Sono ormai quattro anni che la caduta di Gheddafi ha portato alla rivoluzione e successiva guerra in Libia. Il Paese è ormai diviso in due: le forze islamiste della Fratellanza Musulmana controllano la Tripolitania e la maggior parte dell’ovest, mentre l’esercito del generale Haftar si è stanziato ad est e da poche settimane nella città di Benghazi.
A peggiorare la situazione c’è la presenza di alcune forze jihadiste legate all’ISIS, anche se non sono numerose come in Siria. I maggiori gruppi fondamentalisti libici sono al- Battar e Ansar-al-Sharia, mentre l’ISIS è solo una minoranza.

Sono proprio questi ultimi a minacciare anche i paesi vicini e non, e in particolar modo l‘Egitto. Di recente è stato pubblicato un video che mostra la decapitazione di 21 ostaggi egiziani da parte dell’ISIS e minacce anche all’Italia. Diverse sono le posizioni dei due Paesi a riguardo.

Il presidente egiziano Al-Sisi non ha esitato nemmeno un momento a dichiarare guerra autorizzando raid aerei a Derna e Sirte con bersaglio il gruppo terrorista. Il generale Haftar si è dichiarato d’accordo riguardo l’operazione bellica degli egiziani, nonostante il Parlamento libico non sia a favore ritenendola un’aggressione alla sovranità nazionale. Resta ancora poco chiaro se l’Egitto sospenderà o no gli attacchi. Al-Sisi si è rivolto alle organizzazioni internazionali e in particolar modo all‘ONU affinchè ci sia un intervento in Libia. Il presidente egiziano avrebbe già trovato un accordo con Putin, che si è detto favorevole a cooperare contro la minaccia terrorista.

L‘Italia sembrerebbe aver preso posizioni differenti. Se dapprima il Governo, e in particolar modo il ministro degli Esteri Gentiloni, si era dichiarato favorevole a un intervento armato guidato dall’ONU, ora si sarebbe tirato indietro cercando la via del dialogo. Roberta Pinotti, ministro della Difesa, ha ritenuto che la via più giusta da seguire è quella di un dialogo con le forze moderate libiche in modo da favorire una stabilizzazione interna al Paese. La Francia, che in passato aveva avuto posizioni interventiste, si è dichiarata favorevole alla proposta italiana.

È difficile ipotizzare come si muoveranno le organizzazioni internazionali a riguardo della spinosa questione della guerra in Libia. Si auspica che i recenti avvenimenti nel Paese Nordafricano siano di incentivo per favorire le negoziazioni, già in corso a Ginevra. La via del dialogo è quella da seguire. Un intervento militare creerebbe ulteriore scompiglio e morti.

Vincenzo Nicoletti