LupiAncora niente dimissioni per il ministro Maurizio Lupi, che sembra andare avanti per la sua strada negando l’innegabile.

La storia che sta coinvolgendo il ministro Lupi è una raffica surreale di bugie, tangenti e raccomandazioni.

Tutto è partito dall’arresto di due persone chiave riguardo agli appalti delle Grandi Opere: Ercole Incalza e Stefano Perotti.

Incalza è stato manager e soggetto attivo, forse fin troppo, al ministero dei Lavori pubblici. Dalla Procura di Firenze è stato descritto come «un soggetto in grado di condizionare il settore degli appalti pubblici». Perotti è un imprenditore in possesso della Green Field, società che la Procura di Firenze collega direttamente ad Ercole Incalza. Tra i due c’è sinergia, una simbiosi economica che ritroviamo in quelli che erano i loro metodi di inganno. Incalza spingeva le aziende vincitrici degli appalti per le Grandi Opere ad assegnare la direzione dei loro lavori all’azienda di Perotti, la quale assegnava gli incarichi burocratici indovinate a chi? Ma ad Incalza, ovviamente. Un uno-due che farebbe tremare anche la coppia Messi-Ronaldo. Questi schemi illeciti sono stati adottati da anni dal duo Incalza-Perotti.

Ecco, questi due personaggi sono stati presenti in svariati governi senza esser mai buttati fuori, anche se Incalza era stato cacciato una volta dall’allora ministro Antonio Di Pietro (governo Prodi II), che ha paragonato l’occulta conoscenza di Incalza a quella del figlio di Dio: Gesù Cristo.

A proposito di figli di grandi padri, ritroviamo in queste vicende il coinvolgimento del ministro Lupi e di suo figlio.

Il ministro Lupi era in contatto costante con Incalza, addirittura il membro dell’NcD fino all’arresto del manager elogiava questo con sviolinate a tratti stilnoviste. Il ministro vuole così bene ad Incalza che nelle intercettazioni del ROS sono venute fuori anche minacce al governo, se questo avesse posto dei paletti al dominio del manager sulle Grandi Opere. Lupi, dopo l’arresto, rimane sulle sue posizioni affermando che Incalza non era più così potente e tra loro ci sono stati solo rapporti istituzionali. Secondo alcuni deputati del M5S queste affermazioni non sono per niente attendibili, dato che Incalza ha sempre avuto un ruolo chiave sulla questione appalti.
Il nostro ministro non si ferma e pochi giorni fa la spara grossa dicendo: «Mai chiesti favori per mio figlio». Peccato che subito dopo queste dichiarazioni nelle intercettazioni è comparsa la famosa frase «Deve venirti a conoscere mio figlio». L’intercettazione è tra Lupi e il famoso Perotti, ma Incalza non rimane fuori, subito viene informato dall’imprenditore con un «C’è da incontrare il figlio di Maurizio». Stranamente, il figlio del ministro (Luca Lupi) dopo la telefonata si ritroverà a ricoprire incarichi per l’azienda di Perotti. Il giorno della laurea, per confortarlo, al giovane Luca Lupi viene regalato un bel Rolex, il regalo è da parte della famiglia Perotti. Anche a Lupi senior vengono fatti dei pensierini, come ad esempio un abito sartoriale regalato però da Francesco Cavallo.

Cavallo è stato arrestato per illeciti riguardanti le Grandi Opere come TAV ed Expo.

Ricapitolando il nostro attuale ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha avuto rapporti diretti con manipolatori, minacciato di far cadere il governo se questi manipolatori non fossero stati rispettati, mentito riguardo alla raccomandazione del figlio, raccomandato suo figlio e ricevuto regali da ben due manipolatori.

Alla luce di tutto ciò il governo Renzi, anch’esso complice, se ne lava le mani. Delrio afferma: «Dimissioni Lupi? Decide lui». Giustamente, cosa vogliono da loro questi giornalisti? L’interessato è Lupi, chiedessero a lui.

Lo scenario è simile a quello della condanna di Cristo. Ponzio Pilato c’è, il popolo pure; mancherebbe Gesù, ma fa niente. Aggiungiamo un altro Barabba.

Antonio Casaccio