Perché, mangiando il peperoncino, sembra che la bocca vada letteralmente in fiamme? La curiosità, come spesso accade, nasce a tavola, davanti ad un invitante e piccantissimo piatto di ‘Nduja calabrese che, mio malgrado, non riesco a finire. Risposta semplice ma non scontata: sulla superficie dei neuroni esiste una proteina, o meglio, un recettore, che risponde sia al calore sia alla Capsaicina, la sostanza che rende piccante il gusto del peperoncino, chiamato VR1 (Vanilloid Receptor1).

Nel 2000, ricercatori della University of California di San Francisco e della University of Wurzburg in Germania hanno “creato” dei topi geneticamente modificati ai quali è stato inattivato il recettore VR1, che si sono dimostrati decisamente poco sensibili alle elevate temperature e all’acqua “piccante”  contenente la Capsaicina, che bevevano con gusto. In più, i topi hanno dimostrato anche scarsa sensibilità al dolore. Infatti, mentre i normali neuroni con recettore VR1 attivo vengono eccitati dall’ambiente acido provocato dall’infiammazione, i neuroni di topo con recettore inattivato reagivano a soluzioni acide in maniera decisamente minore.

Dal momento che i topi con VR1 inattivato sembravano non mostrare effetti collaterali, l’inattivazione di questo recettore è subito apparso come un potenziale target per lo sviluppo di efficaci farmaci antidolorifici.

E non finisce qui. Sorprendentemente, grazie alla sua modalità di azione, anche la Capsaicina viene sfruttata come analgesico in creme per il trattamento di diversi tipi di dolori, da quelli muscolari a quelli causati dall’artrite. Essa agisce legandosi al recettore, il quale lascia entrare ioni calcio all’interno della cellula nervosa finchè non subisce “desensibilizzazione” e smette temporaneamente di funzionare, eliminando la percezione del dolore.

Valentina Spennato

 

Referenze: Yao J., Qin F. Interaction with phosphoinositides confers adaptation onto TRPV1 pain receptor. Plos Biol, 2009. Vogel G. Hot pepper receptor could help manage pain. Science 14 April 2000. Vol.288 no.5464 pp.241-242. Vol.288 no.5464 pp.241-242. Vol.288 no.5464 pp.241-242. Vol.288 no.5464 pp.241-242.