Oggi, in tutte le città d’Italia, gli studenti si sono mobilitati contro la “Buona Scuola” di Renzi.

Lo stato attuale dell’Istruzione Pubblica in Italia non è di certo dei migliori. Gli studenti scesi in piazza oggi hanno lanciato parole d’ordine di grande spessore, come per esempio la necessità di fondi per la scuola. Un tema molto delicato, sul quale ci sarebbe poco da dire, tutto potrebbe esser racchiuso in un dato davvero interessante, ovvero: dal 2008 ad oggi sono stati effettuati tagli all’Istruzione che ammontano a circa 13 miliardi di euro.

A Napoli oggi studenti affermavano: “Tutto questo è inaccettabile! Non ci fermeremo finché non si avrà un confronto reale tra studenti ed istituzioni.“. Effettivamente Renzi non sembra aver tenuto conto delle varie occupazioni contro la sua “Buona Scuola” e non sembra tra l’altro nemmeno favorevole al dialogo per cercare una diversa soluzione. Dalle piazze di Napoli si avvertono lamentele contro le famose “classi pollaio” e contro un’edilizia scolastica ferma da ormai troppo. Le loro grida di protesta trovano conferma anche nei bilanci, tant’è vero che l’Italia è oggi uno degli Stati che spende meno per l’Istruzione, pensate solo lo 0.2 percento del Pil.

A Milano la rivolta studentesca è finita in un lancio di bottiglie di vetro colme di vernice rossa sulla polizia, che ha risposto con un abbondante lancio di lacrimogeni. La polizia però non ha caricato gli studenti.

L’Uds (Unione degli studenti) a Roma ribadisce un concetto diverso di autonomia scolastica, il quale va palesemente contro i “presidi-manager” del ddl “Buona Scuola”. Nelle strade romane, piene di precari e studenti, la lotta si solleva soprattutto sul tema dell’aziendalizzazione della scuola; uno dei punti chiave del ddl renziano. La Capitale è stata due giorni fa scenario di un’assemblea, tenutasi in una delle aule della Camera, riguardante la proposta di iniziativa popolare Lip. All’assemblea hanno partecipato personaggi di spicco del campo scolastico e quello lavorativo come: Marina Boscaino (giornalista de “Il Fatto Quotidiano) e Maurizio Landini (segretario generale della FIOM). Entrambi hanno analizzato l’incostituzionalità della “Buona Scuola” e la vicenda legata al precariato. In piazza, infatti, sono scesi anche i precari, totalmente lasciati a sé stessi dal governo Renzi dopo un particolare provvedimento. Il premier, la settimana scorsa, ha magicamente trasformato il decreto, riguardante l’assunzione di 150.000 precari nelle scuole, in disegno di legge, facendo svanire la famosa promessa “dell’assunzione di massa”. Questo provvedimento ha creato numerosi mal di pancia che si sono riversati in striscioni “pro Lip” nei cortei.

Vi starete sicuramente chiedendo cosa sia questa Lip. Questo ddl è l’antagonista per eccellenza della “Buona Scuola”; una rivoluzione non rivoluzionaria. Spiego meglio: la Lip non fa altro che rispettare gli articoli chiave della Costituzione riguardo alla scuola (art. 3, 33, 34). La sua rivoluzione consiste proprio nel rispettare la legge fondamentale dello Stato Italiano. Questo ddl, nato nel 2006 da iniziativa popolare, ha portato gli studenti e i funzionari scolastici a creare comitati “pro Lip” in tutt’Italia e che oggi sono anche scesi in piazza.

Insomma, la “scuola fondata sul lavoro” (quinto punto della “Buona Scuola”) non sembra convincere gli studenti che hanno intrapreso oggi una lotta che non verrebbe sottovalutata in qualsiasi paese che abbia un minimo a cuore la sua istruzione. Anche se non sarebbe da stupidi pensare che per Renzi oggi, fondamentalmente, non sia accaduto assolutamente nulla.

 

 La “Buona Scuola” porta in piazza gli studenti.