Quando si dice che la Circumvesuviana versa in cattive condizioni, è opportuno aggiungere che quei pochi che ancora ci lavorano, che per loro fortuna forse sono pure pagati, dovrebbero prestare più attenzione ai comportamenti dei viaggiatori.

‹‹Questa mattina, alla stazione di Napoli Centrale, mentre ritornavo dall’Università ho assistito ad una scena alla quale non potevo rimanere indifferente: due giovani, forse rom, senza biglietto, sono passati indisturbati nel varco abbonati eludendo la sorveglianza, che lì, a pochi metri era intenta a chiacchierare. Non è la prima volta, ma stamattina ero più arrabbiato del solito e non sono rimasto indifferente››.

Racconta così G.D., uno studente universitario come tanti, che ogni giorno è costretto a viaggiare in condizioni disumane lungo le tratte della Circumvesuviana, all’interno di insicuri e maleodoranti vagoni ferroviari, per raggiungere il suo dipartimento universitario a Napoli. Condizioni che non hanno mai allontanato il ragazzo dal suo obbligo di munirsi di biglietto.

‹‹Così – continua G. – senza pensarci troppo su, ho deciso di oltrepassare anche io nelle stesse modalità, ma una voce alterata mi ha chiesto dove stessi andando. Senza tirare fuori il biglietto, che avevo in tasca e che non avevo intenzione di mostrare, ho semplicemente risposto che volevo fare come tutti gli altri. Ma i controllori hanno chiamato la polizia. Nel giro di qualche minuto, forse credendomi un pericolo pubblico, le forze dell’ordine sono sopraggiunte e mi hanno minacciato di denuncia poiché ero stato sorpreso senza regolare biglietto. Dopo averli fatti scaldare un po’ e costretti al loro lavoro, ho tirato fuori il biglietto dal quale si evinceva la regolare convalida avvenuta alcuni minuti prima della vicenda››.

G. continua la nostra chiacchierata soffermandosi sulla vergogna provata nell’essere trattato in modo umiliante pur avendo adempiuto ai suoi doveri. Il disinteresse e l’indifferenza spesso causano più danni dell’inciviltà, contribuendo a peggiorare un sistema già malfunzionante di per sé. Eppure sarebbe un sacrosanto diritto, da parte di chi si comporta in maniera onesta e paga per usufruire di servizi scadenti, quello di vedersi riconosciuto quantomeno un identico impegno da parte degli addetti ai lavori. È un sistema assurdo, una situazione insana quella dei giovani, perché episodi come questi tagliano ogni giorno un pezzo di speranza per il loro futuro.

Anna Lisa Lo Sapio

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Nata in provincia di Napoli, 11/06/1983. E’ Laureata in Scienze Politiche. Inizialmente, ha lavorato nell’area commerciale di alcune aziende ma ha presto capito che la sua strada non poteva avere a che fare solo con l’aspetto economico della vita. Amante della storia e appassionata dei segreti di Stato, ha realizzato studi e ricerche sulla società italiana durante gli anni di piombo e sui motivi che spingono l’uomo a commettere stragi e ribellioni contro altri uomini. Di se stessa dice : “Meglio vivere una verità difficile che una bugia comoda”.
Vive a Edimburgo.
Per scriverle: losapio.annalisa@libero.it