Dopo l’approvazione della legge di stabilità del 2015 è possibile ricevere una quota del trattamento di fine rapporto, meglio noto con l’acronimo tfr, in busta paga. O così dovrebbe essere. Perché, stando ai fatti, i lavoratori non possono chiedere alcuna anticipazione ai propri datori di lavoro, visto che nella legge era previsto un accordo fra Abi (associazione bancari italiani), Ministro dell’Economia e Ministro del Lavoro che nella realtà non c’è. Lo stesso dicasi per la pubblicazione della misura in Gazzetta Ufficiale.

L’intesa con l’associazione dei bancari avrebbe consentito agli istituti di credito di elargire finanziamenti agevolati ad un tasso di poco superiore a quello della rivalutazione del tfr (circa 1,5%) ad imprese che occupano fino a 49 dipendenti.

Perché questo accordo era così importante? L’incontro fra le parti era imprescindibile per far partire la misura poiché i dipendenti dei Ministeri hanno intuito, anche se non subito, che non avere più il fondo tfr in azienda fino alla liquidazione per licenziamento o pensionamento sarebbe stato un danno irreparabile per gli imprenditori, i quali erano soliti utilizzarlo come forma di liquidità a breve termine (costo zero), preferendolo ai prestiti bancari (che prevedono, ovviamente, il pagamento di un tasso di interesse). Questo meccanismo era oramai consolidato nelle nostre aziende, le quali spesso sono forti nel lungo periodo, ma vanno in crisi di liquidità nel breve: così spiega l’opposizione posta dalla piccola e media impresa.

Se gli imprenditori non sembravano avere apprezzato la promulgazione del Quir (quota integrativa della retribuzione/anticipazione tfr), lo stesso dicasi per i lavoratori per due motivi di non poco conto:

  1. L’anticipazione farà cumulo sulla base imponibile per l’Irpef ordinaria;
  2. Se il dipendente richiederà il Quir, la sua scelta sarà irrevocabile fino al 30 giugno 2018.

In compenso, però, non farà cumulo sul reddito e consentirà di continuare ad usufruire degli 80 euro a chi finora ne ha avuto diritto. Se l’anticipazione tfr avesse fatto cumulo sull’imponibile fiscale, come gli già succede per gli 80 euro, sarebbe stata una manovra dalla quale quasi nessuno, fra imprenditori e lavoratori, avrebbe tratto giovamento.

Infatti  il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, Marina Calderone, spiega “Con queste condizioni sarà difficile che ci possa essere una corsa alla richiesta di anticipazione”. Poi conclude “Fino a questo momento le richieste sono rarissime perché pesa molto l’aggravio fiscale che andrà a determinare la base imponibile Irpef ordinaria e l’obbligo della scelta fino al 2018”.

Le uniche agevolazioni finora previste sono per gli imprenditori che avranno una deduzione dal reddito del 4% in caso di aziende fino a 49 dipendenti e del 6 per chi dà occupazione da 50 dipendenti a salire.

Qualunque siano i benefici del Quir, una sola cosa è certa: alcuni lavoratori lo aspettano con ansia, ma ancora non si sa quando partirà.

Ferdinando Paciolla