Il 18 luglio dello scorso anno, come Giovani democratici della Campania, scrivevamo questa lettera al Presidente dell’Autorità Anticorruzione, Raffaele Cantone.

Sono passati mesi da allora ed, insieme, ad essi, si sono susseguiti nuovi scandali, nuove discussioni e nessun cambiamento. Da oltre 700 giorni la legge Anticorruzione è ferma, così come è ancora ferma la discussione sulla modifica della materia riguardante gli appalti. 

Sono convinta che la nostra voce e le nostre proposte debbano essere ascoltate, per questo vorrei riproporre qui la lettera a Cantone.

Carissimo presidente,

l’incarico che ha accettato di assumere è senza dubbio il più delicato e, allo stesso tempo, il più significativo per un Paese come l’Italia, in cui la corruzione e la malavita valgono quanto il Pil che viene prodotto. Tutti gli italiani nutrono in lei e nel lavoro che saprà svolgere una fiducia ed una aspettativa senza precedenti, la stessa fiducia e le stesse aspettative di una generazione a cui per troppo tempo è stato rubato il futuro e che oggi vuole riprenderlo e ricominciare a sperare.

Con l’umiltà di chi quotidianamente vive la cosiddetta vita reale e per di più nel Mezzogiorno del Paese, quella delle file agli uffici pubblici, della ricerca disperata di un lavoro, delle belle idee senza credito, della burocrazia asfissiante, sentiamo il dovere di lasciarle qualche considerazione e, perché no, qualche consiglio.

L’Italia è il Paese in cui più di ogni altra cosa contano le relazioni. E questo è valso per anni sia per i singoli che per le imprese. Il più delle volte ci siamo trovati di fronte a veri e propri procacciatori di rendite e non certo imprenditori volenterosi e capaci di creare lavoro e valore aggiunto. L’impresa vera, quella che esporta, quella che vive di innovazione, qualità, ricerca, spesso viene messa ai margini e scoraggiata da un lato da una burocrazia pesante ed inefficiente, dall’altro dalle strette creditizie, come in questi anni di crisi. Tuttavia la linea tra buoni e cattivi nel contesto italiano è particolarmente sottile: certo è cattivo l’imprenditore che corrompe, certo è cattivo il funzionario corrotto, ma certo è che questi personaggi possono sguazzare nel mare più favorevole che potesse esistere. Il nostro sistema paese si basa, infatti, su una miriade di certificazioni ed abilitazioni; queste ultime sono per giunta delegate a soggetti privati che dalle stesse derivano i propri proventi (e già questo meriterebbe un approfondimento al fine di garantire lo scopo della certificazione stessa). Ciò che conta, poi, non è il risultato, bensì il procedimento così come chiede la nostra farraginosa iperlegislazioneprocedimentale. Quando parliamo di procedimento intendiamo dire una cosa molto semplice: decine e decine di responsabili, impiegati, funzionari, tecnici, direttori dei lavori, dirigenti, enti ecc. volti tutti al rispetto del procedimento che fa disperdere e nascondere qualunque cosa se non interviene quella leva che, parafrasando Archimede, fa muovere il mondo, la “bustarella”. E allora diventa evidente che una mera azione punitiva rimane parziale ed inadeguata, soprattutto di fronte ad una giustizia amministrativa lenta e non poco incline al “dialogo”.

Occorrerebbe ripensare interamente il sistema degli appalti:bisognerebbe privilegiare coloro che investono in tecnologia, ricerca e creano buona occupazione; privilegiare l’organizzazione dell’azienda che gli consente la definizione di un ribasso che assicuri l’esecuzione del lavoro (e non trovarci con le varianti in corso d’opera che rendono quel lavoro più costoso per la collettività e più redditizio per l’impresa e le varie figure in gioco); infine, privilegiare il cantiere, la polvere, il cemento, insomma l’opera che fisicamente si va costruendo. per fare questo, occorre evitare che ci sia la possibilità di trattare e contrattare.

Si sta discutendo tanto e anche da troppo tempo sulle possibili soluzioni. Oggi tutti sembrano convenire sulla necessità di rompere la spirale nella quale si annida la corruzione ma permangono interessi molto forti affinchè nulla cambi o che, peggio ancora, si cambi per non cambiare nulla. Per questo vogliamo fare a lei e a chi vorrà accoglierle alcune semplici proposte:

1- Aggiudicare l’appalto sulla base di un progetto esecutivo cantierabile i cui redattori ne diventino gli unici responsabili , anche sul piano economico, di tutto ciò che ne derivi nel corso dell’esecuzione;
2- Scelta del contraente e/o appaltatore  tramite sorteggio, fra i soggetti qualificati che ne fanno richiesta, di un numero minimo di operatori economici il cui ribasso offerto ne determina la graduatoria  per eventuali scorrimenti;
3- eliminare dai contratti quelle strane voci come “equivocità” o “carenza progettuale” che determinano la successiva contrattazione nella stipulazione delle varianti progettuali, da ammettere se non in casi eccezionali ed imprevedibili e/ o modifiche normative; 
4- Un sistema di qualificazione degli operatori economici, ripensato rispetto a quello attuale del business delle SOA, che sia pubblico e privilegi l’imprenditore quale capacità organizzativa di uomini e mezzi  per gli obiettivi che si prefigge sulla base delle disponibilità di maestranze, professionalità e risorse finanziare e strumentali che dispone  e non sulla base di sterili bilanci degli anni;
5- l’imprenditore deve sapere che l’appalto è coperto finanziariamente e deve essere pagato all’emissione dello stato di avanzamento dei lavori attraverso un meccanismo automatico e senza passare per i meandri oscuri delle stanze delle amministrazioni evitando  di elemosinare un proprio diritto.

Come in tutte le cose, le partenze sono importanti, e la sua nomina ci fa ben sperare. Noi vogliamo darle una mano, vogliamo dare un mano a noi stessi e a questo Paese.

Con affetto,

Antonella Pepe

Segretario regionale Giovani democratici della Campania