012 ad ottobre 2014 ha acquistato attività garantite da mutui ipotecari al ritmo di 40 miliardi di dollari al mese. Tra il marzo e l’ottobre del 2009 ha acquistato 300 miliardi di titoli del Tesoro per migliorare le condizioni del mercato del credito privato, espandendolo di altri 600 miliardi tra il novembre 2010 ed il giugno 2011 per poi cominciare un piano di acquisto mensile dal gennaio 2014.

Nella previsione dell’efficacia del programma va certamente considerata l’esperienza americana della Fed ma va considerata anche la non ancora sufficiente integrazione economica tra gli stati membri dell’Unione Europea che potrebbe generare distorsioni nella distribuzione degli acquisti.

Marco Scaglione