Il mio nome è Pasquale Romano.

Anzi, il mio nome è Andrea Nollino.

Anzi, Dario Scherillo.

No, sapete che vi dico? Il mio nome non ha importanza. Non ha importanza perché non cambierebbe nulla, né la mia storia, né la mia sorte. Non cambierebbe il fatto che non ho più voce, perché sono morto, e non cambierebbe la memoria che gli altri hanno di me, i familiari e gli amici che non ho più rivisto, le lacrime che sono state versate sulla mia tomba, le intonazioni di sdegno e ribellione che sono state urlate davanti ad una mia fotografia. Dicono che sono morto “per sbaglio”, che l’obiettivo in realtà era un’altra persona, che io non c’entravo nulla. Allora, perdonatemi, dove sarebbe il mio sbaglio? Io ero al posto giusto nel momento giusto, ma quei bastardi che mi hanno ammazzato no.

Lo sbaglio sono loro, non io.

Brainch
Autrice: Laura Arena

Cosa può esserci di sbagliato nel vivere la propria vita alla luce del sole, nel coltivare i propri piccoli sogni? Niente, vi dico. È così semplice e per questo così splendido che neppure ce ne rendiamo conto. Aprire gli occhi alla mattina, recitare qualche preghiera, assaporare il caffè caldo. Qualcuno ci riesce, qualcun altro ci prova per tutta la vita. Ad alcuni, e lo so bene, non è concesso neppure di provarci.

Dove sta lo sbaglio? Non qui di certo.

Lo sbaglio sta in quelle mani criminali che si macchiano di sangue innocente senza il minimo rimorso, perché la loro idea di mondo è questa: una terra di conquista a qualunque prezzo. Lo sbaglio sta in chi assiste inerte e reagisce impassibile, come se avesse appena visto una pubblicità scadente in tv e volesse cambiare canale. Ve lo dico io. Lo sbaglio sta in chi pensa di gestire le vite umane a proprio gradimento, come un ammasso di cianfrusaglie al mercatino delle pulci da svendere o gettare via; sta in chi avrebbe la forza e il potere d’impedirlo, ma si limita a scuotere mestamente il capo e dispensare solidarietà a destra e manca.

Con il dovuto rispetto, non so che farmene della vostra solidarietà.

Quello che voglio io è giustizia, equità; voglio sapere di non esser morto invano, voglio pensare di aver lasciato ai miei figli un paese più sicuro, una società più solidale. Altrimenti a cosa servirebbe piangere e straziarsi? Lo sbaglio sta anche qui, nella presunzione di vivere al di sopra della legge sprofondando invece molto al di sotto di ogni moralità. Perché la camorra è ovunque, e nei nostri atteggiamenti trova terreno fertile. Lo sappiamo bene, ne siamo pienamente consapevoli, salvo poi scandalizzarci solo durante i funerali.

Allora che fare? Parlare, raccontare non basta più. Il rischio di ripetere le stesse cose ed assuefarsi è ampio. Perché l’indifferenza è mafiosa.

L’indifferenza fa più male dei proiettili, il silenzio ferisce più della lama di un coltello, la rassegnazione fa più morti delle guerre fra i clan. La nostra terra è debole, martoriata com’è da una battaglia senza fine, qualche volta rumorosa ed eclatante, più spesso tacita e nascosta, tra i vicoli stretti e ombrosi, nelle palazzine degradate, sulle strade di periferia. Ci alita il vento e non produce suoni. Tutto scorre via nella desolazione, un ricordo che non interessa più a nessuno.

Eppure io sono qua, nel freddo umido della terra che mi ha partorito, e che mi ha accolto di nuovo tra le sue braccia troppo presto. Forse a breve sarò anch’io un ricordo che non interessa più a nessuno, insieme a tutti i miei fratelli strappati via con la violenza al nostro tempo. E non avrà importanza il nome che portavamo allora, perché resteremo vittime senza volto dell’indifferenza.

Emanuele Tanzilli
@EmaTanzilli

ilbrainch@liberopensiero.eu