CAIVANO – È dallo scorso dicembre che sono stati avviati i lavori di bonifica da parte della Regione Campania a Caivano, nelle zone limitrofe al Parco Verde, ma la situazione ad oggi è ancora critica.

Il Parco Verde, nato in seguito al terremoto dell’80, è divenuto nell’arco di 20 anni storica discarica abusiva della Campania, tanto da essere soprannominato “Parco dei veleni”. Infatti è proprio sotto i cavalcavia della superstrada Nola-Villa Literno, a due passi dal Parco, che si trovano accantonati rifiuti d’ogni genere: pneumatici, scarti dell’edilizia, guaine, fusti tossici, coloranti, vernici e soprattutto amianto. Ed è proprio qui, nel cuore della tanto sfortunata “Terra dei fuochi”, dove gli unici spiragli di speranza sono rappresentati dalla parrocchia di Don Patriciello e dall’associazione “Un’infanzia da vivere” di Bruno Mazza, che sta avendo luogo, solo in parte, la bonifica definita dalla Regione “Messa in sicurezza del territorio mediante mitigazione dei rischi ambientali e igienico sanitari”.

Solo in parte, in quanto gli operai della società partecipata della Regione, ex Astir poi confluita in Campania Ambiente, hanno avviato la suddetta “bonifica” iniziando a differenziare solo alcuni dei rifiuti pesanti, quali pneumatici, scarti edilizi, materiali in plastica e rifiuti ingombranti; lasciando però i rifiuti dissotterrati maggiormente tossici, come l’amianto, lì dov’erano, semplicemente recintati da un comune nastro arancio e senza alcun telo che ricopra i materiali per poter almeno limitare la dispersione delle polveri dannose.

“Questo amianto dovrebbe almeno essere coperto”, afferma Bruno Mazza, portavoce delle preoccupazioni dei residenti, “a questo punto era meglio se lo lasciavano seppellito nel terreno. L’amianto si trova qui da oltre un mese e intanto col vento le polveri si spargono nell’aria e sulle colture. Chiediamo alla Regione: che fine deve fare questa roba? E che fine dobbiamo fare noi?”.

“Ebbene, per questa specie di “messa in sicurezza”, la Regione Campania ha speso la bellezza di 1 milione e 181 mila euro di fondi europei“, ha spiegato ai microfoni del Corriere del Mezzogiorno Ciro Pisano, presidente dell’associazione “Liberi per Caivano”.

Le affermazioni di Pisano, fortemente impegnato sul territorio per contrastare il degrado ambientale, trovano riscontro anche nei documenti ufficiali: sul Burc della Regione Campania del 9 dicembre 2014 è infatti pubblicato il Decreto Dirigenziale numero 34 del 3 dicembre dello stesso anno, nel quale si evince che Palazzo Santa Lucia ha destinato a Campania Ambiente circa 590mila euro l’anno per il biennio 2014\2015 per la messa in sicurezza dei rifiuti tossici presenti nel Comune di Caivano. Il protocollo d’intesa poi firmato fra la Regione, il Comune di Caivano e Campania Ambiente prevede l’obbligo da parte del Municipio, retto dal Commissario Prefettizio Antonio Contarino, di “effettuare le attività di carico, trasporto, recupero e smaltimento dei rifiuti differenziati secondo tempistiche coerenti con l’esecuzione del servizio di differenziazione rifiuti abbandonati”; ma, come testimoniato dalla situazione in cui ancora versa la zona, l’amianto, pur essendo il più dannoso tra i rifiuti presenti, non è stato ritenuto coerente con il “servizio di differenziazione” da parte del Comune.

“Un Comune non esente da colpe, anzi!” – afferma Pisano – “Già due anni fa, prima che la precedente giunta di Antonio Falco fosse dichiarata decaduta, venne presentato un progetto di fattibilità da parte dell’architetto Andrea Mascolo. In tale progetto è indicata, come somma totale per la bonifica, la cifra di 750mila euro, molto al di sotto dei fondi impiegati dalla Regione Campania”.

In particolare, la Regione ha stanziato 851mila 337,15 euro per i Servizi (di cui 54mila 998,72 per gli oneri di sicurezza); 107mila 710 per le spese generali e 68mila 1o6,97 per gli imprevisti; una spesa maggiorata dunque rispetto a quanto previsto dal progetto dell’ingegner Mascolo e che, nonostante il lauto investimento, non ha portato ad alcun risultato.

“Noi qui lavoriamo con il cuore” – ha dichiarato un dipendente dell’ex Astir al Corriere del Mezzogiorno – “Io, ad esempio sono nato a Casoria, sono figlio di questo territorio e sarebbe assurdo se la questione non mi interessasse. Stiamo qui a spaccarci la schiena per mettere in sicurezza questi rifiuti, purtroppo per adesso non possiamo fare altro, il nostro compito è differenziare”.

Dunque, la questione gestione e smaltimento dei rifiuti nel Comune di Caivano appare complessa, e al di là della bonifica formalmente avviata, i passi da fare per ripulire il territorio sono ancora molti.

“Si tratta di un’operazione assolutamente superficiale” – ha concluso Pisano – “gli operai di Campania Ambiente raccolgono quello che possono, ma i rifiuti che hanno avvelenato le nostre campagne, resteranno lì, come se niente fosse. E avremmo speso soldi pubblici inutilmente”.

 

 Francesca Nappo