“A volte mi piace pensare alla storia del rock

come alle origini dell’arte drammatica in Grecia,

che ebbe inizio su un’aia durante

le stagioni propizie ad opera di gruppi di fedeli in adorazione

che danzavano e cantavano. Poi, un giorno,

uno dei posseduti uscì dal gruppo e

iniziò a imitare un dio.”

Parole recitate da Jim Morrison, leader del gruppo The Doors, sciamano dall’abilità persuasiva quanto corrosiva. Sono ancora parecchi gli stereotipi su cui si erge la figura del poeta maledetto per eccellenza; eppure, raccogliendone residui di filosofia, della sua vita si è concretizzata l’immortalità, forse l’unica volontà del suo testamento.

Jim MorrisonCon la succitata constatazione di Morrison, il filosofo la cui dottrina assunse sembianze pratiche proprio grazie al carisma dell’artista sregolato, è sicuramente F. Nietzsche, ideatore della celebre “volontà di potenza”: punto di ricapitolazione e fondamento centrale di tutto il suo pensiero. E la volontà intesa da Nietzsche rispetta i principi dell’esaltazione dell’io, il quale sgancia la propria energia vitale superando la vita stessa e predominandone i contenuti attraverso la libertà di scegliere strade tutt’altro che convenzionali.

Proprio come Jim Morrison, che della sua musica ne fece colonna sonora per inscenare spettacoli colmi di misticismo e trasporto metafisico. Morrison non solo fu esibizionista, ma incantato discepolo di Socrate nell’approcciarsi alla realtà, attraverso la curiosità del porsi banalissime domande che magari sfociavano in controversie etiche, come si raccoglie nelle testimonianze di Frank Lisciandro che fu suo compagno, nonché suo fotoreporter.

E se di Socratico egli utilizzava il modello d’esposizione, in termini filosofici, Morrison abbandonava l’assenteismo personale in cambio della glorificazione sarcastica e primitiva in cui s’attingeva. Egli simboleggia il passaggio formulato nel concetto dedicato alla storia di Nietzsche, secondo cui è l’uomo singolare a determinare gli eventi, avendone la possibilità di predominarli secondo suo piacimento, e immobilizzandone l’immagine attraverso lo scandalo dell’anticonformismo: sesso droga e musica, gli strumenti con cui capovolgere stereotipi di ragionevolezza ed arte.

L’arte della vita, inoltre, come assimilata ed esternata, ricompone il senso della formula approssimativa secondo cui Jim Morrison e Friedrich Nietzsche fossero in completa sincronia su alcuni aspetti generali della vita e dell’essere. L’ambizione verso lo stile dionisiaco di concepire il senso della nostra esistenza, senz’altro li avrà accomunati in un rompicapo dall’esplosivo aloe di ingegno. L’incessante necessità di riempire il vuoto delle notti, ripiegate nell’intimità dell’inconscio e dell’oscura veridicità interiore, ha reso Morrison l’esposizione lineare di ciò che il filosofo riteneva dovesse comporre la società, rispettando i fattori di coerenza verso sé stessi, e negando brutalmente l’ipocrisia della speranza nel futuro.

Personaggi misti di decadentismo e al contempo surrogati dalla passionalità con cui ci si scaglia contro la vita per recuperare altra vita. Essere un dio, diventare una sorprendente introspezione affascinante all’occhio altrui, era ciò che Morrison promuoveva come ispirazione, per un’aspirazione notevolmente superiore: l’immortalità, attraverso la mortale staticità della morte stessa e soprattutto attraverso la conciliazione artistica che ne faceva sicuramente un “superuomo”, capace di reinventare i simboli distruggendoli e recuperandoli oltre l’apparente proiezione della percezione. Come egli stesso inneggiava: “Il mezzo è il messaggio e il messaggio sono io!”

Fotografie di Frank Lisciandro

Alessandra Mincone