Il museo del Sannio pochi giorni fa ha lanciato un appello urgente, tramite l’associazione ISIDEA, che chiede di dare il giusto risalto a Scipionyx samniticus,  il piccolo dinosauro di Pietraroja, noto come Ciro. Tornato nel Sannio senza il dovuto clamore e relegato tra le mura dell’ex carcere S. Felice in Viale degli Atlantici, sede della Soprintendenza.

Rocca dei RettoriPochi sanno che il Ciro originale è a Benevento, mentre in tanti a Roma, dallo scorso 27 dicembre ammirano solo un modellino del cucciolo di dinosauro, in una mostra presso l’università “La Sapienza”. Scipionyx samniticus, “star” mondiale della paleontologia, è una straordinaria “opera d’arte” della natura. Il Museo del Sannio è un museo territoriale, quindi, raccoglie vari reperti di epoche diverse. Per renderlo ancora più unico, ISIDEA propone alcune urgenti integrazioni, come l’esposizione di Ciro negli spazi già occupati dai reperti isiaci, trasferiti frattanto al museo Arcos. Si auspica,infatti, che venga data la dovuta attenzione a questo appello, non dimenticando che  questo museo è territoriale e  va, dunque, preservato nella sua identità. Perché, a parere del presidente di ISIDEA, ciò potrà essere possibile solo e grazie alla naturale integrazione tra i due binomi turistici: UNESCO e Ciro. Dare giusta voce a questo appello sembra doveroso, dal momento che il Museo del Sannio è una delle istituzioni più importanti dell’intero Sannio. La storia del piccolo Ciro è un’appendice fondamentale, non solo a livello storico, dobbiamo considerarlo come quel “quid” mancante ma vitale per il rafforzamento del museo.

LA STORIA DEL MUSEO: Il Museo del Sannio nasce a Benevento nel 1806, come museo archeologico, voluto da Tayllerand, principe della cittadina longobarda. Verso la fine dell’800 un primo raggruppamento del materiale, arricchitosi negli anni, fu raccolto presso la Rocca dei Rettori, per volere di Almerico Meomartini. Il Novecento ha rappresentato per il museo il secolo delle svolte, a partire dalla locazione definitiva presso il Chiostro della chiesa di Santa Sofia, divenuta nel 2011 patrimonio UNESCO.  Chi ha dato al museo la fisionomia attuale è stato l’ex direttore Elio Galasso, che nel 1973 aprì le porte dello stesso alla cultura contemporanea. Cura e interesse per questo museo non sono mancati,  è stato, infatti, oggetto di restauro nel 1999, grazie all’architetto Ezio De Felice. Il Patrimonio museale è ricco e vario, si  divide in tre sezioni, di cui una, quella della sala di Iside è stata, recentemente, traslocata al museo Arcos, mentre una quarta è presso la Rocca dei Rettori, in piazza Castello. La prima, più copiosa, è la sezione quella archeologica, che si trova al pianterreno del chiostro ove sono esposti reperti preromani e paleolitici,. Belle le terrecotte e le ceramiche provenienti dalle città sannitiche di Caudium e Telesia. Interessanti, inoltre, copie romane di statue greche, come il Doriforo di Policleto o dell’imperatore Traiano. La parte più affascinante del patrimonio  è, forse, quello della Sala di Iside, che di recente è stata traslocata in un’ala moderna del museo Arcos. Qui sono raccolti reperti egizi provenienti dal tempio della dea, fatto erigere da Domiziano. La seconda sezione, medievalistica, si divide in: Sale della longobardia minor, dedicata al periodo longobardo di Benevento, dove ritroviamo numerosi resti architettonici e iscrizioni in caratteri paleocristiani e la Sala del medagliere.Pericle Fazzini L’ultima sezione del museo è quella artistica, costituita da una pinacoteca che mostra opere di artisti locali. Opere pittoriche di Luca Giordano e Francesco Solimena. La Sala del Novecento è dedicata alle arti figurative, dove compaiono opere di Renato Guttuso;  particolare è il bassorilievo raffigurante la danza delle streghe sotto il noce di Benevento di Pericle Fazzini.  La sezione storica invece è costituita, essenzialmente, da documenti dell’epoca di fondazione del museo ed è presso la Rocca dei Rettori.

IL DINOSAURO CIRO: Il fossile del dinosauro Ciro fu scoperto, per caso, negli anni ’80 da un appassionato del campo, Giovanni Todesco nella cava calcarea di Pietraroja, un paesino in provincia di Benevento. Inizialmente  si credette ad un fossile di lucertola , ma solo nel 1993  lo studioso decise di farlo analizzare al conservatore del Museo di Storia Naturale di Milano, il prof. Giorgio Terruzzi. Che non appena vide il reperto rimase sconvolto, aveva d’avanti ai suoi occhi il primo fossile di dinosauro italiano. Infatti  si tratta anche del primo dinosauro al mondo del quale si poteva osservare l’intestino completamente intatto. La notizia della scoperta fece il giro del mondo, occupando le prime pagine anche della celebre rivista Nature.il piccolo dinosauro Ciro Intanto, il fossile inviato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, fu soprannominato Ciro, nome campano breve e veloce, mentre dal punto di vista scientifico fu chiamato SCIPIONYX SAMNITICUS, perché era anche una specie nuova, “Scipio” per Scipione, il geologo che studiò il giacimento di Pietraroja, “Onyx” per gli artigli lunghi che aveva,  e che in lingua greca vuol dire artiglio, mentre Samniticus per il territorio della scoperta. Tra il 2001 e il 2006 furono fatti studi più approfonditi che mostrarono l’eccezionalità del ritrovamenti: il fossile presentava infatti intatti gli astucci cornei che rivestono la parte terminale degli artigli, si possono ammirare ancora le pieghe dei muscoli, l’intestino, un parte del fegato e i tendini della coda. Oggi solo i due calchi realizzati nel 2005 sono visibili al pubblico, uno nel Museo Civico di Storia Naturale di Milano ,che è stato momentaneamente esposto alla “Sapienza” di Roma,  e l’altro relegato a Benevento senza esposizione, neppure temporanea. Da qui la richiesta dell’associazione ISIDEA.

www.museincampania.it

www.museodelsannio.it

www.dinosauroantonio.it

A cura di Rossella Mercurio e Claudia Cepollaro