In questi giorni, il ministro della Giustizia Andrea Orlando, assieme al vice ministro del suo stesso dicastero, hanno dato spazio ad uno dei punti su cui NcD ha sempre dato molto peso, ovvero l’inasprimento delle pene sui reati di allarme sociale.
Si intende quindi escludere la punibilità per i reato minori (“tenuità di fatto”), ma aumentare le pene per i furti domestici e le rapine, che sarebbero cresciute in maniera notevole negli ultimi anni. In particolare, le rapine sono cresciute del 195,4% nell’ultimo decennio: su questo, il ministro Orlando propone un aumento della pena a 4 anni, in modo da escludere la sospensione cautelare della pena per gli incensurati e ridurre i benefici della liberazione anticipata.

Se il progetto va a buon fine, verrà creata una tipologia specifica per il furto in appartamento, attualmente accomunato dal Codice penale al furto con strappo. Ed insieme a ciò verranno aumentate le pene sia massima sia minima, dall’attuale range 1-6 anni a 2-8 anni, fissando specifiche limitazioni alla possibilità di bilanciare tra circostanze attenuanti e aggravanti, ovvero, dando più peso alle seconde.

Infatti, secondo l’istituto CENSIS negli ultimi 10 anni abbiamo assistito ad un aumento record dei furti in abitazione (127%). Inoltre, nell’ultimo anno risulta svaligiata una casa ogni due minuti, con Asti, Pavia e Torino province più colpite. A Milano la crescita è stata del +229% tra il 2004 e il 2013, a Firenze +177%, a Roma +120% e a Bologna +104% mentre Napoli rimane un’area relativamente tranquilla. Complessivamente sono aumentate le rapine, per le quali colpisce il trend (+195,4% in dieci anni), e l’incremento del 3,7% nel 2013, anche se alcune, particolarmente allarmanti, sono calate nel 2014, come quelle in abitazione (-12%), in strada (-9,7%) e in banca (-37%) e il dato del 2014 segna un -0,2%.

La rapina aggravata, oggi punita con una reclusione che può durare da 4 anni e sei mesi fino a venti, salirà ad un minimo di 5 anni di prigione.

Intanto oggi il Consiglio dei ministri dovrebbe varare la misura sulla tenuità del fatto, alla quale è “agganciato” l’emendamento sul falso in bilancio che pur avendo eliminato le soglie di punibilità punta a salvaguardare le piccole aziende responsabili di abusi bagatellari. L’intervento riguarda reati minori puniti con multa o pena non superiore nel massimo a 5 anni, per i quali, quando non vi siano condotte abituali e danni rilevanti, il giudice può concedere direttamente l’archiviazione, evitando un più lungo iter processuale.

Infine, la norma, una volta passata dal CdM, dovrebbe arrivare in Senato dove adesso si sta analizzando il disegno di legge sulla corruzione.

Federico Rossi