A Lahore, in Pakistan, sono stati recentemente compiuti due attentati contro due chiese, una cattolica ed una protestante, nel quartiere di Yuhamabad: essi hanno causato la morte di 14 persone e 78 sono state rimaste ferite. Gli attentati sono stati rivendicati da Jamaat-ul-Ahrar, un gruppo legato ai talebani. Un portavoce del gruppo, Ihsanullah Ihsan, ha dichiarato che tali attacchi continueranno finché «la shari’a non sarà imposta in tutto il Paese».

Secondo le testimonianze si sarebbe trattato di un tentativo kamikaze. Un uomo ha tentato di entrare in chiesa per farsi esplodere, ma è stato bloccato all’entrata da un agente. Sia l’attentatore che il poliziotto sono tra le vittime.

I sospettati sono due e sono stati presi d’assalto dalla popolazione locale, che li ha linciati: i loro corpi sono stati abbandonati per strada e bruciati. Circa quattromila persone, armate di bastoni e spranghe hanno protestato violentemente distruggendo automobili e negozi e costringendo le forze dell’ordine intervenute alla fuga. A Lahore la maggior parte degli abitanti, circa 100mila, sono di religione cristiana. La rivolta sarebbe indirizzata al Governo, in particolare al primo ministro Nawaz Sharif, reo di non aver agito per difendere i cristiani.

È il secondo attentato contro la minoranza cristiana in pochi giorni. Tre giorni fa la polizia ha torturato a morte un giovane cristiano, Zubair Masih, la cui madre era stata accusata di furto nell’abitazione di un musulmano. La donna, che lavorava come domestica, ha rubato degli oggetti d’oro dalla casa presso la quaòe era impiegata. Il giovane Zubair era stato arrestato insieme alla famiglia e ha pagato con la morte il torto di sua madre.

Papa Francesco, all’Angelus, ha ricordato con tristezza questi episodi avvenuti in Pakistan: «Con dolore ho appreso degli attentati alle Chiese cristiane in Pakistan» e ha chiesto «il dono della pace e la concordia per quel Paese, e che questa persecuzione contro i cristiani, che il mondo cerca di nascondere, finisca e ci sia la pace». Speriamo che le parole del Romano Pontefice siano di monito e di non dovere mai più assistere a episodi del genere.

Vincenzo Nicoletti