Il presidente del Parma Giampietro Manenti è stato arrestato questa mattina dagli uomini della Guardia di Finanza. L’accusa, nei confronti di Manenti, è quella di tentato reimpiego di capitali illeciti, a quanto emerge diversi milioni di euro trasferiti dalle banche ad alcune carte di credito di fondazioni e della squadra ducale, il tutto attraverso un sofisticato sistema di hackeraggio. Le fiamme gialle hanno fatto anche un’ispezione negli uffici della società gialloblu a Collecchio.

L’operazione, chiamata “GFB- Oculus”, coordinata dai procuratori aggiunti Nello Rossi e Michele Prestipino e guidata dal Nucleo Tributario della Guardia di Finanza di Roma, è scattata nelle prime ore del mattino, e oltre all’arresto del presidente gialloblu, ha portato in manette anche altre 21 persone sparse in tutta Italia. I reati contestati, a vario titolo, sono associazione a delinquere, frode informatica, utilizzo di carte di credito clonate, riciclaggio e autoriciclaggio aggravato dal metodo mafioso. Tra gli arrestati sembrerebbero esserci anche alcuni dipendenti della Ragioneria generale dello Stato a Roma. L’inchiesta ha inoltre svelato la complicità di alcuni funzionari di banca, che prendevano tangenti per occultare l’hackeraggio.

Il gruppo criminale avrebbe cercato di mettere a disposizione di Manenti 4,5 milioni di euro ripuliti, attraverso un sofisticato giro di denaro. Il procuratore Prestipino ha dichiarato che i soldi erano stati messi a disposizione del presidente del Parma su diverse carte di credito clonate, secondo uno schema già consolidato dal gruppo criminale, che finora aveva portato soldi ad alcune fondazioni (le quali li ricevevano alla voce “donazioni”) e che avrebbe fatto lo stesso con la società ducale, facendo passare il denaro come introiti derivanti da sponsorizzazioni, gadget e biglietti dello stadio.

Manenti, quindi, sarebbe stato semplicemente il beneficiario di queste somme (nel momento in cui sarebbe andato a buon fine il trasferimento di denaro) che quest’associazione a delinquere (specialista nella clonazione di carte di credito che operava su Milano, e guidata, a quanto sembrerebbe emergere, da Augelli Angelo Dionigi e Adelio Zangrandi) avrebbe provato a mettergli a disposizione. Era stato proprio Manenti ad essersi rivolto a Dionigi e Zangrandi, per far fronte alla situazione del deficit finanziario del Parma, il quale, attraverso un’intercettazione, proponeva ai capi del gruppo milanese un “fifty-fifty“, in modo da far rientrare nel Parma dei capitali ripuliti. I tentavi sono però falliti, e molti di questi soldi venivano restituiti. A quanto pare, di traverso, sembrerebbe essersi messa la Monte dei Paschi di Siena, che non avrebbe permesso uno scambio di denaro con altre banche, e da lì in poi qualcosa si sarebbe mosso anche negli uffici della Guardia di Finanza.

Il manager Alborghetti, che aveva affiancato Manenti qualche mese fa nell’avventura parmigiana, ha dichiarato che non si aspettava questo epilogo. “Pensavo fosse solo una persona che millantava capitali che non aveva. Meglio così, ce lo siamo tolti di mezzo”. Il sindaco di Parma Pizzarotti, invece, affidandosi a Twitter, ha tuonato contro Manenti: “Lo dissi sin da subito: a Parma nessuno spazio per i disonesti. Nessuno sciacallo tocchi i parmigiani, la città e la nostra squadra. #SaveParma”

È tutto uno schifo” invece, sono le parole di capitan Lucarelli. “Non voglio dire niente, vorrei prima capire le motivazioni. Ogni giorno noi, i tifosi, e la città, prendiamo bastonate in faccia. È da tanto che è difficile giocare, non da ora. Andiamo avanti solo per le persone che ci sono dietro, ma non ne posso più.”

E dire che solo qualche giorno fa Manenti rassicurava tutti dicendo “ho un piano di risanamento che sarà difficile smontare anche da parte della Procura. E quel piano sarà la salvezza del Parma Calcio”.

Di natura diversa invece è l’arresto del presidente dell’Entella Chiavari, e di Federacciai, Antonio Gozzi. L’arresto è avvenuto ieri a Bruxelles, insieme al suo collaboratore Massimo Croci, per presunte tangenti in Congo, pagate ad alcuni pubblici ufficiali congolesi per ottenere appalti. A darne notizia è stata la Duferco, società metallurgica con sede a Lugano di cui Gozzi è amministratore delegato, attraverso un comunicato stampa, che ha contestato duramente i metodi della polizia belga nei confronti dei due, presentatisi, secondo la stessa Duferco, spontaneamente a Bruxelles per rispondere all’invito del giudice istruttore.

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Michele Mannarella