Libera pone l’attenzione sui tanti italiani in povertà. Tante, infatti, sono le innovazioni in ballo, tra discussioni politiche e senatorie, ma intanto il parlamento deve far fronte a un delle più crude realtà per noi italiani: lo stato di povertà della popolazione.

Si tratta di cifre non molto felici: stando ai dati ISTAT, dal 2008 al 2014 la crisi ha addirittura quasi triplicato i numeri della povertà relativa ed assoluta. Questa smisurata crescita di povertà non fa altro che far aumentare esponenzialmente le disuguaglianze già purtroppo marcate nel nostro stato. Sono infatti 10 milioni coloro i quali vertono in povertà relativa (il 16,6% della popolazione complessiva) ed oltre 6 milioni (il 9,9% della popolazione) in povertà assoluta. Tuttavia, oltre i dati relativi alla condizione specifica della povertà, dobbiamo tirare le somme ed evidenziare anche tutte quelle fasce sociali a rischio povertà: dai working poor (oltre 3,2 milioni di lavoratori e lavoratrici) ai precari, dagli over 50 senza alcun lavoro alle donne, dai migranti ai giovani, dagli anziani a coloro che hanno difficoltà abitative il numero dei soggetti a rischio potrebbe aumentare.
L’Italia ha quindi bisogno di un Reddito Minimo o di Cittadinanza o di una qualche nuova misura che riesca ad allontanare il pericolo dell’aumento di incidenza della mafia, fenomeno già presente e fin troppo conosciuto ma, in questo caso, col rischio di un ulteriore sviluppo causa del loro continuo ricatto economico. Le persone più deboli saranno così protette da coloro che vorranno sfruttarle.
Si tratta di un problema di fusione, un problema di politica e di tipo sociale, che fa in modo che solo una selezionata schiera di italiani possa partecipare a determinate attività. Un fulcro fondamentale da non prendere sottogamba è la possibilità di far camminare l’economia: se la maggior parte della popolazione ha a propria disposizione un reddito dignitoso lo scambio di moneta avanza e l’economia non può far altro che progredire.
Tutto questo senza contare i grandissimi vantaggi che questa modifica potrebbe apportare al singolo individuo.
Tutti coloro che non possono lavorare o che, anche lavorando, non riescono ad avere un reddito dignitoso (in grado di far andare avanti una famiglia) potranno avere una sicurezza economica che non potrà che alleggerire il carico di stress, tensioni e che gli garantirà un pasto caldo ogni sera.
Libera propone così la campagna “100 giorni per un reddito di dignità” contro ogni tipo di ingiustizia prima citato. Si chiede al Parlamento di aprire gli occhi e prendere la stessa decisione già affrontata da tutti i Paesi europei, con l’esclusione di Italia, Grecia e Bulgaria.
Il Parlamento europeo dal 16 ottobre 2010 chiede di varare una legge che introduca un reddito minimo, nella lotta contro la povertà e nella promozione di una società inclusiva, ma dopo cinque anni ancora non se ne vede l’ombra.
Libera specifica che la misura è indirizzata prettamente per coloro che hanno già difficoltà economiche, in modo da evitare ogni tipo di spreco in caso di reale accettazione della proposta di legge.
Conclude Don Luigi Ciotti: «Si tratta semplicemente un segno di speranza e di libertà. Non dimentichiamo mai che la speranza è di tutti, o non è speranza».

Alessia Sicuro

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Diplomata al liceo scientifico sperimentale PNI, matricola alla facoltà di lettere moderne della Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.