Per una volta, la ridente cittadina di Sharm El Sheikh non è stata solo un semplice luogo di villeggiatura, ma il teatro di una dei più importanti appuntamenti politico-economici del 2015, la Conferenza per la ripresa dell’economia egiziana, un importante meeting diplomatico che ha riunito oltre 1.800 delegazioni di più di 70 paesi, sotto l’egida del presidente Abdel Fattah al-Sisi.

C’era anche l’Italia, nella persona di Matteo Renzi, intervenuto in prima persona per dare sostegno al collega egiziano, con un occhio alla delicata situazione in Libia, dove divampa una crisi politica, economica e sociale senza precedenti, con potenziali ripercussioni su tutta l’area mediterranea.

La presenza di Renzi ha ricoperto, inoltre, un ruolo simbolico contro le forze dell’Isis, antagoniste della società civile, che con sempre maggiore frequenza stanno rivolgendo, nei loro comunicati, esplicite minacce ai loro vicini geografici, fra cui l’Italia.

Il Forum è stata anche un’ottima occasione per sottolineare l’importanza del bacino del Mediterraneo, culla e insieme punto d’incontro della civilità italiana ed egiziana, che il nostro premier ha definito alla stregua di un “ponte che presenta sfide e opportunità”.

Il ruolo dell’Italia e dell’Egitto, a detta di Renzi, sarà quello di custode di questo “spazio unico”, senza escludere un intervento mirato contro le forze dell’Isis, prima che in Libia “occupino in modo sistematico non solo piccoli e sporadici luoghi ma una parte del Paese”.

La visita del premier, insomma, è stato un concentrato di ambiziosi proclami di cooperazione economica e perentorie dichiarazioni contro il braccio armato dell’estremismo. La sua presenza è servita anche a sostenere la leadership di al-Sisi, anche perché, per un fronte comune contro l’Isis, quel che serve è un alleato forte e stabile, che abbia ampio sostengo politico e robusto consenso popolare, che da quelle parti, dalla caduta di Mubarak in poi, non è mai stato facile da conseguire e, soprattutto, mantenere.

Il presidente egiziano è stato poi invitato in Italia, in occasione dell’Expo 2015, per approfondire ogni discussione sul futuro dell’area mediterranea.

Battute a parte – il premier ha dichiarato di aver discusso con il suo omologo nordafricano anche di Mohamed Salah, il nuovo acquisto egiziano della Fiorentina – resta il fatto che la presenza italiana in questa importante iniziativa diplomatica ha rappresentato un importante segnale di cooperazione fra due mondi che troppo spesso sembrano distanti, per ragioni sia culturali che, soprattutto, religiose.

Vogliamo pensare, pertanto, che l’immagine del ponte fra l’Occidente e il mondo islamico, evocata da Renzi nelle sue prime dichiarazioni post evento, possa riguardare anche la sfera sociale, dilaniata da malcelate e diffuse tensioni, che costituiscono oggi il primo, vero ostacolo alla completa integrazione culturale e ad un fronte comune contro l’estremismo terrorista.

 Carlo Rombolà

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Avvocato, scrittore, lettore. Non necessariamente in quest’ordine. Ha studiato legge per quasi cinque anni presso l’Università di Bologna, per poi specializzarsi con un master in diritto delle nuove tecnologie. Nel frattempo, ha scoperto che, oltre al diritto, ci sono un sacco di altre cose che lo appassionano: la geopolitica, i viaggi, i libri, la musica. La curiosità è il suo più grande pregio, l’inquietudine il difetto. Ad entrambi, non v’è rimedio. Per fortuna.