Copiare non è mai bello, quando si tratta di lavoro, eppure esistono giornalisti di un certo livello che praticano questa usanza ricevendo addirittura lodi. È il caso di Federico Rampini, importante corrispondente da New York de la Repubblica, per il quale su Twitter è stato coniato l’hashtag #Rampinomics per raccogliere i casi di copiatura compiuti dal giornalista in odore di successione ad Ezio Mauro nella direzione del quotidiano.

#Rampinomics in pillole

A smascherare per prima la spiacevole pratica è stata la traduttrice Marion Sarah Tuggey, che sul suo Storify ha raccolto alcuni dei tweet con l’hashtag #Rampinomics legandoli e commentandoli, a partire dai propri di luglio 2014. Si parte da un articolo del Financial Times firmato da David Pilling, preso e tradotto da Rampini. L’autore originario, che parlava di PIL statunitense, si chiede sarcasticamente «a quale PIL contribuisca quella traduzione».

Una traduzione vera e propria, con citazione della fonte, che non desterebbe preoccupazione se si trattasse di un episodio occasionale: d’altronde, riconoscere il buon lavoro di colleghi preparati è buon costume. Peccato che però il 1 agosto sia il turno de The New York Times, questa volta con un pezzo sull’Argentina. L’articolo originale, pubblicato 2 giorni prima, stavolta non è citato. Improbabile che Rampini ed il collega americano abbiano lavorato allo stesso pezzo sulle stesse fonti arrivando alle stesse conclusioni, o no?

Ancora il prestigioso quotidiano newyorkese, il 10 settembre, è vittima della copiatura. Stavolta è un pezzo sui Think tanks, le “associazioni di pensatori” collaterali al potere di Washington, pubblicato 3 giorni prima e tradotto da Rampini.

Pochi giorni dopo, il 27 settembre, è la volta di una “gola profonda” della Federal Reserve Bank of New York: stavolta il #Rampinomics è una copiatura rapida di un articolo di ProPublica del giorno prima

Ottobre inizia col botto per i #Rampinomics, perché il 3 Rampini si inventa un’intervista copiando da una nota postata su un sito personale, mentre il 5 è il turno del Nikkei Asia Review. Il 16 ottobre tocca al noto network statunitense NBC News subire la copiatura e traduzione.

Tre colpi in due settimane sono troppi, ed ecco che Rampini va sottotraccia fino a gennaio/febbraio 2015, quando torna a colpire: l’8 gennaio si torna su The New York Times per la crisi dei centri commerciali americani, il 7 febbraio The Verge e Washington Post su Twitter, l’11 solo il quotidiano della capitale sul commercio asiatico.

Infine il 9 marzo 2015 l’ironia della sorte, forse concordata, forse pura coincidenza: il caso #Rampinomics approda a pagina 14 de il Giornale, che si stupisce del fatto che una donna abbia scoperto Rampini, e non già che Rampini copi gli articoli che spaccia per propri, ma lo stesso giorno nelle pagine culturali de la Repubblica Rampini titola “I maestri non copiano, falsificano”.

Marion Sarah Tuggey è, come del resto noi, chiaramente schifata da una pratica di cattivo giornalismo.

#Rampinomics, copiaci questo articolo, se puoi.

Simone Moricca