AndalusiaIn Andalusia trionfano i socialisti, ma dietro di loro si fa sentire la pressione di Podemos.

47 i seggi ottenuti dal PSOE, gli stessi della scorsa legislatura, ma la leader Susana Diaz anticipa grossi cambiamenti.

«Governo da sola». Queste le parole della Diaz dopo la vittoria alle elezioni. Delle dichiarazioni che fanno capire ai suoi elettori la coerenza nel mantenere le promesse fatte in campagna elettorale. Nella scorsa legislatura il Partito Socialista ha governato con Izquierda Unida (IU), il partito di sinistra che a queste elezioni risente di alcuni provvedimenti presi in passato. IU è riuscita a regalare ai suoi ormai ex-elettori tutte le delusioni possibili ed immaginabili. Il partito della sinistra nel ’80 raccoglieva circa 200 mila iscritti, nel ’94 arrivò il record del 13% alle elezioni europee, ma da lì in poi si avviò al pauroso declino. I sostenitori sono convinti che il partito abbia ormai abbandonato da tempo una politica di classe che lo contraddistingueva dalle altre forze politiche. A queste elezioni IU ha ottenuto il 7%, conquistando 5 seggi.

Rimanendo sulla scia delle delusioni, nella lista dei flop abbiamo il Partido Popular (PP) che si conferma come seconda forza politica in Andalusia, ma analizzando i dati non ci sarebbe molto da esultare. Il PP saluta i 50 seggi del 2012 per passare ai 35 conquistati in queste elezioni. Il crollo del PP è collegabile soprattutto allo scandalo delle tangenti che ha portato il partito nelle vera e propria bufera, mettendo in imbarazzo anche il suo leader Rajoy.

Salendo la classifica, oltre i flop, troviamo le grandi sorprese di queste elezioni.

La prima è Los Ciuadadanos, un giovane partito nato 10 anni fa in Catalogna, che ha raccolto grossi consensi in Andalusia grazie alla sua idea indipendentista. Questo partito, d’ispirazione centrista, arriva al 10%.

In Andalusia si apre un nuovo spiraglio, dove si vedono piccole forze che crescono man mano e raccolgono consensi grazie alla messa in gioco d’idee che si discostano dalla tradizionale demagogia che acceca la Spagna da molti anni a questa parte.

A monito di questo vento di cambiamento abbiamo il grande salto di Podemos.

È definito dagli italiani il M5S spagnolo. Lo vediamo scendere in piazza contro l’austerity e la corruzione portando con sé persone stufe delle continue politiche che hanno portato la Spagna in una crisi omicida. Podemos con l’appena conquistato 15% dà speranza a settori come la scuola e la sanità, costantemente colpiti dai tagli effettuati dai vari governi che si sono susseguiti in Spagna. Il 15% è un ottimo risultato, anche se molti giornali spagnoli accostavano il nome Podemos alla soglia del 25%. Il giovane leader Iglesias può liberamente festeggiare, nonostante il mancato obbiettivo di battere il nemico PP.

Sarebbe da stupidi non pensare che Susana Diaz si stia guardando bene dietro di sé, queste piccole forze potrebbero coalizzarsi in un’unica onda che potrebbe avere effetti molto positivi nella regione spagnola. Ci pensa la Diaz, ma allo stesso tempo si gode la classica vittoria di quello che oggi chiamano “socialismo”.

Antonio Casaccio