Presso il complesso monumentale Belvedere di San Leucio, venerdì 13 Marzo si è svolto un seminario per discutere di un tema ostico e oscurato dai riflettori mediatici del paese: la distruzione della democrazia con l’approdo del TTIP, negoziato attraverso cui le multinazionali degli Stati Uniti e dell’Europa guadagnerebbero la “sovranità alimentare”.

Rosa Rinaldi, per L’Altra Europa con Tsipras, ha moderato l’incontro che ha visto partecipi l’eurodeputata Eleonora Forenza, Monica Di Sisto dell’associazione Fairwatch, Alessandro Mastrocinque, vice-presidente nazionale della Confederazione Italiana Agricoltori, Roberto Iovino della FLAI CGIL nazionale ed il Prof. Sergio Vellante, Ordinario in Ingegneria Gestionale per l’Ambiente e il Territorio. Ognuno dei presenti ha presentato le proprie motivazioni secondo cui questo contratto – segretamente stipulato tra gli apparati tecnici della Commissione europea e quelli federali degli Stati Uniti, insieme ai grandi gruppi industriali mondiali – deve essere subito fermato.

Il trattato commerciale transatlantico preoccupa moltissimo poiché colpisce i settori della produzione agroalimentare che riguardano la sicurezza dei prodotti e la garanzia per i diritti dei lavoratori. Se il TTIP venisse regolamentato ufficialmente, gli scambi delle merci tra l’Europa e gli Stati Uniti si identificherebbero sicuramente nel processo di liberalizzazione del commercio, ma a scapito di politiche basate sul welfare.

Il fulcro centrale del paradosso che si potrebbe instaurare in Italia, sarebbe quello di importare dagli Stati Uniti un quantitativo di prodotti a bassissimo costo che però verrebbe sprecato, se relazionato alla domanda interna di consumo nel nostro paese. Automaticamente la produzione interna di prodotti alimentari italiani calerebbe notevolmente, inducendo l’Italia a tempi di crisi dell’occupazione peggiori di quelli attuali. Attraverso il TTIP, le grandi filiere agro-alimentari avvallerebbero l’opportunità di diventare più competitive, riducendo i costi del lavoro per un profitto completamente privato, ed i Governi sarebbero a loro volta esclusi dal prendere parte nella difesa dei diritti dei cittadini.

L’intera situazione, analizzata con i vari interventi, ha delineato un preciso percorso volto al favoreggiamento di alcuni nuovi modelli standard che potrebbero essere, purtroppo, gli effetti collaterali di un cattivo rapporto stipulato tra capitale – natura: il primo, un’innaturale ingegnerizzazione dei processi biologici per la globale e distruttiva omologazione produttiva; il secondo, identificato nella “McDonaldizzazione”, al cui seguito sono da considerare un aumento dell’obesità e della cattiva alimentazione; infine, una “Carrefourizzazione” della distribuzione secondo condizioni ingiuste per la terra.

Nonostante la complessità dell’argomento su cui si potrebbe discutere per scoprirne particolari di ora in ora, l’intento cercato con quest’iniziativa è quello di uniformare la società verso un percorso di lotta: la prima data nazionale per dire Stop al TTIP è indetta il giorno 18 Aprile.

Inoltre, è fortemente sentita la questione “meridionale” che vede vittima l’agricoltura, settore che nonostante la crisi promuove ancora risultati soddisfacenti, e come dichiara l’eurodeputata Forenza, in esclusiva ai microfoni di Libero Pensiero: “Sarebbe prevalentemente l’economia del Sud Italia, oltre che del Sud Europa, ad essere colpita maggiormente, dall’eventuale approvazione del TTIP. Sappiamo che l’approvazione del TTIP secondo le norme attuali, creerà livelli di competizione sulla filiera agro-alimentare che penalizzeranno fortemente la nostra produzione agricola, sia per quanto riguarda i controlli che per la qualità dei prodotti.” Continua: “è necessario fare informazione o disinformazione sul TTIP, considerando che l’unica cosa di cui si parla è l’importanza della libertà di scambio prodotta con questo negoziato. In realtà, il TTIP sancisce un primato del diritto degli investitori sul diritto dei cittadini. Tutela le multinazionali a scapito della possibilità degli Stati nazionali di difendere come di decidere per la salute dei cittadini. Il fatto che una multinazionale potrà fare causa ad uno Stato membro, se questo Stato limita il diritto di esportazione di questa multinazionale -e magari limita per una ragione giustissima, come evitare l’importazione di sostanze pericolose- allora questo fa sì che vengano messe in rischio la democrazia, e nello stesso tempo la salute del paese.”

Alessandra Mincone